La band modenese pubblica il nuovo brano e parte per un tour nei club italiani. Nel 2027 arriverà anche un nuovo album. L’intervista esclusiva.
Il 23 ottobre 2026 ha segnato l’inizio di un nuovo capitolo musicale per i Malvax. La band modenese ha pubblicato “L’Alternativa”, il singolo che inaugura la collaborazione discografica con INRI Records/Metatron, dando contemporaneamente il via a “Un Tour Alternativo”, partito dall’Arci Tunnel di Reggio Emilia. Due appuntamenti che anticipano un’altra importante novità: l’uscita di un nuovo album nel 2027, destinato a raccogliere l’evoluzione artistica del gruppo e a raccontarne una fase di cambiamento e nuove consapevolezze.
ASCOLTA “L’ALTERNATIVA” dei MALVAX
Irriverente, sarcastico e attraversato da sonorità power pop, “L’Alternativa” racconta una ragazza anticonformista, tra riferimenti generazionali, contraddizioni e desiderio di distinguersi. Dietro questo personaggio, però, si nasconde una riflessione più ampia su una generazione che continua a cercare il proprio posto nel mondo, sospesa tra aspettative, disillusioni e la voglia di credere in un futuro migliore. Un tema che i Malvax affrontano con il loro linguaggio abituale, mescolando ironia e immediatezza, senza rinunciare a quella vena malinconica che accompagna spesso le loro canzoni.
Originari di Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena, Lorenzo Morandi, Francesco Ferrari, Giacomo Corsini e Jurij Cirone hanno costruito il proprio percorso attraverso concerti, festival e due album, “Il Viaggio Non Mi Pesa” e “Il Sabato Sera Del Villaggio”. Un cammino che li ha portati anche ad aprire il concerto di Luciano Ligabue alla RCF Arena di Campovolo nel 2025. Oggi, con una nuova etichetta, un tour che toccherà città come Bergamo, Roma, Milano, Firenze e Modena e un terzo disco all’orizzonte, il gruppo si prepara ad affrontare una fase particolarmente significativa della propria carriera.
Tutte le date de “Un Tour Alternativo” dei Malvax (date in aggiornamento):
23 ottobre – Reggio Emilia, Arci Tunnel
24 ottobre – Bergamo, Druso
6 novembre – Brescia, Lattepiù
7 novembre – Roma, Hacienda
27 novembre – Milano, Department
28 novembre – Firenze, Otel
4 dicembre – Taneto di Gattatico, Fuori Orario
5 dicembre – Ravenna, Bronson
11 dicembre – Perugia, Afterlife
12 dicembre – Modena, Vibra Club
23 gennaio – Pordenone, Capitol

Lorenzo Morandi, Francesco Ferrari, Giacomo Corsini e Jurij Cirone
Nella nostra intervista esclusiva, i Malvax ci raccontano come è nata “L’Alternativa”, cosa aspettarsi dal prossimo album e perché il palco continua a essere il luogo in cui la loro musica prende davvero vita. Ma c’è spazio anche per parlare delle radici in provincia, delle difficoltà di essere una band oggi e di quel delicato passaggio verso l’età adulta che sarà al centro del loro nuovo progetto discografico.
Partiamo da Pavullo nel Frignano, il luogo in cui è nato il vostro progetto. Crescere musicalmente in provincia, lontano dai grandi centri dell’industria discografica, può essere un limite ma anche una grande libertà. Quanto ha influenzato il vostro modo di scrivere, suonare e stare insieme? E cosa vi portate ancora dietro di quei primi anni?
Moltissimo. Il senso di appartenenza, lontano dalle grandi città, si percepisce ancora di più e i legami tra le persone hanno un sapore diverso. Si dice spesso “non dimenticarti mai da dove vieni” e noi ci crediamo davvero, perché in fondo saremo sempre quei ragazzi cresciuti in provincia di Modena, con la stessa voglia di suonare dei primi pomeriggi passati insieme in saletta. Il nostro secondo album, “Il sabato sera del villaggio”, parla proprio di questo. È una sorta di concept album in cui abbiamo voluto raccontare la nostra provincia, il rapporto che abbiamo con le nostre radici e cosa significa per noi crescere in un posto così.
Il 23 ottobre è uscito “L’Alternativa”, un brano che racconta con sarcasmo una ragazza anticonformista, tra contraddizioni, riferimenti generazionali e voglia di distinguersi. Com’è nata questa canzone? E quanto il personaggio che descrivete rappresenta, in realtà, le contraddizioni che riconoscete anche in voi stessi e nella vostra generazione?
Assolutamente. L’Alternativa non nasce soltanto come descrizione di una ragazza anticonformista, ma è una sorta di manifesto che parla di tutti noi, della nostra generazione, dei nostri lati migliori e di quelli più contraddittori. Una generazione che, nonostante tutto, continua a credere fortemente in un futuro migliore, anche se vive in un presente che fatica a darle certezze sul lungo periodo. Il personaggio della canzone racchiude proprio queste contraddizioni, che in fondo riconosciamo anche in noi stessi.
