Con “Cannibali”, il cantautore siciliano Gero Riggio torna a mettere al centro della sua musica temi civili, sociali e ambientali, confermando un percorso artistico che da anni intreccia canzone d’autore e impegno. Il nuovo singolo, vincitore del Premio Lunezia 2025 nella sezione “Canzoni Sostenibili”, è una riflessione intensa e attuale sul rapporto tra uomo e natura, sulla perdita di empatia e sulla responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti del futuro.
Attraverso immagini semplici e quotidiane, “Cannibali” (Carioca Records/Virgin Music), scritta da Gero Riggio e prodotto e arrangiato da Leo Curiale riesce a trasformare una denuncia sociale in un brano accessibile e profondamente emotivo. Una ballad costruita su un crescendo musicale che accompagna un messaggio preciso: l’umanità rischia di diventare “cannibale di speranza e futuro” quando smette di prendersi cura del mondo che la circonda.
In questa intervista Gero Riggio racconta il significato del brano, il concetto di “ecologia dei sentimenti”, il ruolo della musica nel sensibilizzare su temi ambientali e sociali e il desiderio di continuare a costruire un percorso artistico autentico, lontano dalla superficialità e vicino alle persone.
“Cannibali” ti ha portato a vincere il Premio Lunezia 2025 nella sezione “Canzoni Sostenibili”: quanto conta, oggi, ricevere un riconoscimento che premia non solo la musica ma anche il valore del messaggio?
Tantissimo. Perché la musica e i musicisti devo assumersi questa responsabilità di veicolare messaggi positivi, canzoni che possano in qualche modo attivare quella rivoluzione interiore di chi ascolta. Confido in questo potere della musica.
Nel brano utilizzi immagini molto semplici — una formica, una conchiglia, un ruscello — per parlare di temi enormi. È una scelta nata per arrivare a tutti senza filtri?
Esatto. La semplicità è una strada che percorro spesso. Mi piace molto raccontare le cose con gli occhi della semplicità. Perché lì c’è innocenza, c’è ancora quella magia che ti fa vedere le cose con un altro piglio, più easy, nonostante molte volte si affronti un messaggio serio e che va approfondito.
“Cannibali” ha un linguaggio diretto ma mai aggressivo. Quanto è difficile oggi parlare di ambiente e società senza cadere nella retorica?
Io ascolto quello che mi suggerisce la coscienza ed è un rischio che mi assumo volentieri. A volte siamo troppo di corsa e nemmeno ci accorgiamo che probabilmente le cose più semplici, i gesti apparentemente più scontati, sono quelli a cui non pensiamo mai. E sono quelli più efficaci, sono quelli che ci aprono gli occhi e il cuore.
Definisci il brano un invito all’“ecologia dei sentimenti”. Che significato ha per te questa espressione e quanto pensi manchi oggi nella società contemporanea?
Ecologia dei sentimenti è un termine che ho adottato per definire questa mia canzone: l’amore e il rispetto versa la terra che ci ospita come tema portante. La società di oggi è responsabile della salvaguardia del nostro pianeta. L’uomo è di passaggio e non può pensare di restituire ai propri figli una Terra violentata e inquinata. Dobbiamo esserne custodi gelosi. Si deve lavorare molto su questo.
Musicalmente il pezzo cresce poco alla volta fino a diventare quasi un inno collettivo. Quanto è stato importante costruire questa evoluzione sonora per accompagnare il messaggio del testo?
Mi diverto molto in studio, insieme al mio produttore Leo Curiale, a costruire il vestito più funzionale alle canzoni: tutto deve fondersi in un unico messaggio valido e che possa durare negli anni. “Cannibali” è un testo che va a braccetto con l’arrangiamento: vive momenti di calma, momenti di tensione e momenti di apertura, tutti elementi che caratterizzano il messaggio della canzone.
La tua musica ha spesso affrontato temi civili e sociali. Da dove nasce questa esigenza di raccontare qualcosa che vada oltre la semplice esperienza personale?
