Lo Sferisterio gremito, le luci accese, la musica pronta a partire. Eppure, prima ancora delle canzoni, a dominare la prima serata finale di Musicultura 2026 è stato il silenzio.
Un silenzio inevitabile, carico di emozione, dedicato a Nicolas, Giorgio e Daniele, i tre giovani scomparsi nel tragico incidente che ha scosso Macerata e che proprio ieri hanno ricevuto l’ultimo saluto della città. Un dolore ancora vivo, impossibile da ignorare, che ha accompagnato l’intera serata come una presenza discreta ma costante. Poi la musica ha iniziato a fare ciò che sa fare meglio: unire.

Carolina di Domenico e Fabrizio Biggio
Ad aprire ufficialmente la serata è stata una delle immagini più intense dell’edizione 2026. Brunori Sas, seduto al pianoforte, insieme a Maria Antonietta e Colombre, ha regalato una versione emozionante de “Il mondo” di Jimmy Fontana. Un omaggio elegante e potente che ha trasformato per qualche minuto lo Sferisterio in un unico grande abbraccio collettivo.

Da lì in avanti il palco ha accolto i protagonisti della prima finale. Ad alternarsi davanti al pubblico sono stati DDUMA, Giulia Trovò, Rosita Brucoli, Claudio Covato, Isabella Privitera, Mezzanera, Narratore Urbano e Giovanni Toscano, ognuno con la propria identità artistica e il proprio modo di raccontare il presente attraverso la musica.
Tra i primi riconoscimenti assegnati nella serata, il Premio Grotte di Frasassi 2026 è andato a Claudio Covato. Oltre a un contributo economico di 2.000 euro, il premio offre l’opportunità di esibirsi in un concerto esclusivo all’interno delle suggestive Grotte di Frasassi, nel territorio di Genga. Tra i riconoscimenti della prima finale, il Premio Miglior Testo è andato a Narratore Urbano, mentre Rosita Brucoli si è aggiudicata il Premio Nuovo Imaie, del valore di 10mila euro per il sostegno al tour.
La prima finale ha confermato anche una tendenza sempre più presente nei festival e nei grandi eventi musicali contemporanei: quella degli artisti che scelgono di utilizzare il palco non soltanto come spazio espressivo musicale, ma anche come luogo per manifestare posizioni e sensibilità su temi di attualità. È il caso di Narratore Urbano che, al termine della sua esibizione, ha alzato il pugno al cielo scandendo le parole «Palestina libera sempre». Un messaggio che ha trovato eco anche nell’esibizione di Isabella Privitera, salita sul palco insieme alla propria band con la kefiah palestinese indossata da tutti i componenti del gruppo.
Particolarmente intenso è stato l’intervento di Giampaolo Morelli. L’attore e regista ha scelto di condividere con il pubblico una riflessione personale sulla dislessia, raccontando la propria esperienza con sincerità e sensibilità. Un discorso accolto da lunghi applausi e capace di lasciare un segno profondo nella platea.

con il pubblico una riflessione personale sulla dislessia,
Dopo la gara, spazio ai grandi ospiti. Brunori Sas è tornato protagonista con alcuni dei brani più amati del suo repertorio, confermando una volta di più la sua capacità di tenere insieme ironia, profondità e scrittura d’autore. Poi Maria Antonietta e Colombre hanno riportato sul palco la loro intesa artistica, tra sensibilità cantautorale e sguardo contemporaneo.
Il finale ha cambiato passo con i Planet Funk, chiamati a chiudere la serata con una scarica di energia elettronica. Nonostante l’ora tarda e una lunga maratona di musica, la band ha riacceso lo Sferisterio, regalando al pubblico un finale più fisico, pulsante e liberatorio.
Tra applausi, riflessioni e canzoni, la prima finale di Musicultura 2026 ha confermato ancora una volta la capacità del festival di essere qualcosa di più di una semplice competizione musicale. Un luogo dove le storie personali si intrecciano con quelle collettive, dove la musica diventa strumento di racconto e dove anche il dolore trova uno spazio per trasformarsi in memoria condivisa.
Questa sera lo Sferisterio tornerà ad accendersi per la finalissima, ma l’impressione è che la serata inaugurale abbia già lasciato un segno profondo nel cuore del pubblico maceratese.


