Realtà virtuale e intelligenza artificiale per aiutare gli astronauti a mantenere un legame emotivo con luoghi, persone e rituali durante le missioni più lunghe.
Portare nello spazio qualcosa che nessuna navicella può contenere: la sensazione di essere a casa. Nasce da questa idea Earth Memory, la piattaforma digitale sviluppata dall’Università Politecnica delle Marche per sostenere il benessere psicofisico degli astronauti impegnati nelle missioni spaziali di lunga durata.
Il primo prototipo, realizzato con il contributo dell’astronauta Walter Villadei, è stato presentato a BEX 2026, la fiera dedicata alla space economy di Rimini. Il sistema combina realtà immersiva, intelligenza artificiale e patrimonio digitale per ricostruire nello spazio luoghi, volti, paesaggi, suoni e rituali capaci di mantenere vivo il legame con la Terra.
Earth Memory è uno degli otto progetti di ricerca portati alla manifestazione dall’Università Politecnica delle Marche, con soluzioni che spaziano dal monitoraggio dei parametri fisiologici degli astronauti alla coltivazione di micro-ortaggi nutraceutici.
Earth Memory: la Terra diventa un’esperienza immersiva
L’idea parte da un problema concreto delle future esplorazioni spaziali. Isolamento, confinamento, lontananza dalla Terra e permanenza prolungata in ambienti chiusi o ostili rappresentano alcune delle principali criticità delle missioni umane di lunga durata. Uno scenario destinato a diventare ancora più complesso con le future missioni lunari e marziane, quando anche le comunicazioni con la Terra saranno condizionate dai tempi di latenza.
Earth Memory prova a intervenire proprio su questa dimensione. Attraverso un’esperienza immersiva, l’astronauta può scegliere contenuti suddivisi nelle categorie Natura, Persone, Cultura e Rituali, trasformando virtualmente un ambiente essenziale in uno spazio popolato da elementi familiari e significativi. Paesaggi, opere d’arte, architetture, musica, voci e ricordi personali diventano così accessibili anche all’interno di una navicella.
Il sistema non vuole semplicemente riprodurre immagini della Terra, ma studiare se e come questi contenuti possano contribuire alla connessione emotiva, al benessere percepito e alla coesione dell’equipaggio durante periodi prolungati di isolamento.

Walter Villadei diventa un avatar nell’habitat lunare
Alla progettazione ha partecipato Walter Villadei, contribuendo alla definizione dei contenuti e delle funzionalità del sistema. Nel primo dimostratore l’astronauta accompagna l’utente attraverso un avatar conversazionale inserito all’interno di un habitat lunare virtuale.
«Andare nello spazio è un’emozione fortissima, ma gli astronauti hanno anche bisogno di portare con sé qualcosa della Terra: ricordi, immagini, sensazioni», ha spiegato Villadei, definendo Earth Memory un esperimento capace di mettere insieme scienza, arte e conoscenza e auspicando di poter portare presto questa tecnologia nello spazio.
Il progetto punta dunque a costruire una sorta di memoria personale e culturale da portare in missione, adattabile alle esigenze del singolo astronauta e dell’intero equipaggio.
Un visore integrato nella tuta degli astronauti
Dal prototipo si guarda già alle possibili applicazioni operative. Earth Memory è stato progettato per essere integrato in un occhiale autonomo, dotato di alimentazione indipendente e inseribile direttamente nella tuta SFS3 Spacewear dell’astronauta.
La piattaforma potrà inoltre aggiornarsi dalla Terra, ricevendo nuovi contenuti e funzionalità senza interferire con le normali attività dell’equipaggio. Una caratteristica particolarmente importante quando la distanza renderà impossibile mantenere una comunicazione costante e in tempo reale.
Earth Memory è infatti pensato per accompagnare l’astronauta durante l’intero percorso: dalla preparazione prima della partenza alla permanenza nello spazio, fino al ritorno sulla Terra.
Prima della missione sarà possibile selezionare ricordi, contenuti e rituali significativi, definendo anche privacy e modalità di utilizzo. Durante il viaggio potranno essere vissute esperienze individuali o condivise e sarà possibile registrare nuove riflessioni, immagini e testimonianze. Al ritorno, i materiali autorizzati potranno entrare a far parte dell’archivio scientifico e culturale della missione.
Il progetto nasce all’Università Politecnica delle Marche
A sviluppare Earth Memory è il Maindh Lab dell’Università Politecnica delle Marche, diretto dal professor Paolo Clini e specializzato nella documentazione e valorizzazione digitale del patrimonio, ricostruzione tridimensionale, avatar conversazionali e narrazione immersiva.
Per Clini, l’obiettivo è mettere il benessere dell’astronauta al centro delle missioni di lunga durata, utilizzando contenuti personali, culturali e collettivi per ridurre la percezione dell’isolamento, mantenere una connessione emotiva con la Terra e favorire la coesione del gruppo.
Una ricerca che apre anche nuove prospettive per il territorio marchigiano. Il Rettore dell’Università Politecnica delle Marche Enrico Quagliarini ha sottolineato infatti le possibili ricadute sulla filiera produttiva regionale e il crescente posizionamento dell’Ateneo nel settore aerospaziale. Tra gli otto progetti presentati a BEX, due sono già stati selezionati dall’Agenzia Spaziale Italiana come potenziali progetti per la missione Axiom-5.
Con Earth Memory, dunque, la sfida delle future missioni non riguarda soltanto quanto lontano potrà arrivare l’uomo, ma anche come riuscirà a conservare il proprio legame con la Terra quando casa sarà distante milioni di chilometri.


