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Digital Marketing e Intelligenza Artificiale: cosa sta cambiando davvero secondo Andrea Alessandrini Gentili

Intervista ad Andrea Alessandrini Gentili, consulente di comunicazione e digital marketing manager.

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Negli ultimi anni il mondo della comunicazione ha subito una trasformazione senza precedenti. L’esplosione dell’Intelligenza Artificiale, l’evoluzione degli algoritmi social e il cambiamento delle abitudini di consumo dei contenuti stanno ridefinendo il ruolo di aziende, professionisti e comunicatori.

Abbiamo approfondito questi temi con Andrea Alessandrini Gentili, consulente di comunicazione, digital marketing manager e Web Editor di ForYouMag.net che da oltre quindici anni lavora nel settore della comunicazione digitale, collaborando con aziende, professionisti, personaggi pubblici e realtà nazionali.

Negli ultimi anni il digital marketing sembra essere cambiato più velocemente che nel decennio precedente. È una sensazione o una realtà?
È una realtà. Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una trasformazione che probabilmente equivale a quella vissuta nei dieci precedenti. L’Intelligenza Artificiale ha accelerato processi, strumenti e modalità di produzione dei contenuti. Allo stesso tempo sono cambiate le aspettative del pubblico, che oggi è esposto a una quantità enorme di informazioni e sviluppa filtri sempre più selettivi. Per questo motivo non basta più essere presenti online. Bisogna essere rilevanti.

Tutti parlano di Intelligenza Artificiale. Siamo davanti a una rivoluzione o a una semplice tendenza del momento?
Siamo davanti a una rivoluzione vera e propria. L’Intelligenza Artificiale non è una moda passeggera, ma una tecnologia destinata a modificare profondamente il nostro modo di lavorare e comunicare. Come ogni rivoluzione, però, porta con sé opportunità e rischi. È uno strumento straordinario, ma credo che sia necessario definire regole, limiti e responsabilità. Se utilizzata senza consapevolezza può generare confusione e rendere sempre più difficile distinguere ciò che è autentico da ciò che non lo è.

Molti professionisti temono che l’AI possa sostituire il loro lavoro. È una preoccupazione fondata?
Credo che il rischio non sia quello che molti immaginano. L’Intelligenza Artificiale non sostituirà l’uomo. Sostituirà chi non saprà addomesticarla. Le competenze tecniche continueranno a essere importanti, ma faranno la differenza la capacità di interpretare i dati, comprendere le persone, costruire relazioni e prendere decisioni strategiche. Sono aspetti che oggi restano profondamente umani.

Qual è l’errore più grande che aziende e professionisti stanno commettendo nel digitale?
Pensare che la comunicazione coincida con la pubblicazione di un contenuto. Molte aziende credono di aver assolto il proprio compito una volta pubblicato un post, un reel o una storia. In realtà quello è soltanto l’ultimo passaggio di un processo molto più ampio. Pubblicare è un’azione. Comunicare è una strategia. Dietro ogni contenuto efficace dovrebbero esserci obiettivi chiari, analisi del pubblico, posizionamento, pianificazione e misurazione dei risultati.

Qual è il ruolo del social media manager nel 2026?
È molto diverso rispetto a qualche anno fa. Oggi un social media manager non può limitarsi a creare contenuti o gestire un calendario editoriale. Deve comprendere il business del cliente, conoscere gli strumenti di advertising, leggere i dati, interpretare i comportamenti degli utenti e saper integrare le nuove tecnologie all’interno di una strategia complessiva. La componente operativa conta sempre meno. Cresce invece il valore della visione strategica.

Molti imprenditori lamentano di investire tempo sui social senza ottenere risultati. Perché accade?
Perché spesso si confonde la visibilità con l’efficacia. Avere visualizzazioni, like o follower non significa automaticamente generare valore per l’azienda. Ogni attività digitale dovrebbe essere collegata a un obiettivo concreto: acquisire clienti, aumentare la reputazione, generare contatti o rafforzare il brand. Quando manca questo collegamento, la comunicazione rischia di trasformarsi in un semplice esercizio estetico.

Quanto conta oggi il personal branding?
Conta più che mai. Viviamo in un contesto in cui le persone scelgono le persone prima ancora delle aziende. Per questo motivo imprenditori, professionisti e figure pubbliche non possono più delegare completamente la propria presenza digitale. Il personal branding non significa mettersi continuamente al centro dell’attenzione. Significa costruire fiducia nel tempo attraverso competenza, coerenza e credibilità.

Quali errori vedi più spesso nei profili social di professionisti e imprenditori?
Il primo è cercare di piacere a tutti. Il secondo è parlare esclusivamente di sé stessi e dei propri servizi. Il terzo è copiare modelli che funzionano per altri senza chiedersi se siano coerenti con la propria identità. La comunicazione efficace nasce sempre dall’autenticità. Le persone percepiscono molto rapidamente quando un contenuto è costruito soltanto per seguire una moda.

Esiste ancora spazio per crescere organicamente sui social?
Sì, ma è molto più difficile rispetto al passato. Oggi la crescita organica richiede qualità, costanza e capacità di generare conversazioni reali. Gli algoritmi premiano sempre di più i contenuti che riescono a creare interazione autentica. Chi pensa di ottenere risultati immediati senza investire tempo, competenze o risorse rischia di rimanere deluso.

Quali caratteristiche dovrebbe avere una comunicazione efficace nel 2026?
Credibilità, semplicità e coerenza. Viviamo nell’epoca dell’iperproduzione di contenuti. Ogni giorno vengono pubblicati milioni di post, video e articoli. In questo scenario non vince chi comunica di più, ma chi riesce a essere riconoscibile e memorabile.

Guardando alle Marche, quali opportunità vedi per le imprese del territorio?
Le Marche possiedono un patrimonio imprenditoriale straordinario. Abbiamo aziende innovative, competenze di altissimo livello e prodotti che possono competere sui mercati internazionali. Spesso, però, la comunicazione viene ancora considerata un costo anziché un investimento strategico. Credo che una delle grandi sfide dei prossimi anni sarà proprio questa: aiutare le imprese a comprendere che il valore di ciò che fanno merita di essere raccontato nel modo giusto.

Se dovessi dare un solo consiglio a un imprenditore che oggi vuole investire nel digitale, quale sarebbe?
Prima di chiederti cosa pubblicare, chiediti perché stai comunicando. La differenza tra una presenza online qualsiasi e una strategia efficace parte sempre da questa domanda.

Come immagini il digital marketing nei prossimi cinque anni?
Lo immagino sempre più tecnologico, ma anche sempre più umano. L’Intelligenza Artificiale renderà più efficienti molti processi, ma proprio per questo aumenterà il valore delle competenze che le macchine non possiedono: empatia, intuito, creatività, capacità relazionale e pensiero strategico. Chi riuscirà a combinare tecnologia e visione umana sarà nelle condizioni migliori per affrontare il futuro.

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