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Alberto Cipolla ci racconta il mestiere del compositore tra orchestra, Sanremo e ricerca sonora

Dalla scrittura orchestrale per Sanremo al percorso tra insegnamento e Love, Death and Noise: il racconto di un autore contemporaneo.

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C’è un lavoro silenzioso, lontano dai riflettori, che trasforma un’idea musicale in un’esperienza sonora capace di emozionare milioni di persone. È il mestiere del compositore e dell’orchestratore: dare forma, equilibrio e profondità a una visione artistica. Alberto Cipolla questo mestiere lo pratica ogni giorno, tra scrittura, direzione d’orchestra, produzione e insegnamento al CPM Music Institute.

Al Festival di Sanremo 2026 firma la scrittura dell’arrangiamento e dell’orchestrazione di “Stella Stellina”, il brano portato in gara da Ermal Meta, traducendo in orchestra la visione produttiva di Dardust e costruendo un equilibrio delicato tra eleganza, immediatezza e resa televisiva. Un lavoro tecnico e creativo insieme, che racconta bene la sua identità musicale.

Dal palco dell’Ariston alla dimensione più personale del suo album Love, Death and Noise, Alberto Cipolla continua a muoversi tra classica ed elettronica, rigore accademico e sensibilità contemporanea. In questa intervista ci racconta cosa significa oggi scrivere musica, orchestrare per un grande evento televisivo e restare fedeli alla propria voce in un panorama in continua trasformazione.

Alberto Cipolla Love, Death and Noise cover
La cover dell’album Love, Death and Noise di Alberto Cipolla

Com’è stato lavorare alla scrittura dell’arrangiamento e dell’orchestrazione del brano insieme a Dardust? Vi siete divisi i ruoli o è stato un processo più istintivo e condiviso?
Il lavoro con Dardust chiaramente ha dei ruoli distinti, divisi e separati, che poi si uniscono alla fine, nel senso che Dario è il produttore del brano, anche autore in questo caso, e quindi la produzione è sua, perciò io ricevo da lui le tracce separate, con l’arrangiamento, quindi con tutta la sua produzione, talvolta anche con già delle idee di orchestrazioni presenti, quindi che sia solo una singola linea di archi o qualcosa di già un pochino più approfondito, comunque io prendo poi queste tracce, che mi vengono mandate da lui, e traduco in orchestra quelle che sono le sue idee. Quindi prendo magari queste bozze di parti orchestrali che sono state scritte e le sistemo per tutti gli eventi orchestrali e aggiungo delle parti, per esempio per quanto riguarda i fiati che magari non sono di solito troppo considerati, quindi il mio lavoro è poi quello di arrangiamento di orchestrazione di un materiale di partenza abbastanza grezzo e di aggiunta.

Quando si lavora a una canzone destinata al palco dell’Ariston, si scrive in modo diverso rispetto a un brano “normale”? Quanto pesa il contesto del Festival?
Sì, quando si lavora per un brano che va a Sanremo, quindi che va all’Ariston, chiaramente è diverso rispetto a un qualunque altro arrangiamento di orchestrazione per un brano che non va a Sanremo, per il semplice fatto che il medium principale su cui il pubblico usufruisce per la prima volta del pezzo è un programma TV. Quindi bisogna tenere in considerazione non solo la parte musicale, ma anche il fatto che questa cosa passa per la tv, sia in senso audio, sia in senso visivo. C’è una regia televisiva che dovrà o vorrà inquadrare alcune cose, queste cose vanno tenute a mente come si scrive, perché si scrive anche per far sì che suonino tutti e tutti possano essere inquadrati mentre suonano.

Qual è stata la sfida più grande nella costruzione musicale del brano: trovare l’equilibrio tra immediatezza pop e profondità emotiva?
Direi che una sfida, con brani come questi, è riuscire a bilanciare la necessità, forse anche il fatto che sia corretto avere un’orchestrazione elegante, ricercata, senza però strafare, senza porre in disequilibrio il messaggio, la parte musicale elegante e il messaggio del testo e il fatto che comunque ci vada una componente pop e immediata, che includa una componente pop e immediata e non risulti difficile o poco comprensibile per il grande pubblico.

Da autore, cosa si prova quando una propria composizione prende vita sul palco del Festival di Sanremo? È più tensione o più orgoglio?
Sicuramente più orgoglio che tensione, nel senso che tensione più che altro forse alla prima prova, quando veramente si vede sul campo per la prima volta se quello che hai scritto su carta funziona e suona veramente come avevi in mente. Passato quel momento, dopodiché la tensione scema pian piano. Chiaro, c’è sempre un po’ di preoccupazione perché si è dal vivo e in diretta, però sicuramente fa poi posto all’orgoglio.

