A volte la musica non serve solo a raccontare qualcosa, ma anche a ritrovare sé stessi. Con “Walking, Moving, Loving Living”, il nuovo album uscito lo scorso 24 aprile per Irma Records, Max from Gabin riapre il filo di un percorso artistico che, in realtà, non si era mai davvero interrotto. Un progetto nato dalla libertà creativa e dal desiderio di rimettere al centro emozioni, movimento e amore in un presente sempre più dominato dal rumore e dalle divisioni.
Dodici tracce che attraversano funk, soul, acid jazz, new disco ed elettronica, mantenendo vivo il DNA raffinato dei Gabin ma spingendolo verso sonorità più moderne e cinematografiche. Al centro del disco c’è anche il basso, strumento simbolo dell’identità musicale di Max, che guida l’ascoltatore tra atmosfere intime, groove eleganti e contaminazioni continue. Dal nuovo album è estratto il singolo “Loving Living”, manifesto sonoro del progetto e perfetta sintesi tra il sound storico dei Gabin e una produzione più contemporanea.
Nell’intervista a ForYouMag, Max racconta il ritorno alle origini dopo il successo internazionale dei Gabin, la libertà ritrovata nella scrittura, il rapporto tra musica e immaginazione visiva e il desiderio, oggi più forte che mai, di creare semplicemente “la musica che avrebbe voluto ascoltare”.
“Walking, Moving, Loving Living” è un titolo che suona quasi come un mantra: cosa rappresenta per te questa sequenza di parole oggi?
In questo momento rappresentano davvero il mio stato d’animo. La scelta di queste quattro parole nasce dall’esigenza di rimettere al centro ciò che per me conta davvero: il movimento, l’andare avanti nonostante tutto, il continuare ad amare e a vivere. In un’epoca densa di rumore, odio e conflitti, questa sequenza di parole è un promemoria, quasi una direzione: scegliere consapevolmente l’amore e metterlo al centro della propria vita perché è qualcosa di cui, oggi più che mai, abbiamo tutti bisogno.
Dopo il successo internazionale dei Gabin, cosa ti ha spinto davvero a riaprire quel capitolo sotto una nuova identità artistica?
Mi ha spinto il fatto che, per me, quel capitolo in realtà non si fosse mai chiuso e che ci fosse ancora tanto da dire. Una volta ultimato l’album, mi sono reso conto che il percorso di scrittura, produzione e realizzazione è stato identico a quello intrapreso in ogni produzione “Gabin”. Da qui è nata la voglia di riprendere il filo del discorso.
Il singolo “Loving Living” racchiude l’essenza del disco: come è nato e perché hai scelto proprio questo brano come apripista radiofonico?
Forse proprio perché è il brano che più si avvicina al sound dei primi Gabin, al quale sono legatissimo.
Nel pezzo si sente un equilibrio tra il sound raffinato dei Gabin e una produzione più elettronica: quanto è stato naturale trovare questa sintesi?
Naturalissimo! D’altronde se è vero che realizzare il sound Gabin è nelle mie corde, è altrettanto vero che il sound si evolve e l’uso dell’elettronica fa parte di questa evoluzione.
Il videoclip porta lo spettatore tra spazio, Terra e vita quotidiana: quanto è importante per te la dimensione visiva nella narrazione musicale?
Tantissimo! Gran parte dei miei brani (Loving living compreso) nascono da un immaginario visivo… il più delle volte uso la musica come per commentare i miei viaggi visivi mentali.
L’album viene descritto come un viaggio sonoro molto ampio: c’è un filo conduttore emotivo che lega tutte le tracce?
Più di un filo conduttore: ce ne sono parecchi. I mood all’interno dell’album sono molteplici e forse proprio il percorso da un’emozione all’altra è il vero legame tra tutte le tracce.
Il basso ha un ruolo centrale nel disco: è una scelta identitaria o una necessità espressiva in questa fase della tua carriera?
Un po’ entrambe le cose. In più, sono stato “rimproverato” spesso da amici e colleghi che mi accusavano di usare troppo poco quello che è il mio strumento principale. Visto che, prima di essere songwriter e produttore, sono soprattutto un bassista, ho deciso di dedicargli un po’ più di spazio rispetto ai lavori precedenti.
Hai mescolato generi come funk, acid jazz, soul, new disco e perfino electro bossa: oggi ha ancora senso parlare di generi o conta solo la libertà creativa?
Per me conterebbe solo la creatività ma poi, come sai, c’è sempre l’esigenza (non mia…) di essere inquadrati in un genere specifico piuttosto che in un altro.
Nel disco collabori con artisti affermati e nuovi talenti: cosa cerchi in una voce quando scegli di condividere un brano?
L’espressività e, sicuramente, l’affinità con ciò che ho scritto.
Nei testi emergono temi come spiritualità, reincarnazione e ricordi personali: quanto c’è di autobiografico in questo progetto?
Molto. È difficile restare distaccati o non lasciarsi coinvolgere quando un lavoro è così personale (almeno per me).
Hai raccontato di aver creato “la musica che avresti voluto ascoltare”: è stato il tuo lavoro più libero di sempre?
È lo spirito con il quale ho cercato di realizzare questo lavoro. La sola e unica discriminante è stata: “mi piace o non mi piace?”.
Guardando al percorso che va dai Gabin fino a oggi, cosa senti di aver conservato e cosa invece hai volutamente lasciato indietro?
Più che conservato, credo di aver ritrovato la libertà e la spensieratezza che avevo quando ho iniziato a fare questo mestiere. Ho volutamente lasciato indietro (o almeno spero di esserci riuscito) la pressione che si avverte inevitabilmente dopo un successo come quello dei Gabin.
Il tuo catalogo continua a vivere anche attraverso cinema e serie: quanto questo influisce oggi sul tuo modo di scrivere musica?
Non influisce affatto! Al contrario, spero di essere io con i miei lavori a influenzare le scelte di registi e consulenti musicali affinché scelgano la mia musica…(risatina).
Il ritorno ai concerti è parte del progetto: che tipo di esperienza live dobbiamo aspettarci da “Max from Gabin”?
La musica sopra ogni cosa! Sarà un mix tra strumenti acustici ed elettronica, spaziando dal nuovo repertorio a quello storico dei Gabin, con una band di giovanissimi e incredibili musicisti e cantanti pieni di entusiasmo e talento. Abbiamo aperto il calendario proprio in questi giorni e pubblicherò al più presto le date sui miei social.
Intervista di Andrea Alessandrini Gentili
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