Al Teatro delle Api di Porto Sant’Elpidio, Federico Buffa riporta il pubblico nell’estate del 1982 trasformando la cavalcata mondiale degli Azzurri di Bearzot in un racconto fatto di uomini, aneddoti, musica ed emozioni.
Ci sono storie delle quali conosciamo già tutto, sappiamo come cominciano, ricordiamo perfettamente i protagonisti e, soprattutto, conosciamo il finale. Eppure, quando a raccontarle è Federico Buffa, si finisce per ascoltarle con la sensazione che possa ancora accadere qualcosa di inatteso. È questa una delle grandi forze di “Italia Mundial”, lo spettacolo andato in scena sabato 3 ottobre al Teatro delle Api di Porto Sant’Elpidio (FM), con Alessandro Nidi al pianoforte e la regia di Marco Caronna.
Il punto, del resto, non è raccontare ancora una volta che l’Italia vinse il Mondiale del 1982. Buffa parte da una vicenda entrata da decenni nell’immaginario collettivo italiano per riportarla nel presente, attraversandola attraverso i suoi protagonisti, le loro personalità e quegli episodi che spesso rimangono ai margini della grande narrazione sportiva. Lo fa con quella capacità, ormai diventata una cifra inconfondibile del suo modo di stare sul palco, di “parlare per immagini”: mentre racconta, ciò che descrive sembra prendere forma davanti agli occhi dello spettatore.
Quando il racconto diventa immagine
Bastano un dettaglio, una pausa, un cambio di tono o un aneddoto apparentemente secondario perché una scena cominci a materializzarsi. È qui che “Italia Mundial” trova probabilmente la sua dimensione più riuscita, perché per lunghi tratti non si ha semplicemente la sensazione di ascoltare qualcosa accaduto quarantaquattro anni fa, ma quasi di assistervi. Buffa accompagna il pubblico dentro quell’estate spagnola senza affidarsi esclusivamente alla cronaca delle partite, spostandosi continuamente dal campo a ciò che gli ruotava intorno, dalla grande storia ai piccoli episodi, dai campioni agli uomini.
E gli uomini sono inevitabilmente il cuore dello spettacolo. Tornano Dino Zoff, Gaetano Scirea, Antonio Cabrini, Claudio Gentile, Giuseppe Bergomi, Bruno Conti, Marco Tardelli, Paolo Rossi e gli altri protagonisti di una Nazionale che sarebbe diventata una delle più amate della storia dello sport italiano. Buffa non li tratta però come figurine di un album dei ricordi, ma ne cerca caratteri e sfumature, raccontando poco alla volta come quel gruppo sia riuscito a trasformarsi nella squadra che l’11 luglio 1982 avrebbe conquistato il mondo.
Su tutti emerge naturalmente Enzo Bearzot, il “Vecio”, con la sua pipa, i suoi silenzi, il rapporto con i giocatori e quella scelta di proteggere la squadra quando intorno agli Azzurri crescevano critiche e tensioni. Nel racconto di Buffa la figura del commissario tecnico assume così una dimensione che va oltre quella dell’allenatore, diventando uno degli elementi fondamentali per comprendere lo spirito di quella Nazionale.
Paolo Rossi e una storia di cui conosciamo già il finale
Al centro del viaggio non può che esserci anche Paolo Rossi, arrivato in Spagna accompagnato da dubbi e critiche e diventato nel giro di poche partite l’uomo simbolo del Mundial. La tripletta contro il Brasile, la doppietta alla Polonia e il gol nella finale contro la Germania Ovest appartengono alla storia del calcio, eppure Buffa riesce a raccontare quella progressione mantenendo viva l’attenzione anche quando ogni spettatore sa perfettamente ciò che sta per accadere.
È uno dei piccoli paradossi che rendono efficace lo spettacolo: creare attesa intorno a una storia della quale conosciamo il finale da oltre quarant’anni. Perché ciò che interessa davvero non è scoprire chi vincerà, ma capire come quei calciatori siano arrivati fin lì e perché quella vittoria sia riuscita a sedimentarsi così profondamente nella memoria collettiva.
Tardelli, Pertini e le immagini entrate nella storia
A rendere il Mundial del 1982 qualcosa di più di un semplice successo sportivo sono soprattutto alcune immagini diventate parte dell’identità popolare italiana. C’è l’urlo di Marco Tardelli dopo il gol nella finale del Bernabéu, ci sono le parate di Zoff, Paolo Rossi che continua a segnare e Bearzot che osserva dalla panchina con la sua inseparabile pipa. E poi c’è Sandro Pertini, il Presidente della Repubblica che in tribuna a Madrid vive la partita con una partecipazione lontanissima da qualsiasi formalità istituzionale.
Da quella notte nasce anche una delle fotografie più celebri della storia sportiva italiana: Pertini, Bearzot, Zoff e Causio impegnati nella partita a scopone scientifico sull’aereo presidenziale che li riporta a casa, con la Coppa del Mondo appoggiata sul tavolo. Buffa recupera il valore di queste immagini inserendole nel loro tempo e mostrando come il Mundial sia diventato anche il racconto di un’Italia e di un modo di vivere i propri campioni profondamente diverso da quello contemporaneo.
È proprio quando si allontana dal semplice risultato sportivo che “Italia Mundial” acquista maggiore profondità. La vittoria diventa il punto di partenza per raccontare un Paese, un’epoca e una generazione, permettendo a quella storia di arrivare anche a chi nell’estate del 1982 non era ancora nato.
Parole e musica per tornare nell’estate del 1982
Ad accompagnare Buffa in questo viaggio c’è il pianoforte di Alessandro Nidi, presenza tutt’altro che accessoria nella costruzione dello spettacolo. La musica entra nella narrazione senza interromperla, accompagna i cambi di atmosfera, concede respiro alle parole e contribuisce a costruire quella dimensione quasi cinematografica che attraversa l’intero lavoro.
È proprio questo incontro tra parola e musica a rafforzare la sensazione che “Italia Mundial” sia, per certi versi, un film senza schermo. Le immagini non vengono semplicemente mostrate, ma prendono forma nella testa di chi ascolta, alimentate dalla voce, dai tempi e dalla straordinaria capacità narrativa di Buffa.
Alla fine sappiamo naturalmente come andrà a finire. Sappiamo che Zoff alzerà la Coppa, che Paolo Rossi diventerà Pablito, che Tardelli correrà urlando dopo il suo gol e che Pertini festeggerà insieme a milioni di italiani. Ma non è il risultato ciò che conta. Il valore di “Italia Mundial” sta nel riuscire a spiegare perché quegli uomini siano diventati miti e perché, ancora oggi, basti pronunciare “Spagna ’82” per evocare qualcosa che supera abbondantemente il confine dello sport.
Federico Buffa prende così una storia raccontata migliaia di volte e riesce a restituirle la sensazione del presente. Per il tempo dello spettacolo, il 1982 smette di essere semplicemente una data lontana: Zoff è ancora tra i pali, Paolo Rossi segna, Tardelli corre, Bearzot osserva e Pertini esulta. Il Mundial, almeno per una sera, torna ad accadere davanti ai nostri occhi.
Articolo di Andrea Alessandrini Gentili