Ascoltare una canzone non significa soltanto riconoscere un suono. Significa coglierne il ritmo, percepirne l’intensità e, soprattutto, provare un’emozione. È proprio su quest’ultimo aspetto che si concentra la nuova sperimentazione condotta a Verona sui pazienti sordi portatori di impianto cocleare.
Il Centro Regionale Specializzato per la Chirurgia e la Riabilitazione Bionica dell’Udito dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, coordinato dal dottor Marco Carner, ha sperimentato l’utilizzo combinato di un giubbotto acustico-vibratorio e di un visore di realtà virtuale, con l’obiettivo di rendere l’esperienza musicale più immersiva attraverso stimoli uditivi, tattili e visivi.
Secondo quanto comunicato dall’AOUI di Verona, si tratta della prima applicazione di questo tipo su pazienti con impianto cocleare.
Come funziona il sistema
L’impianto cocleare può consentire ai pazienti con sordità di comprendere le parole, ma l’esperienza della musica resta più complessa da ricostruire. Da qui nasce l’idea di affiancare al segnale uditivo altri due canali sensoriali.
Il giubbotto vibro-tattile trasforma alcune caratteristiche del suono in vibrazioni percepite direttamente dal corpo, mentre il visore immersivo associa alla musica immagini costruite in relazione al ritmo e al genere del brano.
Durante le prove, i pazienti hanno ascoltato musica rock, pop e classica continuando a utilizzare il proprio impianto cocleare, ma ricevendo contemporaneamente stimoli attraverso il corpo e la vista.
Il visore cambia le immagini seguendo la musica
Il sistema di realtà virtuale è stato sviluppato dal professor Luca Turchet, docente del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento.
Il visore propone scenari differenti in base alle caratteristiche del brano. Una musica più intensa può essere accompagnata, ad esempio, da immagini dinamiche come una strada trafficata, mentre a composizioni più delicate vengono associate ambientazioni più leggere, come paesaggi primaverili.
La tecnologia era stata utilizzata in precedenza su soggetti normoudenti. La collaborazione con il centro veronese ha permesso di sperimentarla anche con persone sorde portatrici di impianto cocleare.
Il giubbotto era già stato testato nel 2025
Il lavoro sul giubbotto acustico-vibratorio era iniziato già nel 2025.
I test avevano coinvolto oltre 20 pazienti tra i 19 e gli 81 anni e i risultati erano stati pubblicati sulla rivista internazionale Scientific Reports, del gruppo Nature Portfolio.
Secondo i dati riportati dall’AOUI di Verona, le prove audiometriche avevano evidenziato un miglioramento nella capacità di percepire e distinguere suoni e parole, sia in condizioni di quiete sia in presenza di rumore.
Nel 2026 la sperimentazione ha compiuto un passo ulteriore aggiungendo alla componente audio-vibro-tattile anche quella visiva.
Non solo musica: il valore della stimolazione multisensoriale
L’obiettivo della ricerca non riguarda esclusivamente la possibilità di apprezzare meglio un brano musicale.
L’ipoacusia può infatti avere conseguenze anche sulla vita relazionale e contribuire all’isolamento sociale. Nei pazienti più anziani un deficit uditivo non adeguatamente trattato può incidere sulle funzioni cognitive, mentre nei bambini la diagnosi precoce è importante per lo sviluppo del linguaggio, della neuroplasticità e delle relazioni.
L’approccio multisensoriale punta quindi a coinvolgere contemporaneamente più aree della percezione, cercando di rendere l’esperienza uditiva più ricca e di stimolare anche il coinvolgimento cognitivo ed emozionale.
Marco Carner: “La musica entra anche nella sfera emozionale”
Per il responsabile del Centro, Marco Carner, uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio la possibilità di estendere l’ascolto musicale alla dimensione emotiva.
Secondo il medico, l’approccio può essere definito “sinestetico” perché utilizza un senso per rafforzarne un altro: il suono può essere percepito anche attraverso una vibrazione oppure associato a un’immagine.
Carner sottolinea inoltre come l’attivazione contemporanea del giubbotto e del visore abbia prodotto risultati uditivi particolarmente rilevanti, aprendo nuove prospettive per la riabilitazione di chi utilizza impianti cocleari o apparecchi acustici.
Il Centro di Verona segue circa mille pazienti
Il Centro Regionale Specializzato per la Chirurgia e la Riabilitazione Bionica dell’Udito è nato nel 2000 e fa parte dell’Unità Operativa Complessa di Otorinolaringoiatria dell’AOUI di Verona.
Oggi segue circa mille pazienti, non soltanto con impianto cocleare ma anche con altre tipologie di protesi e impianti uditivi.
Circa il 75% arriva da fuori regione e una parte dell’assistenza può essere effettuata anche attraverso sistemi di telemedicina. I pazienti con impianto cocleare possono registrare da casa alcuni parametri audiometrici e inviarli agli specialisti, mentre in alcuni casi è possibile intervenire a distanza anche sulla regolazione delle mappe dell’impianto.
La collaborazione tra il centro veronese e l’Università di Trento proseguirà ora per valutare ulteriormente le potenzialità di questi sistemi multisensoriali nella riabilitazione uditiva.