Dalla mia sensibilità, credo. D’altronde parlare di cose che riguardano tutti, la collettività, è un gesto di amore e di crescita sia personale che d’insieme. Voglio che la mia musica non sia scontata, voglio parlare di qualunque cosa e voglio farlo sempre in modo propositivo e concreto. Esistono tante canzoni vuote, tante canzoni liquide, che si disperdono dopo poco. Io voglio invece lasciare il segno, sento questa ambizione addosso. E la mia storia parla chiaro.
C’è un passaggio di “Cannibali” a cui ti senti particolarmente legato perché rappresenta davvero il cuore del brano?
“Cannibali di Speranza e futuro, noi siamo gli artefici del nostro destino” credo sia questo il focus da attenzionare. Dentro questa frase c’è una grande verità: l’uomo capace di costruire e distruggere allo stesso momento è un cannibale. L’uomo che è responsabile delle sue azioni, del proprio presente e soprattutto del proprio futuro.
Secondo te oggi la musica può ancora avere un ruolo concreto nel sensibilizzare le persone su temi ambientali e sociali oppure tutto rischia di consumarsi troppo velocemente?
Da sempre esistono artisti molto sensibili a tematiche importanti. Ed è un bene perché le canzoni sono le colonne sonore della nostra quotidianità: in radio mentre si viaggia, in televisione, al supermercato, negli uffici, ovunque propinano musica ed è un bene che qualcuno ci ricordi nella nostra frenesia quotidiana di guardare anche ciò che ci sta intorno e non solo noi stessi.
Nel testo emerge l’idea di un’umanità che spesso distrugge ciò che ama. Pensi che la nostra epoca abbia perso il senso del limite?
Sì, perché a mio avviso si è perso quel senso di comunità che di riflesso costruisce cose importanti per la collettività. Si tende sempre a isolarsi, a pensare esclusivamente al proprio io senza tenere in mente che l’umanità è una rete di persone diverse che arricchiscono, non sottraggono. Se riuscissimo invece a sforzarci di farlo, aumenterebbe la nostra qualità di vita. Bisogna lavorarci costantemente.
Ascoltando “Cannibali” si percepisce una forte componente emotiva ma anche molta speranza. Quando scrivi, senti più il bisogno di denunciare o quello di lasciare una possibilità di cambiamento?
Entrambe le cose. Non può esistere cambiamento senza esame di coscienza. Bisogna che qualcuno ogni tanto ci riporti alla realtà delle cose, anche se a volte è difficile accettarlo. Ma fa parte dell’equilibrio delle cose. È quasi fisiologico.
Dopo anni di esperienze artistiche e progetti legati all’impegno civile, senti che oggi il pubblico sia più disposto ad ascoltare canzoni con un contenuto profondo rispetto al passato?
Bella domanda. Però rispondo col dirti che io faccio musica più per una cura personale che per avere la pretesa di essere capito da tutti. Oggi è difficile, perché il mondo probabilmente ha bisogno di leggerezza piuttosto che di un cantautore che sensibilizzi su temi sociali. Fortunatamente faccio entrambe le cose ma sento di trovare la mia giusta dimensione quando parlo di contenuti, mi viene spontaneo. E io mi affido alla sensibilità di chi ascolta quello che ho da dire. E cercherò sempre di farlo andando a ricercare la modalità più innovativa e intelligente possibile, mai scontata, mai retorica.
Dopo il Premio Lunezia e questo nuovo percorso discografico, come immagini il tuo futuro artistico? Ci sono temi, sonorità o direzioni che senti di voler esplorare ancora di più nei prossimi lavori?
Immagino il mio futuro pieno di canzoni, pieno di musica, pieno di musicisti, di palchi, di sorrisi e di grazie. Voglio sperimentare e costruire un mio mondo musicale arricchendolo di contenuti sempre attuali, sempre originali, sempre più fruibili a un pubblico ampio. Ho costruito un mio spettacolo e spero di portarlo in giro il più possibile.
Intervista di Andrea Alessandrini Gentili

