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VDV racconta la generazione dei social nel nuovo singolo “Il mondo da un iPhone”

Con il nuovo brano uscito il 22 maggio 2026, VDV affronta il vuoto digitale, la dipendenza dai social e le “vite a metà” tra online e realtà.

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C’è una generazione intera che vive connessa ventiquattro ore su ventiquattro, costantemente sospesa tra ciò che accade davvero e ciò che invece viene filtrato da uno schermo. Una generazione che spesso si racconta attraverso stories, notifiche e algoritmi, ma che fatica sempre di più a mostrarsi fragile, autentica e imperfetta. È proprio dentro questo cortocircuito emotivo e digitale che si inserisce “Il mondo da un iPhone” (AltaVibe Music), il nuovo singolo di VDV, disponibile dal 22 maggio 2026 su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica.

Nel brano, Veronica Del Vecchio — questo il vero nome dell’artista — trasforma ansie, dipendenze e vuoti contemporanei in un racconto crudo e profondamente generazionale. Le sue barre parlano di “vite a metà”, di identità costruite online, di sorrisi ostentati sui social mentre fuori campo restano silenzi, rabbia e senso di smarrimento. Un pezzo che non cerca scorciatoie né morale facile, ma che sceglie invece la strada della sincerità, mettendo a nudo le contraddizioni di chi oggi cresce in un mondo dove spesso l’algoritmo sembra avere più peso delle emozioni reali.

VDV intervista Andrea Alessandrini Gentili
La cover di VDV “Il mondo da un iPhone”

Anche il videoclip accompagna perfettamente questa atmosfera sospesa: luci fredde, immagini minimali, inquadrature distanti e quel senso costante di isolamento che attraversa tutta la narrazione del pezzo. Un’estetica essenziale che amplifica il vuoto digitale raccontato dalla canzone e restituisce la sensazione di una presenza sempre connessa ma mai davvero vicina.

In questa intervista, VDV ci accompagna dentro il suo universo artistico e personale, parlando senza filtri del rapporto tossico con i social, della pressione dei numeri, della difficoltà di mostrarsi vulnerabili online e della necessità di continuare a scrivere musica capace di lasciare qualcosa oltre uno scroll veloce. Un confronto intenso e attuale che racconta non solo il nuovo singolo, ma anche lo sguardo lucido di un’artista che prova ancora a cercare autenticità dentro un mondo fatto di pixel.

“Il mondo da un iPhone” è fuori dal 22 maggio: che reazione hai avuto leggendo i primi feedback del pubblico?
È stato strano. Da un lato c’è la soddisfazione di vedere che il messaggio è arrivato, che non sono l’unica a sentirsi così. Dall’altro, i commenti stessi mi hanno ricordato quanto siamo dipendenti dallo schermo: la gente mi scriveva sul telefono quanto fosse vero che stiamo troppo al telefono. È un paradosso che mi fa sorridere e riflettere allo stesso tempo.

Questa canzone è più uno sfogo personale o una fotografia della tua generazione?
Entrambe. È la mia fotografia perché sono parte integrante di questa generazione, ma è anche il mio sfogo perché non riesco a guardare questo scenario con distacco. Quando scrivo, la rabbia e la malinconia sono mie, ma le vivo come sintomi collettivi.

Nel brano parli di “vite a metà”, sospese tra online e offline: secondo te stiamo vivendo più attraverso uno schermo che nella realtà?
Assolutamente sì. Non siamo più spettatori delle nostre vite, siamo i curatori del nostro museo personale, Instagram. Il problema è che spesso, curando l’esposizione, dimentichiamo di vivere l’esperienza reale. Siamo diventati molto bravi a mostrare di esistere, meno a sentire di vivere.

In un mondo dove online sembrano tutti felici e perfetti, quanto è difficile raccontare invece le proprie crepe?
È difficilissimo, perché l’algoritmo premia la perfezione estetica e punisce la vulnerabilità. Ma proprio per questo credo sia necessario farlo: la verità è l’unica cosa che può rompere la bolla.

VDV intervista
“Il mondo da un iPhone” è il nuovo singolo di VDV: un viaggio tra social, vulnerabilità
e vite sospese tra online e realtà. Nell’intervista ci racconta tutto senza filtri.

Hai paura che, oggi, senza numeri e algoritmi un artista rischi quasi di non esistere?
Sì, la paura c’è. È un sistema che ti spinge a pensare che se non hai numeri, non sei nessuno. Però sto cercando di resistere: preferisco dieci persone che hanno capito davvero il senso di una mia barra piuttosto che diecimila che hanno ascoltato il brano solo perché un algoritmo lo ha spinto nel loro feed.

Il pezzo ha immagini molto forti e crude: hai scritto di getto o ci hai lavorato a lungo?
Entrambi. Le immagini forti nascono sempre di getto, sono urgenze che devono uscire. Ma poi le lascio decantare. Lavoro molto sulla forma, sul flow.

Nel videoclip tutto sembra freddo, distante, quasi sospeso: volevi rappresentare proprio il vuoto digitale?
Esatto. Volevo trasmettere quel senso di sospensione. Siamo tutti in una sala d’attesa digitale, in attesa di un like, di una notifica, di un segno che dia senso alla nostra giornata. Quel vuoto nel video è lo spazio che resta quando spegni lo schermo.

Il videoclip del nuovo singolo di VDV Il mondo da un iPhone”

Nei tuoi testi c’è sempre molta introspezione: scrivere ti aiuta davvero a stare meglio?
Sì, vi dirò una frase fatta, ma che penso sia la verità assoluta: quando butto fuori le emozioni su carta, il caos che ho dentro si ordina, diventa una storia. Non dico che guarisca, ma sicuramente rende il peso più leggero perché lo vedo da fuori.

Cosa vorresti che restasse addosso a chi ascolta “Il mondo da un iPhone”?
Vorrei che chi finisce di ascoltare la canzone, per un attimo, spegnesse il telefono e si guardasse intorno. Vorrei che capissero che la vita, quella vera, è piena di difetti ed è proprio per questo che vale la pena viverla.

Questo singolo rappresenta un nuovo inizio per VDV o solo il primo capitolo di qualcosa di più grande?
Io penso che tutte le cose nuove rappresentino un nuovo inizio, una nuova consapevolezza di noi stessi. L’unica mia certezza non è sapere dove andrò ma cercare di vivermi il momento.

Un duetto impossibile?
De André a mani basse.

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