C’è un punto, sottile e pericoloso, in cui il dolore smette di essere qualcosa da evitare e diventa una presenza familiare. È lì che si muovono I GIOCATTOLI con Harakiri, il nuovo singolo in uscita domani 9 gennaio per Garrincha 373 e Giungla Dischi, distribuito da ADA Music Italy, impreziosito dalla collaborazione con sonoalaska.
“Harakiri” nasce come un’autopsia emotiva a cuore ancora caldo: un brano che non cerca redenzione, ma osserva con lucidità il momento in cui la sofferenza diventa abitudine. Il testo è diretto, quasi spietato nella sua semplicità. La finestra non è più un affaccio sul mondo, ma un confine mentale: fuori c’è il paesaggio, dentro il vuoto. Quando arriva la frase “io non vedo più niente”, non c’è spazio per la metafora: è una constatazione nuda.
Il fulcro emotivo del brano ruota attorno a una dichiarazione disturbante proprio perché onesta: “mi piace stare male”. Una frase che ribalta la retorica del dolore come incidente di percorso. Qui la sofferenza è scelta, frequentata, quasi custodita. L’“harakiri” evocato non ha nulla di teatrale o definitivo: è quotidiano, silenzioso, un gesto ripetuto per sentire qualcosa, qualsiasi cosa.
La relazione raccontata è instabile, nervosa, fatta di attrazione fisica e incapacità emotiva. L’intimità è facile, l’amore no. “Amare sempre il peggio di me” suona come una presa di coscienza amara, mentre “stare bene in due è solo una bugia” chiude ogni spiraglio di illusione. Le ferite non vengono curate, ma abitate. Andarsene resta l’unico movimento possibile, anche quando non libera davvero.
Con “Harakiri”, I GIOCATTOLI proseguono il loro percorso nella mappatura delle fragilità contemporanee, inaugurando una nuova fase artistica che guarda il presente senza filtri né consolazioni. Un brano che non offre soluzioni, ma resta addosso come certi pensieri che tornano puntuali quando il rumore si spegne.
