Tre coreografe da Nigeria, Repubblica Democratica del Congo e Kenya raccontano identità, memoria, libertà e condizione femminile attraverso tre assoli.
Tre artiste, tre Paesi e altrettanti linguaggi per raccontare attraverso il corpo identità, memoria, libertà e condizione femminile. Domenica 11 ottobre alla Chiesa della Maddalena di Pesaro arriva “Bambù – Danze contemporanee dal continente africano”, progetto dedicato alla scoperta e alla valorizzazione della scena coreografica dell’Africa subsahariana.
L’appuntamento, in programma alle ore 21, è fuori abbonamento e anticipa l’avvio di Pesaro Danza, la rassegna promossa dal Comune di Pesaro e AMAT con il contributo di Regione Marche e Ministero della Cultura.
Alla sua seconda edizione, “Bambù” nasce con l’obiettivo di favorire nuove relazioni culturali tra artisti e operatori italiani e africani, ma anche di offrire al pubblico uno sguardo più ampio su una scena artistica in continua trasformazione, andando oltre gli stereotipi con cui ancora oggi viene spesso raccontata la danza africana contemporanea.
Tre artiste, tre storie attraverso il corpo
Protagoniste della serata saranno Linda Sarki Johnson dalla Nigeria, Stéphanie Mwamba dalla Repubblica Democratica del Congo e Diana Odhiambo dal Kenya. Tre coreografe dell’area equatoriale africana che portano a Pesaro altrettanti assoli, mettendo in relazione esperienze personali, tradizione e linguaggi contemporanei.
In “Mahaka”, Linda Sarki Johnson parte dal concetto di libertà, significato della stessa parola “mahaka” nella lingua Irigwe. Il suo è un percorso di liberazione dai vincoli della tradizione, nel quale l’improvvisazione diventa lo strumento attraverso cui cercare un movimento personale e autentico, capace di dare spazio all’individualità e alla creatività.
Con “Kizazi”, Stéphanie Mwamba intreccia invece danza tradizionale congolese e pratiche contemporanee. Il corpo viene concepito come un archivio vivente, uno spazio nel quale memoria e trasformazione continuano a convivere. Attraverso il movimento l’artista si confronta con ciò che le generazioni precedenti hanno lasciato, rendendo omaggio alle genealogie femminili e cercando una riconnessione con le proprie origini.
“Thin Line” e la condizione delle giovani artiste africane
Più direttamente legato all’esperienza personale è “Thin Line” di Diana Odhiambo, una delle poche danzatrici contemporanee attive a Kisumu, in Kenya.
Il lavoro affronta le difficoltà vissute dalle giovani artiste africane, strette tra aspettative culturali, ruoli di genere e desiderio di libertà. Odhiambo mette insieme movimento contemporaneo, moderno e tradizionale, testo, musica e dialogo per riflettere sulla resilienza femminile e sulla tensione tra la necessità di conservare il proprio patrimonio culturale e quella di immaginare il futuro.
Tre lavori differenti che trovano un terreno comune proprio nel corpo, utilizzato come spazio di memoria ma anche come strumento attraverso cui mettere in discussione ciò che viene ereditato e cercare nuove possibilità espressive.
Dopo le performance l’incontro con il pubblico
La serata proseguirà anche dopo gli spettacoli con un incontro con il pubblico moderato da Roberto Castello. Un momento pensato per approfondire i temi affrontati nelle tre performance e ascoltare direttamente dalle artiste il contesto culturale e sociale nel quale vivono e sviluppano il proprio lavoro.
“Bambù” nasce da un’idea dello stesso Roberto Castello, con produzione esecutiva Aldes. Alla selezione dei lavori hanno partecipato Alli Hajarat, Sello Pesa, Rachel Kessi, Isaac Yenga, Ndeye Manè Toure, Marina Petrillo, Gilberto Santini, Massimo Ongaro, Paolo Cantù, Salvatore Tramacere e Roberto Castello.
L’appuntamento con “Bambù – Danze contemporanee dal continente africano” è domenica 11 ottobre alle ore 21 alla Chiesa della Maddalena di Pesaro. Una serata che precede l’avvio di Pesaro Danza e porta nella città marchigiana tre differenti prospettive sulla scena coreografica africana contemporanea.