Oggi essere alternativi sembra quasi un’etichetta, un’identità da esibire, soprattutto sui social. Nel vostro nuovo singolo giocate proprio con questo concetto. Secondo voi esiste ancora una vera controcultura oppure anche la ribellione è diventata qualcosa che si può confezionare, promuovere e vendere?
Parlare di controcultura ai giorni nostri è complicato perché, a differenza del passato, viviamo in un mondo pieno di “alternative”, di modi diversi di essere e di vivere. E questo, paradossalmente, ci rende tutti alternativi a modo nostro. Negli anni ’70 potevi essere considerato un ribelle anche solo per il gesto provocatorio di bruciare una chitarra. Oggi probabilmente non avrebbe lo stesso significato, anzi, rischierebbe di sembrare il tentativo di replicare un modo di vivere e di percepire il mondo che non esiste più. Sicuramente il concetto di ribellione è diventato qualcosa che si può confezionare, vendere e strumentalizzare, ma questo non significa che abbia perso il suo valore. Alzare la voce è ancora fondamentale, perché il cambiamento non arriva da solo: a volte bisogna urlarlo.
La vostra musica unisce ritornelli immediati, energia pop, ironia e una certa malinconia di fondo. È un contrasto interessante: spesso fate sorridere mentre raccontate insicurezze e disillusioni. Quanto è importante per voi utilizzare l’ironia per affrontare argomenti che, raccontati diversamente, rischierebbero di diventare troppo pesanti?
Crediamo che questa immediatezza nel raccontare le cose e l’ironia che spesso accompagna le nostre canzoni nascano soprattutto dal fatto che noi quattro siamo fatti un po’ così. Quando siamo insieme, anche gli argomenti più pesanti finiscono per essere affrontati con leggerezza. Non significa prenderli meno sul serio, ma semplicemente raccontarli a modo nostro. Vogliamo divertirci, trasmettere la nostra energia alle persone e creare momenti di connessione autentica, senza troppi giri di parole. A volte una risata riesce a comunicare molto più di un discorso complicato.
Con “L’Alternativa” si apre anche un nuovo capitolo discografico grazie alla firma con INRI Records/Metatron e a un album previsto per il 2027. Che cosa vi ha convinto a intraprendere questo percorso? E soprattutto, cosa cambierà nella vostra musica rispetto a “Il Viaggio Non Mi Pesa” e “Il Sabato Sera Del Villaggio”?
Essere una band nel 2026 è un’impresa quasi eroica. Già mettere d’accordo più teste è complicato, ma lo è ancora di più trovare delle realtà che abbiano davvero voglia di credere in te e investire nel tuo progetto. Questa voglia l’abbiamo percepita fin da subito nei ragazzi di INRI e Metatron, ed è ciò che ci ha convinto a intraprendere questo nuovo percorso insieme a loro. Nei dischi precedenti, soprattutto ne “Il sabato sera del villaggio”, abbiamo cercato di esplorare nuove strade, sia dal punto di vista sonoro che delle tematiche affrontate. Con il prossimo album, invece, vogliamo tirare una linea, fare il punto su chi siamo stati fino a oggi e raccontare dove vogliamo arrivare. Il filo conduttore sarà la fine dei vent’anni, con tutto quello che comporta: i cambiamenti, le aspettative, le paure e quella strana sensazione di non essere più ragazzini, ma nemmeno del tutto adulti.
Nel 2025 avete aperto il concerto di Luciano Ligabue alla RCF Arena di Campovolo, dopo un percorso costruito tra festival, concorsi e tanti chilometri in furgone. Che cosa avete provato salendo su quel palco? C’è stato un momento preciso in cui avete capito che i Malvax non erano più soltanto quattro amici con una passione comune, ma un progetto musicale con un futuro concreto?
Aprire il concerto di Luciano Ligabue a Campovolo è stato un tassello importantissimo del nostro percorso, un momento che difficilmente dimenticheremo. Non c’è mai stato, però, un istante preciso in cui abbiamo capito che il nostro progetto potesse avere un futuro concreto. Abbiamo sempre messo al primo posto il piacere di fare musica insieme, anche perché questo mondo è fatto di continui alti e bassi. Un giorno ti sembra di essere arrivato, quello dopo basta una serata storta per mettere tutto in discussione. Abbiamo attraversato anche momenti di grande difficoltà emotiva, ma in qualche modo siamo sempre riusciti a rialzarci. E forse è proprio questo il segnale più importante che ci siamo dati sul nostro futuro. Recentemente abbiamo suonato “La Spezia”, una nostra canzone, allo stadio in occasione dei 120 anni della squadra di calcio di Spezia, e sentire migliaia di persone cantarla insieme a noi è stato incredibile. Sono momenti come Campovolo e La Spezia che ti ricordano perché fai tutto questo e ti danno la carica per continuare a fare sempre di più.

