C’è un momento, nella carriera di un artista, in cui il silenzio smette di essere assenza e diventa costruzione. Per Baltimora, quel momento coincide con oggi. Il 24 marzo segna infatti il ritorno ufficiale sulla scena con “Dove Andare” (peermusic ITALY), il nuovo singolo che apre un capitolo completamente rinnovato del suo percorso artistico.
ASCOLTA IL NUOVO SINGOLO DI BALTIMORA “DOVE ANDARE”
Dopo la vittoria a X Factor nel 2021 e un periodo lontano dai riflettori, Baltimora ha scelto di sottrarsi alle logiche immediate del mercato per prendersi il tempo necessario a capire chi fosse davvero, prima ancora di decidere che artista diventare. Un percorso lento, consapevole, fatto di scrittura, sperimentazione e ricerca identitaria, lontano dalla frenesia dell’industria musicale.
“Dove Andare”, primo brano tratto dall’album in uscita nel 2026, nasce proprio da questa esigenza: trasformare il dubbio in linguaggio, l’incertezza in racconto. Non è solo un singolo, ma una dichiarazione di intenti che guarda a una generazione intera, sospesa tra aspettative e realtà, tra la pressione di “arrivare” e il bisogno di fermarsi. Come racconta lo stesso Baltimora, è una canzone che parla a chiunque si sia sentito, almeno una volta, fuori tempo rispetto agli altri.

Un nuovo inizio, dunque, che non rincorre il successo ma cerca autenticità. E che trova nella dimensione live e in una scrittura profondamente personale la sua direzione più vera. Ne abbiamo parlato con lui in questa intervista.
1) Dopo la vittoria a X Factor nel 2021 sei sparito per qualche tempo dalle scene. Cosa è successo davvero in questi cinque anni e cosa ti hanno lasciato a livello umano e artistico?
In questi anni mi sono preso il tempo di cui ho capito di avere bisogno quando sono uscito da X Factor. Sono entrato lì non pensando che sarebbe successo quello che poi è successo, e quando tutto è finito mi sono reso conto di non essere pronto e preparato per ciò che sarebbe potuto avvenire. Mi sono preso del tempo per capire innanzitutto cosa volessi fare ma poi anche come e con chi lo volessi. Ho approfondito la mia sensibilità, mi sento molto cresciuto. Al tempo ero molto piccolo, ora sono una persona molto diversa come chiunque lo sarebbe rispetto a cinque anni fa. Sento di aver fatto del progresso che non è una cosa scontata, quando il tempo passa non è detto che tu cresca e io sono felice di averlo fatto. Ho avuto il tempo di circondarmi di persone che hanno le mie stesse idee, che hanno i miei stessi obiettivi. Ho scritto molto e lavorato come autore per la maggior parte del tempo. A un certo punto mi sono reso conto che ero pronto per dire certe cose e fare quello che volevo fare, scrivere le mie canzoni. Ed eccoci qua.
2) Il nuovo singolo “Dove Andare” sembra raccontare il tema del sentirsi indietro rispetto agli altri. È una sensazione che hai vissuto personalmente dopo il successo improvviso?
Ti direi di no, non è una sensazione che ho avuto in quel momento ma che ho avuto dopo. È una canzone più vicina al presente che al passato, è un pensiero che ho da sempre ma che è tornato a gironzolare nella mia testa nell’ultimo paio di anni. Lo penso un po’ per tutti, più che per me in particolare. Mi sono reso conto che non ci basta mai quello che siamo, tentiamo sempre di arrivare in un punto dove vediamo già qualcuno lì ma non ci rendiamo conto che magari ha fatto un altro percorso e ha superato dei suoi problemi. Pensiamo sempre che per gli altri sia tutto facile e che siano più avanti nella loro vita, pensiamo che le cose negative succedano solo a noi. Degli altri vediamo sempre gli obiettivi raggiunti e mai i fallimenti.
3) Nel comunicato descrivi questo periodo come un tempo di trasformazione. Qual è stato il momento in cui hai capito che stavi trovando davvero la tua direzione musicale?
L’ho capito quando scrivendo per gli altri mi dicevano sempre che ero troppo me, che quelle canzoni potessero essere cantate solo da me. Questa non è una cosa positiva quando lavori come autore, quando un editore deve proporre i tuoi brani a un altro artista. Tutti dicevano che i brani fossero troppo da Baltimora. Lì ho capito che dovevo concentrarmi su di me, su Baltimora.
