Il giovane cantautore si racconta a ForYouMag.net tra amore, rimpianto, ricerca della propria identità e un progetto discografico atteso nel 2027.
C’è il rimpianto per ciò che non è stato detto, la mancanza di qualcuno che si sta allontanando e il desiderio di poter tornare indietro. Nasce da queste emozioni “Hold Me”, il singolo d’esordio di L!O (distribuito da Warner Music Italia, che vede il management a cura di AltaVibe Music, le edizioni a cura di CHIESA & Partners e il supporto di G-Box), disponibile sulle piattaforme digitali dal 18 settembre 2026 e primo passo di un percorso artistico che guarda già al futuro.
ASCOLTA L!O – Hold Me
Il brano parte da un’esperienza personale e mette al centro quel momento in cui ci si rende conto del valore di un legame quando forse è ormai troppo tardi. Amore, assenza, parole rimaste in sospeso e il desiderio di una seconda possibilità trovano così spazio in una scrittura intima, accompagnata da un sound pop contemporaneo che L!O vuole rendere uno dei tratti distintivi della propria musica. È lo stesso artista a spiegare come “Hold Me” racchiuda già la sua idea di musica: unire qualcosa di autentico e personale a sonorità più immediate, pop ed elettroniche.
Ma “Hold Me” è soltanto l’inizio. L!O sta infatti lavorando al suo primo progetto discografico, previsto nel 2027, all’interno del quale continuerà a raccontare amore, relazioni, pensieri e sentimenti attraverso esperienze che appartengono al suo vissuto. Un racconto destinato a svilupparsi brano dopo brano, senza rinunciare alla sperimentazione e alla ricerca di un suono sempre più personale.
A ForYouMag.net L!O racconta il significato del suo debutto, il rapporto con il pianoforte e la scrittura, le influenze internazionali, le seconde possibilità e la necessità di trovare una propria identità in un panorama musicale dominato anche da social, numeri e algoritmi. Con un obiettivo che sembra già molto chiaro: non diventare semplicemente un contenuto da consumare, ma costruire una musica capace di conservare verità, autenticità e valore.
“Hold Me” è il tuo primo singolo ufficiale: perché hai scelto proprio una canzone così intima e vulnerabile per presentarti al pubblico?
“Hold Me” è il brano che ho deciso di presentare per primo al pubblico perché credo riesca a contenere e riassumere, in una sola canzone, quella che è la mia idea di musica e, soprattutto, la musica che voglio fare: dal punto di vista del contenuto, del sound e dell’espressione di me stesso. In questo brano racconto una mia storia adolescenziale in maniera nuda, reale e senza filtri. Credo che questo sia un elemento fondamentale nella musica: essere autentici, raccontarsi davvero, per dare a chi ascolta la possibilità di riconoscersi e ritrovarsi nella musica. È proprio questo che spero di riuscire a fare attraverso i miei brani. “Hold Me” ha inoltre un taglio pop internazionale che vorrei rendere caratterizzante della mia musica. Il brano mette insieme due facce della stessa medaglia: da una parte un contenuto intimo e personale, raccontato in maniera autentica e reale, anche quando farlo non è semplice; dall’altra un sound più leggero e immediato, costruito attraverso un grande lavoro dal punto di vista armonico e melodico e accompagnato da sonorità pop ed elettroniche che contribuiscono a definirne un’identità musicale precisa. Scelgo quindi “Hold Me” come primo brano da presentare perché sento che contiene me, la mia storia e il mio modo di raccontarla, ma anche la mia idea di musica: condivisione, contenuto e possibilità di ritrovarsi nella musica.
Nel brano racconti il momento in cui ci si rende conto del valore di una persona quando ormai si sta allontanando. È più difficile convivere con un amore finito o con il pensiero di quello che avremmo potuto fare diversamente?
Nel mio brano racconto proprio quella sensazione di mancanza e di vuoto che ti rimane quando una persona si allontana da te, o almeno quando ti sembra che si sia allontanata. Ed è per questo che dico “All I want is you to hold me”: alla fine, in quel momento, tutto quello che avrei voluto era semplicemente che lei mi stringesse. Credo che quando finisce un amore, una storia o anche solo un rapporto importante con una persona, per quanto faccia male, ci sia comunque un momento in cui capisci che è finita. È successo qualcosa, è stato vissuto e poi è terminato. Il rimpianto invece è diverso, perché ti lascia sempre con il dubbio di come sarebbe potuta andare. Inizi a pensare: se avessi parlato prima, se avessi fatto qualcosa di diverso, se avessi insistito di più, se avessi perdonato… E forse è proprio questo che lo rende così difficile da lasciar andare, perché mentre il dolore per qualcosa che è finito prima o poi devi imparare ad attraversarlo, il rimpianto ti fa continuare a riscrivere la storia nella tua testa. Non so se sia più doloroso, sinceramente. Però so che proprio quel sentimento, quella mancanza e tutte quelle domande che mi portavo dietro hanno fatto nascere questa canzone. E penso che sia anche per questo che è venuta fuori così autentica, perché in qualche modo racconta esattamente quello che stavo provando in quel momento.
