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La Trappola di Venere arriva a Venezia: il documentario contro la violenza di genere

Il progetto ideato da Gianluca Mech sarà presentato il 3 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia.

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“La Trappola di Venere” approda alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e lo fa con una nuova veste. Il progetto audiovisivo ideato e interpretato da Gianluca Mech, nato per affrontare il tema della prevenzione della violenza di genere, diventa infatti un documentario.

L’appuntamento è fissato per giovedì 3 settembre 2026, dalle 14.00 alle 15.00, presso lo Spazio della Regione del Veneto all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia, dove sarà presentata in anteprima la sezione documentaristica del progetto.

Da cortometraggio a documentario

“La Trappola di Venere” nasce da un percorso avviato nel 2025 con un cortometraggio e un videoclip musicale, successivamente portati in diverse sedi istituzionali italiane, dalla Camera dei Deputati al Consiglio Regionale del Piemonte.

A Venezia il progetto compie un ulteriore passo, trasformandosi in un documentario che sceglie di concentrarsi non tanto sulle conseguenze della violenza, quanto sulle sue radici culturali e psicologiche e sui meccanismi che possono precedere i comportamenti violenti.

Due sono i linguaggi che si incontrano nel lavoro. Da una parte le testimonianze di professionisti provenienti dal mondo della medicina, della psicologia, del diritto e della giustizia, insieme ad associazioni e genitori; dall’altra la componente artistica, attraverso la quale riflessioni e testimonianze vengono tradotte in personaggi e archetipi interpretati dagli attori.

Le due Veneri tra possesso e libertà

Al centro della narrazione c’è una rilettura contemporanea della distinzione, risalente alla cultura greca, tra Afrodite Pandemia e Afrodite Urania. La prima richiama un amore terreno legato al possesso e alla gelosia, mentre la seconda rappresenta un amore spirituale capace di lasciare l’altro libero. È da questa contrapposizione che prendono forma le due Veneri del documentario.

Elisa D’Ospina interpreta Venere Pandemia, figura simbolica della tentazione e della manipolazione. Non rappresenta le donne, ma quella voce capace di alimentare nell’uomo ferito sentimenti di possesso, controllo e rivalsa. Una presenza volutamente seducente e sottile, che conduce il protagonista davanti a una scelta: riconoscere quei meccanismi e fermarsi oppure lasciarsene trascinare.

Sul versante opposto c’è Venere Urania, interpretata da Valeria Marini, madrina e sostenitrice del progetto. È la figura dell’antidoto, che introduce uno dei messaggi centrali dell’opera: chiedere aiuto non è una debolezza e la fine di una relazione non può trasformarsi nella fine della vita dell’altra persona.

Stefano Andrea Macchi dà voce alla Legge

Accanto alle due Veneri trovano spazio altri due personaggi maschili. Stefano Andrea Macchi interpreta “La Legge”, personaggio nato dal confronto con avvocati e giuristi e chiamato a rappresentare il diritto, la giustizia e quei confini che non possono essere oltrepassati.

Gianluca Mech veste invece i panni di “Chiedi Aiuto”, un femminicida che dal carcere ripercorre la propria storia. Il suo racconto porta il progetto ancora più indietro nel tempo: l’incontro simbolico con Venere Pandemia non avviene al termine di una relazione sentimentale, ma durante gli anni della scuola, tra episodi di bullismo di genere e modelli distorti nel rapporto tra uomo e donna.

È proprio qui che si trova uno degli elementi centrali de “La Trappola di Venere”: spostare l’attenzione sulla prevenzione, provando a riconoscere i segnali e i condizionamenti culturali prima che possano trasformarsi in violenza.

Gianluca Mech: «La trappola è dentro il linguaggio che abbiamo normalizzato»

L’intento del progetto è raccontare la violenza non come qualcosa di distante dalla quotidianità, ma come un fenomeno che può trovare terreno fertile anche nel linguaggio, nelle relazioni sociali e nei modelli culturali.

«Non ho voluto rappresentare la violenza come un mostro che vive lontano, in una grotta», spiega Gianluca Mech nel comunicato. Il progetto guarda invece a ciò che accade nella vita di tutti i giorni: dalle conversazioni ai messaggi sullo smartphone, fino ai gruppi WhatsApp e ai fenomeni di bullismo di genere tra i banchi di scuola.

Da qui una delle frasi che sintetizzano maggiormente il senso dell’intero lavoro: «La trappola non è fuori, è dentro il linguaggio che abbiamo normalizzato».

Dopo la proiezione il confronto con esperti e studenti

Alla presentazione veneziana seguirà un talk con esperti, rappresentanti della giustizia, della società civile e genitori, al quale prenderanno parte anche gli studenti della MFR IFACOM de La Ferrière, in Francia.

A condurre l’incontro saranno Elisa D’Ospina e Gianluca Mech. “La Trappola di Venere” è diretto da Federico Cassini, che firma anche riprese e montaggio. Le musiche sono di Andre Pieri, mentre i costumi sono affidati a Giacomo Vitali. Nel cast figurano Gianluca Mech, Elisa D’Ospina, Stefano Andrea Macchi e Valeria Marini.

L’appuntamento a Venezia

La presentazione è in programma 3 settembre 2026, dalle ore 14.00 alle 15.00, presso lo Spazio della Regione del Veneto all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia, nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.


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