Tra filosofia, caos interiore e un pop che non rinuncia alla profondità, Maddalena continua a costruire un’identità artistica personale e riconoscibile. Dopo l’uscita dell’intenso “Caro Amico”, la cantautrice romana torna con “Ei Maddalena” (Trident Concerts/ADA Music Italy), il nuovo singolo, prodotto da CanovA disponibile dall’8 maggio scorso in radio e in digitale e accompagnato, da oggi 13 maggio, dal videoclip ufficiale (prodotto da Nsty Space, Alessandro Galizia e Romano Dubbini). Un brano che unisce ironia, inquietudine e voglia di leggerezza, trasformando una riflessione esistenziale in un’esplosione pop capace di far ballare e pensare allo stesso tempo.
ASCOLTA “EI MADDALENA” di MADDALENA
Cresciuta tra Franco Battiato e Lana Del Rey, con una laurea in filosofia estetica alle spalle e un percorso live che l’ha portata ad aprire i concerti del PalaJova e del tour di Cristiano De André, Maddalena appartiene a quella nuova generazione di artiste che scelgono di esporsi senza filtri, mescolando fragilità e consapevolezza. In “Ei Maddalena” prende forma un dialogo con sé stessa, nato dal celebre pendolo di Schopenhauer e trasformato in una canzone che invita a riconoscere quei brevi istanti di felicità che attraversano il rumore quotidiano.
Noi di For You Mag l’abbiamo incontrata per parlare del nuovo singolo, del rapporto tra musica e pensiero, della libertà di mettersi in discussione e di quel bisogno, sempre più contemporaneo, di trovare “un centro, ma senza troppa gravità”.

“Ei Maddalena” ha un titolo che sembra quasi una chiamata, un’esclamazione rivolta a te stessa. Come nasce questa idea?
“Ei Maddalena” nasce come un’esclamazione autoironica rivolta a me stessa, quasi un invito ad aprire gli occhi e riconoscere quei rari momenti di felicità quando si manifestano. “Ei Maddalena, la luna è piena come te, come me…”: la luna piena appare solo una volta al mese, proprio come certi stati di grazia che attraversano la nostra vita. Parto dall’idea che la felicità sia una condizione fragile e temporanea, “un istante breve che corre veloce tra noia e rumore”. Quello che possiamo fare, però, è accorgerci di quell’istante, trattenerlo il più possibile ed esserne grati. Ognuno di noi dovrebbe imparare a riconoscere la propria “luna piena”.
Nel brano riesci a mescolare leggerezza pop e pensieri molto profondi: quanto è difficile trovare questo equilibrio senza risultare troppo “intellettuale” o troppo leggera?
È un equilibrio delicato, e non sempre facile da raggiungere, ma per me è fondamentale riuscire a far convivere testi profondi e sonorità pop. È proprio in questo incontro tra leggerezza musicale e densità emotiva che sento di trovare la mia identità artistica.
prodotto da Nsty Space (Alessandro Galizia e Romano Dubbini)
Hai citato il pendolo di Schopenhauer come ispirazione del pezzo: pensi che oggi la tua generazione viva davvero sospesa tra noia e rumore continuo?
Credo che la condizione umana sia naturalmente attraversata da quella sospensione di cui parla Schopenhauer nella metafora del pendolo. La felicità, purtroppo, non è uno stato permanente, ma qualcosa di fugace, intermittente, sempre in bilico tra desiderio e inquietudine.
Dentro questa canzone c’è molta autoironia. Scrivere di sé con sincerità ti fa sentire più libera o più esposta?
Penso sia importante affrontare tutto con una certa leggerezza, perché anche i concetti più profondi possono essere raccontati in modo immediato, vitale e persino allegro attraverso una canzone. Essere liberi significa anche esporsi e accettare di mettersi in discussione, ma credo ne valga sempre la pena.
La produzione di CanovA dà al brano un’anima molto contemporanea. Come avete lavorato insieme per costruire il sound di “Ei Maddalena”?
Canova è un professionista straordinariamente eclettico, capace di comprendermi profondamente e di costruirmi addosso il vestito musicale più adatto. Ha saputo valorizzare la mia identità senza snaturarla.
Crescendo tra artisti come Battiato e Lana Del Rey, qual è stata la lezione artistica più importante che ti hanno lasciato?
Lana Del Rey e Franco Battiato sono stati due punti di riferimento fondamentali nella mia formazione artistica. Da una parte la ricerca spirituale e il pensiero sofisticato di uno dei più grandi cantautori italiani, dall’altra una pop star unica, con un immaginario sonoro ed estetico fuori dal tempo.

ma credo ne valga sempre la pena.” — Maddalena, a ForYouMag.net
Prima di dedicarti totalmente alla musica hai studiato filosofia estetica. In che modo quel percorso entra ancora oggi nel tuo modo di scrivere?
Credo che ognuno di noi sia inevitabilmente il risultato delle esperienze che ha vissuto, quindi sì, i miei studi hanno lasciato un segno importante nel mio percorso artistico. Spesso parto da concetti filosofici incontrati durante gli anni di studio per poi rielaborarli in musica, cercando di renderli più essenziali, accessibili ed emotivi, come è successo anche in questo singolo.
Dopo esperienze live importanti come il PalaJova e il tour di Cristiano De André, cosa hai scoperto di te stessa sul palco?
Il palco è qualcosa di imprevedibile, un’esperienza che non puoi davvero comprendere finché non la vivi. Non sapevo se potesse diventare il mio posto nel mondo quanto lo è sempre stato lo studio. Poi, una volta salita, ho capito che non sarei più voluta scendere.
“Ei Maddalena” sembra raccontare il caos interiore senza però viverlo in maniera negativa. Pensi che oggi siamo troppo ossessionati dall’idea di dover essere sempre “a posto”?
La ricerca dell’ordine perfetto mi sembra spesso fuorviante, a volte persino dannosa. Cosa significa davvero “sentirsi a posto”? Forse dovremmo preoccuparci meno della perfezione e imparare, piuttosto, a sentirci bene.
Questo singolo apre una nuova fase del tuo percorso artistico: che tipo di mondo musicale stai costruendo attorno a Maddalena?
Il desiderio più grande che ho è scrivere canzoni che riescano ad arrivare prima al corpo, poi al cuore e infine al pensiero. Non è semplice creare qualcosa che faccia ballare, emozionare e riflettere allo stesso tempo, ma è esattamente ciò a cui aspiro. Grazie.
Intervista di Andrea Alessandrini Gentili