C’è un verso molto diretto, “All I want is you to hold me”. Quanto è difficile mettere dentro una canzone qualcosa che magari nella vita reale non sei riuscito a dire?
Nel brano, anche attraverso frasi come questa, cerco di descrivere quello che provo in maniera molto reale, nuda e intima. Non è per niente facile, anche perché va un po’ contro il mio carattere: non sono una persona che tende ad aprirsi molto o a mostrare così apertamente le proprie emozioni. Però era una sfida che sentivo di dover affrontare e che, in qualche modo, ritenevo quasi obbligatorio superare prima di pubblicare qualcosa di mio. Volevo essere sicuro di riuscire a mettere nella mia musica qualcosa di vero, senza nascondermi troppo. Vorrei che la mia musica fosse reale, vera e autentica, un po’ come la musica che ha sempre ispirato me e che mi ha accompagnato negli anni. Proprio perché era autentica e parlava di emozioni vere, riuscivo a ritrovarmi in quelle canzoni e a sentirmi rappresentato. Adesso spero di riuscire a fare la stessa cosa con la mia musica: raccontare qualcosa di mio, in cui magari qualcun altro possa riconoscersi e sentirsi meno solo.
“Hold Me” parla anche di una seconda possibilità. Tu credi davvero nelle seconde possibilità in amore oppure, a volte, desiderarle significa soltanto avere paura di lasciare andare qualcuno?
Credo nelle seconde possibilità, però penso che dipenda molto da come ci si arriva. A volte senti davvero che c’è ancora qualcosa da vivere e che, con una consapevolezza diversa, si possa ricostruire qualcosa. Altre volte, invece, desiderare una seconda possibilità nasce semplicemente dalla paura di lasciare andare qualcuno. Io non ho una risposta assoluta, perché quando sei dentro a una situazione è difficile capire se vuoi davvero quella persona o se hai solo paura di perderla. Ed è proprio da questo contrasto che nasce la canzone: da una parte il desiderio di lasciar andare, dall’altra la speranza che possa ancora esserci una possibilità. Ho cercato di raccontare questo contrasto anche attraverso il sound, mettendo insieme un contenuto molto intimo e malinconico con un’energia musicale più aperta e liberatoria.
Il pianoforte è il tuo strumento principale. Quando nasce una canzone, arriva prima quello che senti, una frase oppure sono proprio le mani sul pianoforte a suggerirti dove andare?
Le mie canzoni nascono quasi sempre da un concept, da un’idea precisa di quello che voglio raccontare e del contenuto che voglio trasmettere. Da lì, insieme ai miei autori e collaboratori, che devo ringraziare davvero mille volte, decidiamo che direzione prendere musicalmente. Ovviamente, essendo il piano il mio strumento, spesso è anche da lì che mi piace partire. È un po’ il modo che ho per capire se un’idea funziona davvero: per me una canzone è buona quando si regge in piedi anche nella sua forma più semplice, quasi spoglia, magari solo piano e voce. Poi possiamo aggiungere suoni, produzione ed elettronica, ma se la melodia e l’armonia funzionano già così, allora sento che c’è qualcosa di valido. A volte però partiamo da una melodia o anche da un semplice suono elettronico che ci ispira. In qualche modo ci lasciamo trasportare dall’emozione e cerchiamo, partendo da una base armonica definita, di racchiuderla in una sorta di scatola che poi chiamiamo canzone. E la speranza è che, una volta aperta, chi ascolta possa trovare dentro qualcosa di vero, reale e, perché no, anche piacevole.
Nella tua musica c’è un evidente respiro pop internazionale e tra i tuoi riferimenti troviamo Justin Bieber e Sam Smith. Come si passa dall’avere dei modelli importanti al trovare una voce che, dopo pochi secondi, faccia dire: “questo è L!O”?
