Si è chiusa con un’ampia partecipazione di pubblico la prima edizione dell’International Horn of Africa Music Festival, la manifestazione che per tre giorni ha trasformato Milano in un luogo di incontro dedicato alla musica, alla cultura e alle tradizioni del Corno d’Africa. Dal 24 al 26 luglio, il Parco Center ha ospitato un programma ricco di concerti, approfondimenti, esposizioni fotografiche e percorsi enogastronomici, offrendo un viaggio attraverso il patrimonio culturale di Eritrea ed Etiopia.
L’iniziativa ha proposto un format capace di mettere in dialogo spettacolo, divulgazione e tradizione, coinvolgendo artisti, studiosi e appassionati in un percorso di scoperta delle radici musicali dell’Africa orientale.
L’inaugurazione tra musica, fotografia e ricerca culturale
La rassegna si è aperta con “Le radici del suono”, una serata dedicata al valore storico e culturale della musica del Corno d’Africa.
L’organizzatrice Asli Haddas, fondatrice del Gogol’Ostello Spazio Culturale, insieme al fotografo Roberto Polillo, ha introdotto un confronto sul rapporto tra Milano e la musica africana, al quale ha preso parte anche il giornalista Marcello Lorrai.
Nel corso della serata, Tommy Kuti ha raccontato l’evoluzione dell’afrobeat contemporaneo, mentre la docente dell’Università di Torino Valentina Fusari ha presentato la Collezione Checchia, una raccolta di preziose registrazioni storiche restituite alle comunità del Corno d’Africa.
Dall’Ethiopian Vibe all’Eritrean Soul
La seconda giornata, dedicata all’Ethiopian Vibe, ha visto protagonista HaddinQo, artista conosciuto come la “rockstar del masinqo”, che insieme alla sua band ha proposto uno spettacolo capace di fondere sonorità tradizionali e linguaggi contemporanei.
A seguire sono saliti sul palco Tommy T & Ras Metehat, interpreti di una rilettura moderna della musica etiope, dove jazz, soul e funk si intrecciano con le radici dell’Ethio-jazz.
La manifestazione si è conclusa con la giornata “Eritrean Soul”, aperta da un approfondimento dedicato alla tradizione musicale eritrea con Solomun Bahli. A chiudere il festival è stato il concerto della SINIT Band, che attraverso il suono del tradizionale Krar ha accompagnato il pubblico in un coinvolgente momento di festa e danza.
Asli Haddas: “La musica è un ponte tra culture”
Soddisfazione per il risultato ottenuto è stata espressa da Asli Haddas, ideatrice dell’evento e titolare del Gogol’Ostello.
«Questo festival rappresenta un traguardo importante per la conoscenza di uno straordinario patrimonio culturale. Abbiamo portato a Milano l’eccellenza del Corno d’Africa, dimostrando come la musica possa essere un ponte tra profondità accademica ed energia travolgente. Ringrazio il Parco Center di Roberto Polillo per aver ospitato questo viaggio che va oltre gli stereotipi».
Musica, fotografia e sapori della tradizione
Ad arricchire l’esperienza del pubblico non sono stati soltanto gli appuntamenti musicali e culturali. Durante tutta la manifestazione è stato possibile degustare i piatti tipici proposti dal Ristorante Africa di Milano, mentre la partnership con Ethiopian Airlines ha contribuito alla realizzazione dell’iniziativa.
Grande interesse ha suscitato anche la mostra fotografica di Mario Di Bari, dedicata ai protagonisti della scena musicale etiope, ulteriore tassello di un festival nato con l’obiettivo di valorizzare e far conoscere il patrimonio artistico e culturale del Corno d’Africa attraverso linguaggi diversi ma profondamente connessi.