Insieme al nuovo singolo è partito da Reggio Emilia anche “Un Tour Alternativo”, che vi porterà nei club di tutta Italia. Chi vi segue sa che il palco è una parte fondamentale della vostra identità. Che cosa succede durante un vostro concerto che difficilmente si riesce a trasmettere attraverso un disco? E quanto il confronto diretto con il pubblico influenza il modo in cui scrivete le nuove canzoni?
La forza dei nostri concerti sta proprio nel fatto che sono vivi e imprevedibili. Un po’ come nella stand-up comedy, abbiamo un copione, ma ci piace stravolgerlo, improvvisare e rendere ogni serata diversa, soprattutto attraverso l’interazione con chi sta sotto il palco. Negli anni, parallelamente alla crescita dei nostri live, anche il nostro modo di scrivere è cambiato molto. Abbiamo iniziato a costruire sempre di più il nostro linguaggio pensando alle persone che vengono ad ascoltarci, immaginando ogni parola e ogni frase delle nostre canzoni come se uscisse direttamente dalle casse del palco per arrivare alle orecchie del pubblico. Per noi il concerto non è soltanto il momento in cui suoniamo le canzoni: è il momento in cui quelle canzoni prendono davvero vita.
Avete già pubblicato due album, “Il Viaggio Non Mi Pesa” e “Il Sabato Sera Del Villaggio”, e canzoni come “Lorenzo svegliati cretino” e “I miei modi”. Guardando a questo percorso, come è cambiato il vostro modo di raccontare la generazione a cui appartenete? Oggi vi sentite più consapevoli di ciò che volete comunicare oppure continuate a usare la musica soprattutto per cercare risposte?
La nostra musica non vuole necessariamente dare risposte, ma piuttosto stimolare nuove domande. Spesso non prendiamo una posizione netta nel nostro modo di raccontare il mondo, perché crediamo che le risposte alle grandi questioni esistenziali possano essere molteplici e che ognuno debba trovare le proprie. Rispetto ai primi dischi siamo sicuramente cresciuti, sia come persone che come musicisti, e forse oggi siamo più consapevoli di quello che vogliamo comunicare. Ma non abbiamo perso la voglia di metterci in discussione. Ci piace pensare che le nostre canzoni possano essere uno specchio in cui le persone si riconoscono, anche senza trovare necessariamente una risposta a tutto.
In una band composta da quattro personalità diverse, il confronto può diventare una risorsa ma anche una fonte di tensione. Come nascono concretamente le vostre canzoni? Chi porta le idee, chi le mette in discussione e quanto spazio lasciate agli imprevisti? E soprattutto, qual è stata l’ultima volta in cui uno di voi ha convinto gli altri a cambiare completamente direzione su un brano?
Alla base di una band che funziona ci sono due cose fondamentali: il rispetto reciproco e la capacità di riconoscere il ruolo di ognuno. Tutti devono ascoltare tutti, ma quando si tratta di prendere una decisione serve anche qualcuno che sappia tirare una linea e assumersi delle responsabilità. Nel nostro caso Giacomo si occupa della gestione degli impegni e delle scadenze, Francesco dei live e del tour, mentre Jurij e Lorenzo seguono la direzione creativa. La band può sopravvivere solo se questi equilibri vengono rispettati, altrimenti finisce che il cantante continua da solo 🙂 Musicalmente il confronto è continuo e capita spesso che un brano cambi completamente direzione dopo che qualcuno ha sollevato un dubbio o proposto un’idea diversa. Un esempio è proprio “L’Alternativa”, che inizialmente era nata come una canzone decisamente rock, ma che dopo diversi confronti si è trasformata in un brano power pop, senza però perdere la sua identità originale.
Il 2027 vi vedrà impegnati con un nuovo album, una nuova etichetta e un tour destinato ad aggiungere altre date. Siete in una fase nella quale le ambizioni inevitabilmente crescono. Ma vorrei chiedervi una cosa meno scontata: qual è il compromesso che non sareste disposti ad accettare pur di arrivare più lontano? E cosa dovrebbe succedere, tra qualche anno, per farvi dire che avete davvero trovato la vostra alternativa?
Non saremmo mai disposti a snaturarci, nemmeno nei nostri difetti e nelle nostre imperfezioni, perché sono proprio queste cose a renderci vivi e a farci crescere. Non vedrete mai un concerto dei Malvax perfetto. Ci sarà sempre qualcosa di sbagliato, qualcosa di imprevedibile, ma sarà proprio questo a renderlo perfetto a modo suo. La nostra alternativa? Una lunga carriera fatta di concerti pieni di persone che abbiano voglia di mettere a nudo le proprie emozioni insieme a noi. Piangere, ridere, urlare, ricordarsi della propria ex oppure mandarla a quel paese una volta per tutte. Se tra qualche anno riusciremo ancora a vivere tutto questo insieme alle persone che ci ascoltano, allora probabilmente avremo trovato davvero la nostra alternativa.
Intervista di Andrea Alessandrini Gentili
- andrea alessandrini gentili
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