Dopo aver portato la sua musica sul palco di X Factor 2026, emozionando pubblico e giudici con le personali reinterpretazioni di “Amandoti” dei CCCP e “Cosa mi manchi a fare” di Calcutta, SKEYE torna a raccontarsi attraverso un brano inedito. Da oggi venerdì 2 ottobre è disponibile in radio e sulle piattaforme digitali “ninnananna”, il nuovo singolo di Maria Sara Costanzo, scritto dalla stessa artista e prodotto da Marco Zangirolami, distribuito sulle piattaforme digitali da PIRAMES INTERNATIONAL.
ASCOLTA IL SINGOLO DI SKEYE “ninnananna”
Una canzone intima che parte da quelle notti in cui il sonno non arriva e i pensieri prendono il sopravvento. Al centro c’è l’ansia, trasformata quasi in una presenza fisica con cui condividere la stanza e il silenzio della notte: un groviglio mentale che, anziché conciliare il sonno, finisce per tenerci svegli.
Dopo “POLAROID” e “NON CI CREDO +”, “ninnananna” aggiunge così un nuovo tassello al percorso di SKEYE. L’esperienza a X Factor, la scrittura, il rapporto con Marco Zangirolami, il trasferimento a Milano, la dimensione live e il progetto che sta prendendo forma sono alcuni dei temi che abbiamo affrontato con lei.
SKEYE si racconta a ForYouMag.
“ninnananna” inizialmente sembra una canzone d’amore, poi scopriamo che stai parlando all’ansia. Come è nata l’idea di costruire il brano intorno a questo ribaltamento?
Non ho mai pensato a “ninnananna” come a una canzone d’amore. L’idea era proprio quella di dare un volto all’ansia, quasi fosse una persona con cui mi trovo a condividere la notte. Mi piaceva che il significato si svelasse piano piano, senza essere immediato.
Nel raccontare il singolo hai descritto l’ansia come una persona presente nella tua stanza durante la notte. Quanto c’è di autobiografico in “ninnananna”?
Molto. È una situazione che ho vissuto e che conosco bene: il corpo è stanco, ma la testa continua a funzionare. Ho preso quella sensazione e l’ho trasformata in una conversazione con l’ansia.
Anche questo brano, dopo “POLAROID” e “NON CI CREDO +”, nasce dalla collaborazione con Marco Zangirolami. Come si è evoluta la vostra intesa e quanto sta contribuendo a definire il tuo suono?
Con Marco ormai ci capiamo molto anche senza spiegare troppo le cose. Io parto dal brano e dall’idea che ho in testa, lui riesce a tradurla musicalmente e spesso ad aggiungere qualcosa che non avevo immaginato. Questo confronto per me è molto importante.
“POLAROID”, “NON CI CREDO +” e ora “ninnananna”: questi tre singoli stanno costruendo un percorso. Sono episodi indipendenti o anticipano qualcosa di più ampio?
Sono tre storie diverse e non seguono necessariamente un filo narrativo. A unirle è il modo in cui mi piace scrivere e raccontare quello che vivo. Sicuramente sono l’inizio di un progetto più ampio, sul quale sto continuando a lavorare.
Dopo l’uscita di “ninnananna”, quali saranno i prossimi passi? Ci saranno nuova musica e occasioni per ascoltarti dal vivo?
Sì, ho già altri brani pronti e sto organizzando i prossimi lavori. Vorrei concentrarmi sempre di più anche sulla dimensione live, perché penso che una canzone cambi completamente quando viene condivisa dal vivo.
Ti sei trasferita da Castelforte a Milano per inseguire la musica. Qual è stata la cosa più difficile che hai dovuto lasciare e quella più importante che hai trovato?
La parte più difficile è stata sicuramente la distanza dalla mia famiglia e dagli amici con cui sono cresciuta. Milano mi ha dato invece la possibilità di studiare, lavorare nella musica e confrontarmi ogni giorno con un ambiente molto più grande.
Hai scelto SKEYE come nome d’arte: chi è SKEYE rispetto a Maria Sara? Dove finisce una e comincia l’altra?
SKEYE non è un personaggio che interpreto. È il nome con cui porto fuori una parte di me che nella vita quotidiana mostro meno. In realtà, quindi, non c’è una vera separazione: sono sempre io.
Bon Iver, Harry Styles e Queen sono tra i tuoi riferimenti: mondi molto diversi. Cosa cerchi di assorbire da loro senza rischiare di perdere la tua identità?
Da loro prendo soprattutto la libertà di non avere paura di cambiare. Mi interessa osservare come riescano ad avere un’identità riconoscibile anche attraversando sonorità molto diverse. Non cerco di riprodurre quello che fanno, ma di capire cosa mi fa venire voglia di creare.
Hai già attraversato concorsi, festival e riconoscimenti come il Premio Lunezia. Qual è stato finora il momento in cui hai pensato davvero: “forse questa può essere la mia strada”?
Sicuramente quando ho iniziato a vedere che le mie canzoni venivano riconosciute anche dal punto di vista autorale. Il Premio Lunezia, in particolare, mi ha dato la conferma che la scrittura poteva avere un ruolo centrale nel mio percorso.
Se dovessi raccontare SKEYE a qualcuno che non ha mai ascoltato una tua canzone, senza parlare di generi musicali, quali tre parole useresti?
Istintiva, versatile, emotiva.
Intervista di Andrea Alessandrini Gentili
