Piero Sidoti intervista di Andrea Alessandrini Gentili
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Piero Sidoti racconta “Sposa”: ironia, teatro-canzone e libertà

Il cantautore parla del singolo “Sposa”, del potere sociale della musica e del legame tra creatività, teatro e scienza.

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Con “Sposa”, pubblicato lo scorso 8 marzo insieme al videoclip ufficiale, Piero Sidoti ha scelto di affrontare con ironia e profondità temi ancora estremamente attuali come gli stereotipi di genere, il paternalismo e l’idea distorta dell’amore come dipendenza. Un brano teatrale, tagliente e allo stesso tempo leggero, capace di ribaltare la figura del “principe azzurro” attraverso una scrittura raffinata che da sempre rappresenta una delle cifre stilistiche più riconoscibili del cantautore.

Artista capace di muoversi tra musica, teatro e divulgazione scientifica, Sidoti continua a costruire un percorso fuori dagli schemi, in equilibrio tra poesia, impegno sociale e ricerca artistica. In questa intervista ci racconta la nascita di “Sposa”, il rapporto tra musica e consapevolezza sociale, il suo amore per il teatro-canzone e quella continua contaminazione tra arte e scienza che caratterizza il suo universo creativo.

intervista Andrea Alessandrini Gentili Piero Sidoti Sposa
La cover del nuovo singolo di Piero Sidoti “Sposa”

Il tuo nuovo singolo “Sposa” è uscito in un contesto simbolico come l’8 marzo: qual è stata la scintilla creativa che ha dato origine al brano?
“Sposa” è uscito l’8 marzo, che è una data simbolica importante. Credo che l’emancipazione femminile e la parità di genere abbiano fatto grandi passi avanti, ma ci siano ancora delle lacune, soprattutto nel mondo del lavoro. Ancora oggi, per esempio, una donna può essere considerata “scomoda” da assumere, soprattutto in caso di gravidanza, sia nel pubblico che nel privato. Da qui è nata l’idea del brano, usare l’ironia e la leggerezza per andare a vedere da dove nascono certi archetipi maschili, che sembrano innocui ma in realtà influenzano molto più in profondità di quanto pensiamo.

Nel pezzo ribalti con ironia la figura del “principe azzurro”: quanto senti ancora attuali questi stereotipi nelle relazioni contemporanee?
Come dicevo, questi stereotipi esistono ancora, anche se magari in alcune fasce della società più che in altre. Secondo me però il punto è un altro, dovremmo avere un’idea di amore che spinge all’autonomia. Per me quello è l’amore più vero, stare insieme e, proprio grazie a quella relazione, imparare a stare meglio anche da soli. Il problema nasce quando qualcuno si presenta come il “risolutore” della vita dell’altro, lì si crea una dinamica sbagliata, che alla lunga non funziona.

Il tono teatrale è una cifra distintiva del tuo stile: quanto il teatro-canzone ha influenzato la costruzione di “Sposa”?
Sicuramente moltissimo. Il teatro-canzone è una cifra che sento molto mia, perché lavora su un equilibrio delicato, se la drammaturgia è troppo forte rischia di “mangiarsi” le canzoni, se invece sono le canzoni a essere troppo forti rischiano di schiacciare la parte teatrale. A me interessa proprio stare in quell’equilibrio. In “Sposa” la componente teatrale è già dentro il testo, c’è una vera e propria storia raccontata con ironia, con questo ribaltamento finale in cui lei emerge come figura forte e autonoma, non come qualcuno da proteggere. Per me questo è teatro-canzone, quando la scena e la canzone diventano una cosa sola.

La protagonista del brano smaschera dinamiche di paternalismo e possesso: pensi che oggi la musica possa ancora essere uno strumento di consapevolezza sociale?
Assolutamente sì, la musica è forse uno degli strumenti più potenti di consapevolezza sociale. Già il fatto di essere orientata al bello, all’armonia, alla gentilezza è una forma di politica molto forte, spesso più incisiva di tante dichiarazioni vuote. Oggi viviamo in una società che tende a non ascoltare, molto centrata sull’ego, sull’apparire, sull’affermarsi. Prima si diventa un personaggio, poi si pensa a cosa si sa fare. La musica invece va nella direzione opposta, è ascolto attivo, è risonanza con l’altro. Ed è esattamente quello che servirebbe per cambiare davvero le cose. Per questo è un peccato quando si piega alle logiche superficiali della società, perché perde la sua funzione più profonda.