Si passa lavorando e rifacendosi a questi modelli e cercando di apprenderne le sfumature tecniche ed espressive per poi inserirle nella propria modalità di canto e d utilizzarle nella fase di composizione delle canzoni per espandere la propria capacità vocale e rendere il proprio modo di cantare assolutamente personale. La particolarità del timbro, l uso del falsetto e la modalità di fare “run” discendenti sono tre delle caratteristiche che utilizzo per personalizzare quella che e la mia modalità di canto.

con cui apre un percorso musicale fatto di emozioni, autenticità e ricerca di una voce personale
“Hold Me” arriva come primo tassello di un percorso che porterà al tuo progetto discografico d’esordio nel 2027. Quanto racconta già della direzione che vuoi prendere e quanto, invece, dobbiamo ancora scoprire di L!O?
“Hold Me” è solamente il primo tassello di quello che sarà il mio futuro progetto musicale. Diciamo che questo brano ci svela in parte la direzione che prenderà il progetto: proprio come in questa canzone, parlerò di amore, relazioni, pensieri, sentimenti e, più in generale, della mia storia. Questo è solo l’inizio di un insieme di canzoni che nascono da un vissuto reale e personale, dal mio vissuto. Ogni brano racconta qualcosa di me e, messi insieme, questi pezzi diventano quasi una storia unica, che si può vivere passando da una canzone all’altra. È proprio questa continuità, e il fatto di aver costruito un racconto così intimo e personale, che mi rende particolarmente fiero del lavoro che sto facendo. Il fatto che “Hold Me” possa già raccontare in parte quale sarà la direzione del progetto, però, non significa che non ci saranno sorprese. Anzi, credo che una parte importante di questo percorso sarà proprio la ricerca del mio suono, anche attraverso viaggi e sperimentazioni che potranno portarmi verso sonorità più pop, ma anche più classiche. L’obiettivo, però, rimarrà sempre lo stesso: raccontare me stesso e la mia storia nel modo più intimo, sincero e reale possibile.
Oggi un giovane artista deve confrontarsi anche con social, numeri, algoritmi e la necessità di mostrarsi continuamente. Come fai a proteggere la parte più autentica della tua musica dal rischio di trasformarti anche tu in un “contenuto”?
Essere un artista emergente oggi significa necessariamente confrontarsi con il mondo dei social. Da una parte sono uno strumento fondamentale per dare visibilità alla propria musica e raggiungere le persone, dall’altra credo che ci sia il rischio che la musica perda parte del suo valore, diventando semplicemente uno dei tanti contenuti da consumare. Per questo, anche se utilizzo i social e promuovo la mia musica, cerco sempre di mettere al primo posto la musica stessa. Cerco di realizzare brani realmente suonati, dando valore agli strumenti e a tutto ciò che permette di percepire concretamente ciò che sto creando. Per me è importante che dietro una canzone ci sia qualcosa di vero e tangibile, che possa essere sentito e vissuto al di là dello schermo. È difficile, soprattutto oggi, ma il mio obiettivo è proprio quello di creare musica che abbia un valore a prescindere dalla sua esposizione sui social, qualcosa che possa andare oltre il semplice contenuto. In fondo, vorrei che la mia musica non fosse soltanto il sottofondo della vita di qualcuno, ma, almeno si spera, la sua colonna sonora.
Essere all’inizio significa avere davanti moltissime possibilità, ma anche dover capire che artista si vuole diventare. C’è qualcosa che oggi sai già con certezza di non voler sacrificare, anche se un domani potesse renderti più semplice arrivare al successo?
Credo che come artista io non debba rinunciare assolutamente allo studio della materia musicale, allo sviluppo dell arte della composizione delle canzoni ed all apprendimento della tecnica vocal. Questo perché, secondo me, questi elementi rappresentano le fondamenta sulle quali costruire un percorso da artista.
Immaginiamo di risentirci tra qualche anno, dopo dischi, concerti e tante esperienze importanti: quale caratteristica del L!O che oggi pubblica “Hold Me” vorresti ritrovare ancora intatta?
La caratteristica che spero di mantenere anche quando ci risentiremo tra qualche anno è quella di essere un artista vero e autentico, nella mia semplicità. Una semplicità che, per quanto possa sembrare facile da raggiungere, credo sia in realtà una delle cose più difficili. Vorrei che nei miei brani rimanesse la stessa verità che c’è oggi, raccontata con la stessa sincerità e naturalezza che li rende reali e permette loro di arrivare alle persone. È proprio questo, in fondo, il motivo per cui faccio musica: per gli altri, per riuscire a trasmettere qualcosa e, magari, far stare bene qualcuno, così come la musica ha fatto con me e continuerà sempre a fare.
Intervista di Andrea Alessandrini Gentili
