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È riemersa una necropoli di 2500 anni fa sotto il Pastificio Garofalo di Gragnano

Durante i lavori di ampliamento sono emerse 85 sepolture e quasi mille reperti che raccontano una comunità vissuta nel VI secolo a.C.

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A Gragnano, in Campania, durante i lavori di ampliamento del Pastificio Garofalo, è emersa una necropoli del VI secolo a.C. con 85 sepolture e quasi mille reperti di eccezionale valore

Un ampliamento industriale ha dato vita a una delle più importanti scoperte archeologiche recenti della Campania. A Gragnano, durante i lavori di espansione del noto Pastificio Garofalo in via dei Pastai, gli archeologi hanno riportato alla luce una vasta necropoli arcaica della prima metà del VI secolo a.C., insieme a testimonianze ancora più antiche risalenti all’Età del Rame e del Bronzo. Dopo due anni di indagini, concluse appena una settimana fa, il bilancio è straordinario: 85 sepolture distribuite su circa duemila metri quadrati e quasi mille reperti che restituiscono un quadro inedito della vita delle comunità che abitavano questo tratto di Campania prima della romanizzazione.

scoperta necropoli Gragnano Pastificio Garofalo

La scoperta è stata presentata dal Ministero della Cultura, dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli e dal team scientifico che ha condotto le indagini, realizzate da Geomed nell’ambito delle attività di archeologia preventiva usuali per conciliare la tutela del patrimonio storico con le esigenze di nuove opere edilizie e infrastrutturali previste, in questo caso, per il cantiere del nuovo stabilimento.

«Accogliere una scoperta di questa portata  è per noi motivo di grande orgoglio e di profondo senso di responsabilità», ha sottolinea Massimo Menna, amministratore delegato del Pastificio Garofalo.

Gragnano, una necropoli che racconta la vita quotidiana dell’età arcaica

Le tombe rinvenute appartengono a uomini, donne e bambini di una comunità vissuta circa 2.500 anni fa. Finora sono stati identificati almeno 16 adulti, quattro bambini e 15 infanti, mentre gli studi antropologici proseguono sul resto delle sepolture. Accanto ai defunti sono stati recuperati corredi funerari in uno stato di conservazione eccezionale: vasellame, gioielli, armi, ornamenti e materiali organici raramente sopravvissuti al tempo. Proprio questi ultimi rappresentano uno degli aspetti più significativi della scoperta. Alcune casse funerarie in tufo hanno infatti preservato tessuti, oggetti lignei e cestini intrecciati, offrendo agli studiosi un’opportunità unica per approfondire le pratiche funerarie e la cultura materiale dell’epoca.

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Tra i reperti più rilevanti figurano una coppa da vino con l’iscrizione augurale traducibile con “Salve, bevi bene”, anfore corinzie, crateri laconici, coppe ioniche, ceramiche attiche, scarabei provenienti dalle officine egizie di Naukratis, ambre zoomorfe, argenti e bronzi di tradizione etrusca. Il ritrovamento di graffiti alfabetici incisi su alcuni oggetti, probabilmente riferibili ai proprietari, contribuisce inoltre a ricostruire la diffusione della scrittura e le reti commerciali del Mediterraneo arcaico.

Tra le sepolture, quella di un uomo accompagnato dalla propria spada e quella di una donna con un ricco servizio metallico da banchetto, una fibula a tubicino, un anello d’argento con castone inciso, tre pendagli in osso di influenza greco-orientale e preziosi scarabei egizi.

Un crocevia tra Grecia, Etruria ed Egitto

La qualità e la provenienza dei reperti confermano il ruolo strategico che il territorio dell’attuale Gragnano occupava nel VI secolo a.C., in un’area di collegamento tra la Penisola Sorrentina e la Valle del Sarno. Emerge dunque il profilo di una comunità che, inserita all’interno delle principali rotte commerciali del Mediterraneo, intratteneva rapporti con il mondo greco, etrusco ed egizio.

Secondo gli studiosi, il sito contribuisce anche a chiarire l’evoluzione degli insediamenti dell’antico Ager Stabianus e si collega alle evidenze già note di Longola, riaprendo interrogativi sulla localizzazione e sullo sviluppo della più antica Stabia.

Al di sotto della necropoli sono emerse inoltre strutture ancora precedenti, attribuibili all’Età del Rame e del Bronzo e che documentano una frequentazione dell’area protrattasi per millenni: buche di palo, piani di combustione e un forno a ferro di cavallo di età pre-protostorica.

Lo studio dei resti umani e il futuro dei reperti

L’analisi bioarcheologica dei resti scheletrici sta già offrendo informazioni preziose sulle condizioni di vita della popolazione. Le prime indagini hanno individuato tracce di artrosi, ernie, ascessi, rachitismo infantile e deformazioni scheletriche riconducibili alle attività lavorative svolte in vita. I ricercatori puntano ora a ricostruire alimentazione, mobilità, stato di salute e organizzazione sociale attraverso un programma multidisciplinare che coinvolgerà archeologi, antropologi fisici e specialisti in archeometria.

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Conclusa la documentazione scientifica, l’area sarà nuovamente ricoperta, secondo la prassi prevista per questo tipo di interventi. Rimane invece aperta la questione della destinazione dei reperti. Il sindaco di Gragnano, Aniello D’Auria, ha proposto di esporli nel futuro Museo della Pasta di Gragnano, in fase di realizzazione a poca distanza dal luogo del ritrovamento, mentre il Parco Archeologico di Pompei rivendica il loro legame con l’antico territorio dell’Ager Stabianus.

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Scritto da
Davide Oliviero -

Laureato in discipline umanistiche presso l'Università di Bologna sotto la guida del Professor Umberto Eco, ha avviato la sua carriera nell'archeologia classica, concentrandosi sulla drammaturgia greco-romana. Il suo interesse per il design lo ha spinto a seguire un corso triennale in design d’interni, continuando nel contempo a lavorare nel campo archeologico. Col tempo, ha sviluppato una passione per la scrittura e la musica classica, che lo ha portato a recensire opere liriche per 14 anni in teatri prestigiosi come il Teatro alla Scala, il Covent Garden e l’Opéra di Parigi. Ha inoltre curato contenuti culturali e musicali per diverse pubblicazioni. Negli ultimi anni ha scritto per la rubrica In Arte, trattando di mostre, teatro e arti letterarie a Roma, collaborando con istituzioni come le Scuderie del Quirinale e i Musei Vaticani. Ha recensito spettacoli teatrali, con particolare attenzione al musical e alla prosa, ed è accreditato presso i principali teatri italiani. La sua competenza lo ha reso un ospite frequente in programmi televisivi culturali, oltre a ricoprire il ruolo di giudice permanente per il Premio Letterario Andrea Camilleri. Attraverso i social media, promuove l’arte e la bellezza, fondendo abilmente leggerezza e profondità, rendendo questi temi accessibili a un vasto pubblico.

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