“Sposa” può essere letto come un manifesto contemporaneo: ti riconosci in questa definizione?
“Sposa” è semplicemente una canzone ironica, che prova a mettere in luce uno dei tanti aspetti che ancora ostacolano una piena parità e una reale emancipazione. Non sta a me decidere se diventerà qualcosa di più, se qualcuno vorrà leggerla così, va benissimo, ma il mio intento è usare l’ironia per entrare dentro un problema e provare a sgretolarlo dall’interno, perché l’ironia ha un potere leggero ma profondamente penetrante.

Il videoclip accompagna la figura femminile in un viaggio simbolico tra epoche diverse: come nasce l’idea narrativa dietro le immagini?
L’idea narrativa nasce da uno spunto della mia compagna, che mi aveva suggerito di usare frame di film anni ’40. Non era possibile per questioni di copyright e da lì ho avuto l’intuizione di usare l’intelligenza artificiale. Ho iniziato a scrivere prompt per ricreare visioni in bianco e nero, in stile anni ’40, che avevo in testa, e ne sono usciti dei piccoli frammenti cinematografici davvero sorprendenti. A quel punto è stato bellissimo montarli e costruire una storia coerente, mi sono ritrovato a fare sceneggiatore, regista e quasi anche cameraman. È stata una delle esperienze più divertenti che mi siano capitate. Poi mi sono affidato anche a professionisti per la finalizzazione, ma la parte creativa è stata una scoperta. Ho capito quanto l’intelligenza artificiale sia uno strumento potente, che funziona davvero quando c’è una visione chiara.

Sei cantautore, attore e insegnante di materie scientifiche: come convivono queste anime nel tuo processo creativo?
Io sono molto convinto che queste anime non solo possano convivere, ma che debbano farlo. Organizzo anche un festival che si chiama Scienzattori, che nasce proprio da questa idea, raccontare la scienza in forma teatrale. Partiamo da un canovaccio scientifico e, attraverso un lavoro maieutico, i ragazzi costruiscono un testo e lo portano in scena. È un lavoro che sviluppa sia competenze STEM sia competenze trasversali. Credo sia importante superare la divisione tra materie scientifiche e umanistiche, perché sono entrambe forme di creatività. Una formula matematica e una poesia fanno la stessa cosa, cercano di esprimere la realtà nel modo più essenziale possibile. E uguale mc al quadrato è una formula, ma anche una sintesi potentissima. Possiamo leggerla anche così, l’energia è materia estremamente rarefatta e la materia è energia estremamente condensata. C’è qualcosa di più poetico di questo.

La tua scrittura è sempre molto attenta alla parola: quanto tempo dedichi alla costruzione di un testo rispetto alla musica?
La prima cosa che arriva sono le immagini o un’emozione, spesso insieme. A volte nasce una frase con una sua musicalità, altre volte un’emozione porta con sé melodia e parole. Raramente parto da qualcosa di già costruito. Per me il punto di partenza è sempre l’emozione, perché la musica è prima di tutto ascolto. Quando immagini, parole e musica si muovono insieme, allora nasce qualcosa che funziona davvero.

Nel corso della tua carriera hai collaborato con artisti importanti: c’è un incontro che ha cambiato il tuo modo di fare musica?
Tutti gli artisti con cui ho collaborato mi hanno cambiato, perché credo molto nell’ascolto. Se devo citare un incontro che ha inciso molto, direi quello con il professor Mauro Ferrari. Con lui ho potuto unire profondamente la mia parte scientifica e quella artistica. Da questo incontro sono nate diverse canzoni per lo spettacolo RiconoScienza, tra cui Il cavallo di Troia, che racconta il funzionamento dei nanofarmaci. È uno spettacolo che continuiamo a portare in giro, e ogni volta è un’esperienza bellissima, come il 7 aprile al Teatro Litta di Milano. Mi affascina molto che la ricerca punti sempre più su farmaci intelligenti e selettivi. Detto questo, porto nel cuore tutte le collaborazioni. Ho imparato da Gianmaria Testa, Lucio Dalla e Massimo Cotto, e da chi è ancora nella mia vita, come Giuseppe Battiston e Andrea Collavino, che mi hanno introdotto al teatro. Ognuno mi ha lasciato qualcosa e spero di esserne stato contaminato il più possibile.

