La registrazione mai pubblicata entra nell’edizione per i 50 anni di “La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria”, lo storico incontro con Toquinho e Vinícius de Moraes in uscita il 13 novembre.
Cinquant’anni chiusa in un archivio, lontana dal pubblico, prima di tornare finalmente alla luce. “Nun è peccato” è una delle sorprese più interessanti della nuova edizione di “La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria”, l’album che nel 1976 vide Ornella Vanoni condividere un’esperienza musicale straordinaria con Toquinho e Vinícius de Moraes. Una registrazione rimasta inedita per mezzo secolo, recuperata insieme ad altro materiale originale per celebrare un disco che ha segnato un capitolo importante della musica italiana.
L’appuntamento è fissato per il 13 novembre 2026, quando Nar International pubblicherà “La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria – 50° anniversario”, una riedizione che comprende l’album originale rimasterizzato e un secondo disco con registrazioni mai pubblicate e conversazioni catturate durante le sessioni in studio a Roma. Un’occasione per riscoprire non soltanto le canzoni, ma anche l’atmosfera e i rapporti umani che contribuirono a rendere così speciale quell’incontro artistico.
“Nun è peccato”: il fascino di una registrazione rimasta inedita
“Nun è peccato” ha il sapore delle cose ritrovate per caso, di quelle registrazioni che sembrano conservare intatta l’atmosfera del momento in cui sono nate. Poco meno di due minuti che riportano l’ascoltatore nel 1976, quando Ornella Vanoni stava vivendo una delle stagioni più interessanti del proprio percorso artistico.
A colpire è soprattutto il modo in cui la sua voce attraversa il brano. Vanoni canta con una naturalezza disarmante, senza cercare effetti o virtuosismi, lasciando che siano le sfumature dell’interpretazione a dare carattere alla canzone. Il fraseggio è morbido, l’intenzione sempre misurata, con quella sensualità appena accennata che è stata una delle caratteristiche più riconoscibili del suo stile.
L’accompagnamento mantiene un andamento leggero e discreto, lasciando spazio alla voce e contribuendo a creare un’atmosfera raccolta, quasi domestica. Non è una canzone che cerca di stupire con grandi aperture melodiche o soluzioni particolarmente elaborate. La sua forza sta piuttosto nella semplicità dell’esecuzione e nel modo in cui ogni passaggio sembra trovare naturalmente il proprio posto.
È soprattutto l’interpretazione a rendere interessante questo recupero. Vanoni possiede quella rara capacità di far sembrare spontaneo anche il più piccolo dettaglio espressivo. Non forza mai una parola, non carica inutilmente una frase, ma riesce comunque a comunicarne il significato emotivo. Un modo di cantare che appartiene a una generazione di interpreti per i quali la personalità contava almeno quanto la tecnica.
Ascoltata oggi, “Nun è peccato” non pretende di riscrivere la storia dell’album. Piuttosto, permette di avvicinarsi a un momento creativo che conoscevamo soltanto attraverso le registrazioni pubblicate. Ed è proprio questo il valore dell’inedito: restituire un altro piccolo frammento della Ornella Vanoni di quegli anni, libera di giocare con la musica e con le parole, senza rinunciare alla propria identità.
Ornella Vanoni, Toquinho e Vinícius de Moraes: un incontro diventato storia
Per comprendere l’importanza di questa pubblicazione bisogna tornare al 1976, quando Ornella Vanoni, già protagonista della canzone italiana, decise di confrontarsi con un universo musicale apparentemente lontano dal proprio. Al suo fianco due figure fondamentali della cultura brasiliana: Vinícius de Moraes, poeta e autore tra i padri della bossa nova, e Toquinho, chitarrista e compositore dalla sensibilità inconfondibile.
A rendere possibile quell’incontro fu anche il lavoro di Sergio Bardotti, produttore e autore degli adattamenti italiani dei testi brasiliani. Il risultato fu un album capace di avvicinare due tradizioni musicali senza snaturarne le rispettive caratteristiche. La lingua italiana trovò una nuova musicalità, mentre le sonorità brasiliane entrarono nelle case di un pubblico che fino a quel momento le conosceva soprattutto attraverso pochi grandi successi internazionali.
Le registrazioni si svolsero a Roma, con i tre artisti impegnati in presa diretta. Una scelta che contribuì a conservare la spontaneità delle interpretazioni e il dialogo musicale tra le loro personalità. Solo successivamente vennero aggiunti i cori e gli interventi orchestrali, realizzati con gli arrangiamenti di Gianfranco Lombardi.
Il pubblico accolse il progetto con entusiasmo e l’album conquistò il Disco d’Oro poche settimane dopo la sua uscita. Ma il risultato più importante fu probabilmente un altro: aver dimostrato che la canzone italiana poteva dialogare con la bossa nova senza perdere la propria riconoscibilità, trovando anzi nuove possibilità espressive.
Il 50° anniversario: registrazioni inedite e un album rimasterizzato
La nuova edizione di “La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria”, in uscita il 13 novembre, nasce con l’intento di restituire al pubblico una parte ancora sconosciuta di quella esperienza musicale.
Accanto all’album originale, rimasterizzato direttamente dai nastri del 1976, trova spazio un secondo disco che raccoglie registrazioni rimaste finora inedite. Non soltanto canzoni, dunque, ma anche conversazioni e scambi di battute tra gli artisti, testimonianze del clima di complicità che accompagnò la lavorazione del progetto.

La pubblicazione sarà disponibile in doppio vinile, doppio CD e formato digitale, mentre le edizioni fisiche, realizzate in tiratura limitata, offriranno anche una serie di contenuti dedicati ai collezionisti.
Il cofanetto comprenderà un book con fotografie inedite dell’epoca, testi delle canzoni e approfondimenti firmati da Giulia Cavaliere, giornalista, critica musicale e scrittrice, che ha curato le note di copertina e i commenti alle registrazioni recuperate. Saranno presenti inoltre uno sticker celebrativo e un poster esclusivo per ciascun formato, con due differenti elaborazioni grafiche.

trova spazio un secondo disco che raccoglie registrazioni rimaste finora inedite.
A occuparsi dell’identità visiva dell’edizione del cinquantesimo anniversario è Ciao Discoteca Italiana, che ha scelto di preservare l’immagine originale dell’album, introducendo alcune variazioni cromatiche e una speciale sovraccoperta decorativa.
Il progetto è già disponibile in preordine al seguente indirizzo QUI.
Un’altra occasione per ritrovare la voce di Ornella Vanoni
Il recupero di “Nun è peccato” e delle altre registrazioni inedite permette di guardare a “La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria” da una prospettiva diversa. Non soltanto attraverso le canzoni che hanno contribuito alla sua fortuna, ma anche attraverso ciò che accadeva durante la loro realizzazione, quando idee, intuizioni e momenti di spontaneità prendevano forma davanti ai microfoni.
A rendere ancora attuale quel lavoro è soprattutto la personalità di Ornella Vanoni, un’interprete che ha saputo attraversare generi, autori e generazioni mantenendo sempre una voce artistica immediatamente riconoscibile. Ironica, malinconica, elegante e imprevedibile, capace di affrontare una canzone con leggerezza senza mai renderla superficiale.
Cinquant’anni dopo, “Nun è peccato” aggiunge una nuova pagina a quella storia. Una registrazione breve, rimasta a lungo sconosciuta, che oggi permette di ascoltare ancora una volta la Vanoni del 1976. E di ricordare quanto, nella musica, possano essere preziosi anche quei momenti che inizialmente sembravano destinati a rimanere fuori da un disco.

