C’è un modo preciso di guardare al passato senza restarne prigionieri, ed è quello che pratica Renato D’Amico. Bacio Piccolino, il brano attualmente in radio e in digitale, segna un nuovo tassello nel percorso di un artista che fonde calore mediterraneo, immaginario italo-disco e una scrittura capace di tenere insieme leggerezza e profondità. Nato in Sicilia e cresciuto musicalmente tra strumenti, studio e produzione, D’Amico costruisce un sound che dialoga apertamente con la tradizione degli anni ’70 e ’80, ma lo fa con una consapevolezza contemporanea, senza nostalgia di maniera.
Nel suo universo convivono riferimenti importanti – da Lucio Battisti della svolta più audace e sperimentale, a Franco Battiato, fino al groove visionario e spesso dimenticato di Enzo Carella – e un’urgenza espressiva che nasce dall’esperienza personale, dalle estati siciliane, dai legami e dai passaggi di crescita. Un equilibrio che si riflette anche nella sua recente esperienza a Sanremo Giovani, vissuta non come punto di arrivo ma come banco di prova, un’occasione per misurare il proprio linguaggio in un contesto ad alta esposizione.
Polistrumentista, produttore e autore, Renato D’Amico affronta la scrittura come un processo aperto, dove l’autonomia tecnica convive con il confronto e la collaborazione. In questa intervista ci accompagna dentro le sue influenze, il rapporto con le radici siciliane, l’esperienza sanremese e il modo in cui il passato musicale diventa materia viva, pronta a parlare al presente
La tua musica guarda molto agli anni ’70 e ’80: quali sono gli artisti di quel periodo che hanno influenzato maggiormente il tuo sound?
Sicuramente Battisti è il punto di partenza, ma parlo di quello della ‘svolta bianca’ o di Anima Latina: quel coraggio di mettere la batteria dritta e secca mentre intorno tutto è astratto. Battiato mi ha insegnato che puoi essere colto e pop nello stesso istante, senza chiedere scusa a nessuno. E poi c’è Enzo Carella. Lui è fondamentale per l’approccio al groove quel funk sporco, che in Italia pochissimi hanno saputo replicare con quella naturalezza.
Quanto influiscono le tue origini siciliane nella tua scrittura e nella scelta delle sonorità?
Le mie radici siciliane influenzano tantissimo quello che scrivo. In fondo, quasi tutte le mie canzoni nascono da esperienze che vivo in Sicilia. Per quanto riguarda il suono, l’influenza c’è ma è più sottile: mi lascio trasportare soprattutto dall’energia dell’estate. È una stagione che mi ispira profondamente e che cerco di trasmettere in ogni mia traccia.
Com’è stata l’esperienza di presentare “Bacio Piccolino” a Sanremo Giovani? C’è un aneddoto particolare legato a quel palco?
Guarda, presentare Bacio Piccolino a Sanremo Giovani è stata un’esperienza di quelle che ti formano davvero. Non ho un aneddoto buffo in particolare .Gestire l’esibizione con tutte le telecamere che ti girano intorno non è stato affatto semplice, ma è stato un bell’esame.
In che modo la partecipazione a una vetrina così importante ha influenzato il tuo percorso artistico recente?
A dire il vero il mio percorso non è cambiato radicalmente , non credo che siano necessariamente queste le esperienze a determinare una vera svolta artistica. Tuttavia, è stato un ottimo punto di partenza per testare il mio lavoro e osservare la risposta del pubblico in un contesto così rilevante.
Essere un polistrumentista ti aiuta nella fase di scrittura per Sanremo o rende più complesso scegliere la direzione del brano?
Essere un polistrumentista aiuta molto nella fase embrionale, perché mi permette di registrare autonomamente lo ‘scheletro’ del brano. Tuttavia, il confronto resta fondamentale, collaboro spesso con altri musicisti, tra cui il mio caro amico e chitarrista Giuliano Nicchiarico, il cui contributo è per me prezioso.