Hai ricevuto riconoscimenti importanti come la Targa Tenco: che valore attribuisci oggi ai premi nel percorso di un artista?
I premi hanno un valore importante, soprattutto in un contesto in cui non sempre ci sono grandi numeri di pubblico. L’animo umano ha bisogno di riconoscimento, anche per rafforzare la propria identità artistica. Mi onoro dei premi ricevuti, dal Premio Gaber a Musicultura, dal Modugno al Rino Gaetano, fino ai riconoscimenti locali. Il Premio Tenco ha un valore particolare, perché nasce da un contesto di giornalisti molto ampio, sia quantitativamente che qualitativamente. È stato un riconoscimento davvero significativo.

I tuoi progetti più recenti uniscono arte e scienza: è questa la direzione che continuerai a esplorare nei prossimi lavori?
Sì, continuerò su questa strada. Allo stesso tempo non voglio rinunciare alle canzoni d’amore, che restano forse la cosa più difficile da scrivere. La storia della musica è fatta soprattutto di canzoni d’amore. Anche la scienza, però, è un atto d’amore. La conoscenza e l’insegnamento lo sono. Quindi continuerò a muovermi in tutte queste direzioni.

In un panorama musicale sempre più veloce, quanto è difficile oggi portare avanti una proposta artistica così identitaria?
Oggi è difficile portare avanti un progetto originale. Spesso la musica si piega a logiche di consumo veloce, ma bisogna distinguere tra musica commerciale e musica popolare. La musica popolare è semplice ma profonda, universale. Molte grandi canzoni non hanno avuto successo immediato. La vera sfida è trovare la sintesi tra semplicità e profondità. Lucio Dalla ne è stato un esempio straordinario, così come altri artisti contemporanei. Il problema è quando si cede completamente all’usa e getta.

Stai già lavorando a nuova musica o a un progetto più ampio che includa questo singolo?
Ogni canzone per me fa parte di un contenitore più grande. Cerco sempre un filo rosso che le unisca. Spesso questo diventa un lavoro teatrale. Ci sto lavorando e mi sto divertendo molto.

Se dovessi raccontare il tuo percorso artistico a chi ti scopre oggi per la prima volta, da dove partiresti?
Partirei dall’ascolto. Farei sentire una canzone e poi chiederei se c’è il desiderio di sapere qualcosa in più. Inviterei ad ascoltare “Sposa” e poi, eventualmente, a scoprire il resto. Se devo raccontarmi, sono un cantautore e un professore di matematica e scienze che pensa di fare i due lavori più belli del mondo. Provo a emozionarmi ed emozionare. E se riesco anche a piacere a qualcuno, allora è un grande risultato.

Se dovessi spiegare la tua musica utilizzando una formula scientifica o un principio della matematica, quale sceglieresti e perché?
Userei la formula di Einstein, per il legame tra energia e materia. Ma anche la fotosintesi clorofilliana, una delle magie più grandi. Dalla luce nasce la vita. Possiamo dire che tutto è luce, oltre che materia. Anche l’emozione è, in un certo senso, una forma di luce, una trasmissione. Tutto questo è come un grande enigma, qualcosa che cerchiamo di afferrare ma che ci sfugge. Come la sabbia tra le mani, più la stringi e più scivola via. Può sembrare anche qualcosa di crudele, ma può essere visto anche come qualcosa di magico.

Intervista di Andrea Alessandrini Gentili

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Scritto da
Andrea Alessandrini Gentili -

Andrea Alessandrini Gentili è un social media manager e digital strategist italiano che ha collaborato con diverse aziende di rilievo, eventi di musica dal vivo e sport, e personalità del mondo dello sport e della televisione. La sua esperienza nel marketing digitale lo ha reso una figura chiave nello sviluppo e nella gestione di campagne online che aumentano significativamente la presenza del brand e l'engagement del pubblico sulle piattaforme social. Le sue collaborazioni coprono vari settori, riflettendo la sua capacità di adattarsi e creare strategie efficaci per clienti diversi.

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