Ha scelto il country-pop per raccontare emozioni che parlano a un’intera generazione, mescolando sonorità internazionali e pagine di diario trasformate in canzoni. Con “One Too Many Times”, disponibile dal 26 giugno in radio e su tutte le piattaforme digitali, Camilla Buzzetti firma un brano energico e autentico che affronta con ironia e sincerità le paure, le insicurezze e le sorprese del primo vero amore.
ASCOLTA “One Too Many Times” di Camilla Buzzetti
Un racconto personale che diventa universale, tra influenze che richiamano Olivia Rodrigo e la prima Taylor Swift e una scrittura capace di trasformare la vulnerabilità in forza. In questa intervista, la giovane cantautrice ci racconta la nascita del singolo, il suo percorso artistico e i progetti che la attendono, a partire dal trasferimento a Londra e da un nuovo capitolo musicale ancora tutto da scoprire.
“One Too Many Times” racconta l’indecisione di fronte al primo vero amore. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che quella storia meritava di diventare una canzone?
Tutto è nato da un appunto che ho ritrovato per caso sul telefono: “my lipstick on the glass of wine, I was never the one to have fancy dinners”. Rileggerlo mi ha fatto sorridere e da lì ho iniziato a riflettere su come sono cambiata negli ultimi due anni grazie alla mia relazione attuale. Per la prima volta nella mia vita non c’è stata indecisione, noia o perdita di interesse. Nel brano ironizzo proprio su questo: al di fuori dell’amore sono ancora la stessa persona che inizia un hobby e lo molla dopo due settimane, ma con lui è diverso. È stato il contrasto perfetto da mettere in musica!
Nel comunicato definisci il brano come una pagina di un “caro diario” dall’estetica scrapbook. Quanto c’è della vera Camilla nei tuoi testi e quanto, invece, lasci spazio alla fantasia?
Se a volte lascio spazio alla fantasia, in “One Too Many Times” ho aperto il mio caro diario senza filtri. Per quanto il brano suoni leggero e up-tempo, racconto una parte di me molto intima. Negli anni, questa mia tendenza a perdere costantemente interesse per le cose è stata un’enorme fonte di frustrazione, sia sul piano personale che relazionale. Questo pezzo voleva essere un vero e proprio sfogo, ma con una nota felice: quella di aver trovato, finalmente, qualcuno che ha rotto questo schema e non mi ha annoiata.
Il tuo sound richiama artisti come Olivia Rodrigo e la prima Taylor Swift. In che modo queste influenze convivono con la tua identità artistica senza snaturarla?
La mia identità artistica è stata forgiata da tantissime influenze: alcune evidenti e consapevoli, come Taylor e Olivia, altre più inconsce. C’è da dire che la mia identità, esattamente come me, è in continua evoluzione. Credo che queste due artiste rispecchino molto il mio sound attuale, ma senza che questo significhi snaturarmi o fare da “specchio” al lavoro di altri. Prendo la loro attitudine e la filtro attraverso il mio vissuto!
Sei una delle poche giovani artiste italiane a puntare sul country-pop. Pensi che oggi il pubblico italiano sia pronto ad accogliere maggiormente questo genere?
Lo spero davvero! Sono consapevole che cantare in inglese non sia la via più semplice o efficace per proporre questo genere in Italia. Però, in fondo, spero nel mio piccolo di poter essere la “Hannah Montana” di qualcuno: quella cantante italiana che fa un genere inaspettato per il nostro mercato, facendo scoprire a chi mi ascolta un mondo musicale che magari non pensava potesse appartenergli.
Hai iniziato il tuo percorso da solista nel 2023. Qual è il cambiamento più importante che senti di aver vissuto, sia come artista che come persona, fino a oggi?
Nel 2023 sono partita in modo molto naive, mossa solo dalla voglia di fare. Il cambiamento più grande in questi anni è stato comprendere i meccanismi del sistema e dell’industria musicale; oggi mi sento decisamente più matura e preparata ad affrontare questo mondo. Dal punto di vista artistico, invece, sono felice di aver portato avanti il mio filone creativo in modo coerente e fedele a me stessa!
In “One Too Many Times” vulnerabilità ed energia convivono nella stessa canzone. È questo l’equilibrio che cerchi sempre nella tua musica?
Assolutamente sì, sono due elementi chiave. L’energia è un ottimo veicolo e ogni tanto serve a dare la spinta, ma non è l’ingrediente fondamentale in ogni traccia. La vulnerabilità, invece, è totalmente indispensabile. Non potrei scrivere senza. Per me la musica deve trasmettere qualcosa di vero, e per toccare le corde di chi ascolta bisogna essere disposti a mettersi a nudo.
Presenterai il nuovo singolo dal vivo al Detune di Milano. Cosa significa per te portare questa canzone sul palco per la prima volta davanti al pubblico?
Sono super emozionata!! Sarà la prima volta che suoneremo questo brano dal vivo con tutta la band, e non vedo l’ora di sprigionare tutta la sua energia sul palco. Inoltre, questo concerto ha un valore enorme: sarà il mio ultimo show in Italia per un bel po’. A settembre mi trasferirò a Londra, quindi questa serata al Detune sarà il mio momento speciale per salutare Milano e tutte le persone che mi hanno supportata in questi anni.
Oggi molti giovani si riconoscono nel senso di incertezza raccontato nel brano. Ti piacerebbe che chi ascolta trovasse nelle tue canzoni una sorta di specchio della propria vita?
Sì, ci spero tanto. Nel testo parlo delle “people that I look up to” e nella copertina del singolo mi sono voluta rappresentare proprio dentro a uno specchio sul palco, come se mi stessi proiettando nei panni dei miei idoli, inseguendo quella finta perfezione che cerchiamo sui social o nei poster in camera. È un senso di insicurezza in cui molti ragazzi si riconoscono oggi. Spero che ascoltando il brano si sentano capiti e che possano cantare questo sfogo a squarciagola insieme a me.
Scrivi e canti in inglese pur essendo italiana. È una scelta che nasce dalle tue influenze musicali o dal desiderio di parlare a un pubblico internazionale?
In realtà è nata in modo del tutto spontaneo e quasi casuale, dettata semplicemente dai miei ascolti. Sono cresciuta ascoltando tantissima musica internazionale e, nel momento in cui mi sono messa a scrivere, l’inglese è stato la lingua in cui i miei pensieri sono fluiti in modo più naturale.
Dopo questo singolo, cosa dobbiamo aspettarci da Camilla Buzzetti? Stai già lavorando a un progetto più ampio come un EP o un album?
Non posso ancora svelare troppo… ma posso anticipare che c’è un progetto più ampio e strutturato in fase di ultimazione. One Too Many Times è solo l’inizio di una storia più grande!
Intervista di Andrea Alessandrini Gentili