Alberto Cipolla intervista
Alberto Cipolla

Sei docente al CPM Music Institute: quanto il confronto quotidiano con gli studenti influenza la tua scrittura? Ti capita di “rubare” energia o intuizioni dalle nuove generazioni?
Sì, certo, mi capita sicuramente di essere influenzato dagli allievi, da ragazzi che vedo qui in CPM. Forse più che rubare intuizioni, rubare energia, il fatto è che frequentando praticamente quotidianamente ragazzi e ragazze di 25 anni al massimo mi tengono aggiornato su cosa succede musicalmente nel mondo, su quelle che sono non solo le ultime tendenze musicali, ma anche proprio sulle nuove tecnologie, nuovi suoni che stanno emergendo e che sono sempre utili da aggiungere al bagaglio tecnico e musicale per un compositore e produttore.

In aula cosa cerchi di trasmettere a chi sogna di scrivere una canzone per Sanremo? Tecnica, disciplina o soprattutto visione?
Cerco di insegnare di essere fedeli a se stessi. L’importante è ascoltare tanta musica, cercare tanta musica diversa e cercare di assorbire quante più cose possibili, quanti più stimoli, quante più idee e poi buttare tutto fuori a studiare, perché lo studio è essenziale per decodificare quello che si ascolta e poi filtrarlo con la propria identità, il proprio modo di vedere le cose.

La scena musicale italiana sta vivendo un momento di grande trasformazione. Da autore e docente, quali cambiamenti ti colpiscono di più nel modo di scrivere e produrre musica oggi?
Quello che mi colpisce da un lato positivo è sicuramente la commistione di generi, sempre di più l’abbattimento delle barriere di generi e quindi sempre di più un pot pourri di stilemi che una volta erano forse più incasellati, più schematici e sempre di più oggi si tende a mischiare le carte in tavola. Una cosa che mi colpisce non sempre positivamente è che ancora vedo, quantomeno in Italia, il cercare di adagiarsi su formule, su schemi, su cose da fare per fare la hit, quando invece magari non servono per forza.

Il tuo progetto “Love, Death and Noise” unisce classica, elettronica e suggestioni cinematografiche. In che modo questo lavoro dialoga con la tua scrittura pop?
Dalla scrittura pop prendo, secondo me, una ricerca della linea vocale, o comunque della linea melodica, della top line, come si dice in gergo pop, cioè il cercare qualcosa che anche all’interno di una scrittura armonicamente più libera o alcune sonorità meno pop ci sia comunque un ascolto, non dico facile, però un qualche tema che sia memorizzabile, cantabile e ricordabile.

Nel disco si percepisce una forte componente emotiva e quasi narrativa. È un album che senti più “personale” rispetto alle produzioni per altri artisti?
Sì, è sicuramente un disco più personale rispetto a scrivere per altri. Ovviamente perché si scrive per se stessi, quindi quello che differenzia è il fatto che non c’è il vincolo di doversi adattare, non deve rappresentare sensibilità altrui, ma rappresentare solo te stesso, che non vuol dire per forza che sia brutto vestire panni altrui, assolutamente. È un lavoro diverso, quello sì.

Guardando al futuro: ti vedi ancora protagonista dietro le quinte del Festival o stai già pensando a nuovi territori musicali da esplorare?
Allora, per il futuro sto cercando un po’ di togliere della nebbia e capire in che direzione stanno andando alcune idee che ho per alcuni brani nuovi, un percorso che comunque andrà avanti, quello della mia produzione, e sto un po’ capendo in che direzione farlo proseguire. Quindi sicuramente all’orizzonte c’è scrittura per me stesso, ci sono delle collaborazioni con alcuni artisti sia già emersi che emergenti, e chiaro per parlare di Sanremo 2027 è ancora presto, siamo ancora al 2026, però è chiaro che si spera sempre in un Sanremo, perché è sempre un’esperienza molto molto bella.

Se dovessi definire Alberto Cipolla oggi con tre parole – autore, docente, compositore – quale senti più vicina e perché?
Delle tre parole penso che comunque mi definirei come compositore. È quella a cui mi sento più affine. Mi piace scrivere e lavorare su pezzi di altri, sicuramente. Mi piace insegnare, ma credo che comunque quella che più mi rappresenti sia compositore. Potrei non insegnare più, potrei non lavorare più per altri, anche se sarebbe in entrambi i casi un dispiacere, ma non potrei non scrivere più musica, in generale. Quindi quello è qualcosa che sono io e che penso farò per tutta la vita.

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Scritto da
Andrea Alessandrini Gentili -

Andrea Alessandrini Gentili è un social media manager e digital strategist italiano che ha collaborato con diverse aziende di rilievo, eventi di musica dal vivo e sport, e personalità del mondo dello sport e della televisione. La sua esperienza nel marketing digitale lo ha reso una figura chiave nello sviluppo e nella gestione di campagne online che aumentano significativamente la presenza del brand e l'engagement del pubblico sulle piattaforme social. Le sue collaborazioni coprono vari settori, riflettendo la sua capacità di adattarsi e creare strategie efficaci per clienti diversi.

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