Marina Abramović sceglie Roma per uno degli appuntamenti più significativi del suo 2026. Dal 17 novembre, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC) ospiterà Transforming Energy and Legacy Works, una grande mostra che metterà in relazione la ricerca più recente dell’artista serba con le opere che hanno segnato oltre cinquant’anni della sua carriera.
L’esposizione, prevista per una durata di cinque mesi, nasce anche come ampliamento del progetto Transforming Energy presentato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. A Roma il percorso assumerà però una dimensione più ampia, affiancando ai lavori legati all’energia e ai minerali una sezione retrospettiva dedicata all’eredità artistica e intellettuale di Abramović.
“Transforming Energy and Legacy Works”: cosa vedremo a Roma
A curare la mostra sarà Shai Baitel, direttore del Modern Art Museum di Shanghai e già curatore del progetto veneziano, mentre la sezione dedicata ai Legacy Works sarà affidata ad Andrea Tarsia.
Il percorso partirà proprio dalle opere storiche di Abramović, ripercorrendo le tappe principali della sua ricerca e il ruolo avuto nello sviluppo della performance art, per arrivare successivamente a Transforming Energy.
Uno dei nuclei centrali sarà rappresentato dai Transitory Objects, opere tridimensionali nelle quali minerali e cristalli assumono un ruolo determinante. Non saranno semplicemente oggetti da osservare: il pubblico sarà chiamato a entrare fisicamente in relazione con essi, diventando parte dell’esperienza.
Come spiegato da Baitel, il progetto nasce infatti dall’idea di una sorta di “curatela dell’energia”, nella quale l’opera trova il proprio completamento attraverso l’interazione del visitatore.
Dalle performance storiche alla ricerca sull’energia
La mostra romana permetterà così di leggere insieme due dimensioni del lavoro di Marina Abramović: da una parte le opere che ne hanno costruito il percorso e l’hanno resa una delle protagoniste dell’arte contemporanea internazionale, dall’altra la ricerca sviluppata negli ultimi anni attorno all’energia, alla concentrazione, alla meditazione e al rapporto tra individuo e natura.
È una linea che attraversa da tempo il lavoro dell’artista e che trova espressione anche nel Marina Abramović Method, basato su una serie di esercizi e pratiche finalizzati alla concentrazione e alla consapevolezza del presente.
Nella concezione della mostra, quindi, la componente retrospettiva non rappresenterà un capitolo separato, ma servirà a costruire il percorso che conduce fino a Transforming Energy.
Marina Abramović e il legame con l’Italia
L’appuntamento alla GNAMC assume un significato particolare anche per il rapporto che Abramović ha costruito nel corso della propria carriera con l’Italia.
La mostra arriverà infatti nell’anno del suo ottantesimo compleanno, che l’artista compirà il 30 novembre 2026. La scelta della Galleria Nazionale si inserisce inoltre nella storia di un museo che ha accolto e conservato il lavoro di alcuni dei grandi artisti internazionali legati all’Italia e, in particolare, a Roma.
Nelle sale della GNAMC trovano oggi spazio, tra gli altri, Gustav Klimt e Cy Twombly. Proprio a Twombly è dedicata una sala monografica nata dopo la donazione della Cy Twombly Foundation, che nel 2025 ha portato undici nuove opere nella collezione del museo.
La direttrice della GNAMC Renata Cristina Mazzantini ha inserito la futura antologica di Abramović proprio all’interno di questa vocazione della Galleria come luogo di incontro tra Roma e alcuni dei protagonisti internazionali dell’arte moderna e contemporanea.
Marina Abramović alla GNAMC: apertura il 17 novembre
Transforming Energy and Legacy Works aprirà al pubblico il 17 novembre 2026 e resterà visitabile per cinque mesi.
La mostra sarà allestita negli spazi espositivi della Galleria Nazionale che attualmente ospitano la mostra dedicata a Fendi.
Roma si prepara così ad accogliere non soltanto una nuova tappa del progetto visto a Venezia, ma un percorso più esteso sulla ricerca di Marina Abramović: dalle opere che hanno definito la sua storia nella performance art fino alle sperimentazioni più recenti sul rapporto tra corpo, materia, energia e pubblico.
