“46” non è soltanto una canzone, ma una confessione messa in musica. Nel nuovo singolo pubblicato lo scorso 24 aprile per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy, Grace ha scelto di raccontare senza maschere una delle pagine più difficili della sua vita: la lotta contro i disturbi alimentari e il peso emotivo di una relazione tossica e manipolatoria. Un brano intenso e profondamente autobiografico, nato da ferite reali che l’artista ha deciso di trasformare in parole, immagini e consapevolezza.
Il titolo richiama quel numero segnato sulla bilancia che, nel momento più buio, era diventato il simbolo di un dolore silenzioso. Oggi, invece, “46” rappresenta una rinascita. Anche il videoclip sceglie la strada dell’autenticità assoluta: nessuna costruzione artificiale, nessun filtro sulle emozioni, ma lacrime vere e frammenti di realtà lasciati volutamente nel montaggio finale.
Abbiamo incontrato Grace per parlare di questo brano così personale, del coraggio necessario per esporsi senza protezioni e del dialogo che vuole creare con chi, ascoltandola, potrebbe riconoscersi nelle sue parole.
“46” è un titolo molto forte e simbolico: quando hai capito che quel numero poteva diventare una canzone e non solo un ricordo doloroso?
Ho capito che poteva diventare una canzone nel momento in cui ho smesso di vedere quel numero solo come una ferita. Per tanto tempo “46” è stato qualcosa che tenevo dentro di me e che facevo fatica perfino a nominare. Poi ho capito che trasformarlo in musica poteva dare un senso a tutto quello che avevo vissuto e forse aiutare anche qualcun altro a sentirsi meno solo.
Nel brano racconti disturbi alimentari e una relazione violenta: quanto è stato difficile trasformare esperienze così intime in musica condivisa?
È stato molto difficile, perché significa rivivere emozioni che per anni ho cercato di nascondere. Però credo che la musica serva anche a questo: a trasformare qualcosa di doloroso in qualcosa che possa arrivare agli altri. Non volevo raccontare una storia perfetta, ma una storia vera.
C’è una frase che colpisce molto: “abitavo un corpo che non era il mio”. Oggi che rapporto hai con te stessa?
Oggi sicuramente più sano e consapevole. È stato un percorso lungo, fatto di alti e bassi, ma ho imparato ad ascoltarmi e ad accettarmi di più. Quella frase rappresenta un periodo in cui non mi riconoscevo più, mentre oggi sento finalmente di appartenere di nuovo a me stessa.
“46” è più una liberazione personale o un messaggio per chi sta vivendo situazioni simili?
Entrambe le cose. Sicuramente è stata una liberazione personale, perché scriverla mi ha aiutata a chiudere definitivamente un cerchio. Ma spero anche che possa essere un messaggio per chi sta vivendo qualcosa di simile, perché spesso nei momenti più difficili ci si sente completamente soli.
Nel videoclip hai scelto di non filtrare nulla, nemmeno le lacrime: è stata una scelta artistica o una necessità emotiva?
Direi entrambe. Artisticamente volevo che tutto fosse il più autentico possibile, senza costruzioni troppo finte o patinate. Ma allo stesso tempo era impossibile raccontare un brano così personale senza lasciarmi andare davvero alle emozioni.
Quanto pensi sia importante oggi, soprattutto per il pubblico giovane, vedere una narrazione così cruda e reale?
Tantissimo. Viviamo in un periodo in cui spesso si mostra solo la parte perfetta della vita, mentre credo sia importante parlare anche delle fragilità. Penso che vedere qualcosa di vero possa aiutare molte persone a sentirsi comprese e meno sbagliate.
La tua musica viene descritta come “senza filtri”: c’è mai stato il rischio di esporsi troppo?
Sì, soprattutto in passato avevo molta paura del giudizio degli altri. Però oggi ho capito che la mia forza sta proprio nell’essere sincera. Ovviamente ci saranno sempre parti di me che terrò private, ma credo che per arrivare davvero alle persone serva autenticità.
Le tue influenze spaziano da Amy Winehouse a Lady Gaga fino al cantautorato moderno: in “46” quale parte di te prevale di più?
Sicuramente la parte più vulnerabile e autentica. In “46” c’è tantissimo della mia scrittura personale, ma anche quell’intensità emotiva che ho sempre amato negli artisti che mi hanno ispirata. È il brano in cui mi sento più trasparente in assoluto.
Rispetto ai tuoi brani precedenti come “Peggiore Mostro” o “Tilt”, cosa rappresenta “46” nel tuo percorso artistico?
Rappresenta un passo molto importante, forse il più coraggioso fino a oggi. Nei brani precedenti raccontavo emozioni e momenti difficili, ma con “46” ho deciso di entrare ancora più a fondo dentro me stessa e mostrare lati di me che avevo sempre tenuto nascosti.
Parli spesso di resilienza e rinascita: oggi ti senti arrivata a un equilibrio o è ancora un processo in evoluzione?
Penso sia ancora un processo in evoluzione. Credo che non si smetta mai davvero di crescere o guarire completamente. Però oggi mi sento sicuramente più forte e più consapevole rispetto al passato.
Il tuo progetto punta a parlare a una generazione consapevole e ambiziosa: che tipo di dialogo vuoi creare con chi ti ascolta?
Vorrei creare un dialogo sincero, dove chi ascolta possa sentirsi libero di essere sé stesso senza paura. Voglio che la mia musica faccia sentire le persone comprese, ma anche spinte a trovare la propria forza e la propria identità.
Dopo un brano così intenso, cosa dobbiamo aspettarci dal tuo prossimo capitolo musicale? Continuerai su questa linea autobiografica o cambierai direzione?
Sicuramente continuerò a raccontare me stessa, perché è il modo più naturale che ho di scrivere. Però ogni brano avrà un mondo diverso. Mi piace l’idea di evolvermi continuamente, sia musicalmente che emotivamente, senza perdere autenticità.
Intervista di Andrea Alessandrini Gentili