4) Il colore che associ a queste nuove canzoni è il blu mezzanotte. Che tipo di atmosfera o stato d’animo rappresenta per te questa immagine?
Il blu è il colore dei ricordi, il colore della malinconia, dell’attesa. Il disco parla molto del tempo che scorre e di come l’ha fatto per me, magari di come l’ho percepito diversamente dagli altri. Ognuno di noi ha un modo molto personale di percepirlo. Ne parlavo proprio oggi con Samu, un mio amico, e dicevamo di come questo inverno è passato così diversamente per noi. Abbiamo passato le stesse cose, abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati ma per lui è stato velocissimo, per me è durato un’eternità. Questo disco ha canzoni che ad alcuni danno qualcosa e ad altri danno altro, ed è questo il bello.
5) “Dove Andare” sembra quasi un manifesto generazionale. Pensi che la tua musica parli soprattutto ai dubbi e alle fragilità della tua generazione?
Non ho l’ambizione di scrivere un anthem però credo che questo sia un pensiero che facciamo tutti, quello di sentirci indietro e mai all’altezza. Spero che questo brano possa far percepire a qualcuno, anche solo a una persona, che non siamo da soli in questa sensazione. Credo che non solo le persone della mia età abbiano questi dubbi e si facciano queste domande.
6) Nel tuo percorso hai reinterpretato artisti molto diversi tra loro, da Luigi Tenco a Adele fino a Lucio Battisti. Quali di queste influenze senti più presenti nel nuovo album?
Negli ultimi io e Lucio Battisti siamo “diventati molto amici”. Mi ha accompagnato per tantissime ore, tantissimi giorni.

7) Hai dichiarato che questo progetto nasce con una forte vocazione live. Come immagini i concerti legati a questo nuovo disco?
Ho la fortuna di avere dei musicisti a cui voglio molto bene e che me ne vogliono altrettanto. Ci divertiamo tantissimo a suonare insieme. Abbiamo già pensato agli arrangiamenti delle canzoni e l’obiettivo è quello di divertirsi sul palco. La mia musica è pensata per essere suonata. Saranno dei live energici, sicuramente anche con dei momenti di intimità necessari. Sarà una grande festa.
8) Sei nato ad Ancona: quanto il tuo territorio e le tue origini influenzano la tua scrittura e il tuo modo di fare musica?
Penso che tutte le cose che viviamo influenzano i nostri pensieri e quindi, per chi li mette in una forma d’arte, anche l’arte stessa. Sicuramente Ancona è stato un punto importante per me.
9) Il nuovo album viene descritto come molto introspettivo. Che tipo di viaggio emotivo dovrà aspettarsi chi lo ascolterà?
È un disco non lineare emotivamente. Ci sono tanti pensieri e tante emozioni diverse dentro, chiaramente veicolate dal mio modo di metterle in musica. Credo che sia abbastanza aperto a varie emotività diverse. Io stesso provo emozioni diverse quando ascolto la stessa canzone in momenti diversi. Non è un percorso guidato ma lascia spazio all’interpretazione.
10) Dopo aver vinto un talent molto giovane, oggi senti ancora il peso di quell’etichetta oppure pensi che sia diventata semplicemente una tappa del tuo percorso?
Credo che sia stato un inizio particolare per un percorso artistico aperto al pubblico. Sicuramente c’è stato un periodo in cui ne ho sentito il peso ma ad oggi ne vedo più i lati positivi che negativi. Non mi piace rimuginare sul passato, credo che abbiamo molto potere sul nostro futuro e mi sento a pieno comando della mia carrozza e cerco di guidarla nella direzione giusta. Il talent magari spesso viene visto come negativo, ma è inutile mentire che se non l’avessi fatto magari oggi non sarei qui a fare questa intervista e il mio percorso sarebbe tutta un’altra storia. Ad oggi sono felice della persona che sono diventato e del musicista che sono, magari senza l’input del talent tutto ciò non sarebbe successo. È una parte di me che non cerco di nascondere e va bene così.
11) Se dovessi riassumere in una frase la nuova fase di Baltimora che inizia con “Dove Andare”, quale sarebbe?
Chi sta davanti sa dove andare.
