La Peschiera ritrovata Reggia di Caserta
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Reggia di Caserta: La Peschiera ritrovata.

Alla Reggia di Caserta torna fruibile la Peschiera Grande: un lungo restauro restituisce al pubblico uno dei luoghi simbolo del Bosco Vecchio.

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Storia di un luogo che torna a farsi paesaggio

C’è un momento, nei grandi complessi monumentali, in cui il lavoro invisibile — fatto di carte, attese, resistenze, decisioni — affiora finalmente alla superficie e diventa paesaggio. Alla Reggia di Caserta questo momento coincide con il ritorno alla fruizione della Peschiera grande: non come semplice spazio riqualificato, ma come luogo che riemerge dopo una lunga sospensione, portando con sé la memoria del proprio attraversamento.

Per anni, la Peschiera è rimasta un margine silenzioso del Bosco vecchio. Presente e insieme sottratta, riconoscibile ma non praticabile, custodiva una bellezza interrotta, compressa in una vicenda complessa che ha intrecciato progetto, diritto, amministrazione e perseveranza. La sua riapertura non racconta soltanto un restauro riuscito: racconta la capacità di un’istituzione di mantenere la rotta anche quando il cammino si fa accidentato.

Il tempo che separa l’avvio dell’intervento dalla sua conclusione è segnato da un contenzioso articolato, nato all’interno della procedura di gara e protrattosi a lungo, incidendo profondamente sul processo operativo. Non è stato un tempo vuoto, però. È stato un tempo abitato da scelte, da una continuità di visione che non si è mai spezzata. In questo percorso, il ruolo dell’Avvocatura dello Stato è stato decisivo: una presenza costante, capace di governare la complessità giuridica senza trasformarla in paralisi, consentendo all’Istituto di proseguire il lavoro con determinazione e rigore.

Accanto al presidio legale, hanno agito altre responsabilità altrettanto essenziali: l’ingresso della ditta subentrata, la direzione dei lavori, la struttura tecnica e amministrativa della Reggia. Un sistema di competenze che, pur attraversando fasi critiche, ha scelto di non arretrare, mantenendo coerenza tra progetto, tutela e futuro utilizzo del luogo.

Il restauro della Peschiera grande si inserisce all’interno di un quadro di finanziamento pubblico significativo, reso possibile dai Fondi Speciali di Sviluppo e Coesione. Determinante è stata anche la collaborazione con i servizi centrali del Ministero della Cultura, in particolare con il Servizio V del Segretariato Generale, che ha accompagnato l’intervento seguendone l’evoluzione amministrativa e creando le condizioni per il suo completamento. Una relazione operativa tra centro e territorio che ha trasformato la complessità procedurale in un esempio concreto di buona amministrazione.

Ma la Peschiera non è solo un’opera pubblica: è un organismo storico e paesaggistico. Progettata a partire dal 1762 da Francesco Collecini, sulla base del disegno di Luigi Vanvitelli, nasce come spazio in cui l’acqua non è elemento decorativo, ma principio ordinatore. Il lavoro di studio condotto sul progetto originario ha permesso di restituire all’area la sua struttura settecentesca, eliminando alterazioni successive e riportando alla luce la chiarezza geometrica, i punti di sosta, la scansione dell’esperienza visiva e percettiva immaginata nel XVIII secolo.

Quando il cantiere ha preso forma, il degrado era profondo. Architettura, apparati strutturali e vegetazione avevano perso coerenza e leggibilità. Il restauro ha richiesto quindi un approccio unitario, capace di trattare acqua, manufatto e verde come parti inseparabili di un unico sistema. Ogni intervento — dal recupero dei parapetti alla revisione delle superfici, dalla ridefinizione dei percorsi alla bonifica del sottobosco — è stato pensato come frammento di un disegno complessivo.

La sostituzione delle pavimentazioni incongrue con materiali coerenti, il ripristino del manto erboso, l’installazione dell’impianto di irrigazione previsto dal progetto PNRR, gli interventi mirati sull’isolotto centrale, l’inserimento delle siepi angolari: azioni puntuali, ma guidate da un’idea precisa di rispetto, leggibilità e durata. Nulla è stato trattato come elemento isolato, tutto è stato ricondotto a una logica di equilibrio.

Il risultato è un luogo che non si limita a “tornare bello”, ma recupera la propria funzione culturale e percettiva. La Peschiera grande si offre oggi come percorso, come esperienza lenta, come spazio in cui l’architettura si riflette nell’acqua e il paesaggio diventa racconto.

La sua restituzione al pubblico assume così un valore che va oltre l’inaugurazione. È un atto di fiducia nel tempo lungo della tutela, nella possibilità di attraversare le difficoltà senza smarrire il senso del progetto. La celebrazione ufficiale è fissata per il 21 marzo 2026, all’inizio della primavera: una scelta che non è solo simbolica, ma profondamente coerente con l’idea di rinascita che questo intervento incarna.

Come ha sottolineato la Direttrice della Reggia di Caserta, Tiziana Maffei, la Peschiera grande è oggi il segno tangibile di un lavoro che ha saputo consolidare, strutturare, preparare il futuro. Racconta una responsabilità pubblica condivisa, una alleanza tra istituzioni, tecnici e imprese, e dimostra che anche un contenzioso lungo e complesso può essere affrontato senza arrestare quello che, in fondo, è il vero cantiere aperto: quello della bellezza.

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Scritto da
Davide Oliviero -

Laureato in discipline umanistiche presso l'Università di Bologna sotto la guida del Professor Umberto Eco, ha avviato la sua carriera nell'archeologia classica, concentrandosi sulla drammaturgia greco-romana. Il suo interesse per il design lo ha spinto a seguire un corso triennale in design d’interni, continuando nel contempo a lavorare nel campo archeologico. Col tempo, ha sviluppato una passione per la scrittura e la musica classica, che lo ha portato a recensire opere liriche per 14 anni in teatri prestigiosi come il Teatro alla Scala, il Covent Garden e l’Opéra di Parigi. Ha inoltre curato contenuti culturali e musicali per diverse pubblicazioni. Negli ultimi anni ha scritto per la rubrica In Arte, trattando di mostre, teatro e arti letterarie a Roma, collaborando con istituzioni come le Scuderie del Quirinale e i Musei Vaticani. Ha recensito spettacoli teatrali, con particolare attenzione al musical e alla prosa, ed è accreditato presso i principali teatri italiani. La sua competenza lo ha reso un ospite frequente in programmi televisivi culturali, oltre a ricoprire il ruolo di giudice permanente per il Premio Letterario Andrea Camilleri. Attraverso i social media, promuove l’arte e la bellezza, fondendo abilmente leggerezza e profondità, rendendo questi temi accessibili a un vasto pubblico.

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