C’è un momento preciso in cui tutto cambia: quando un amore che sembrava assoluto si rivela improvvisamente un’illusione. È da lì che nasce Grazie, il nuovo singolo di Clara Moroni uscito lo scorso 23 gennaio. Un brano intenso e diretto che segna una svolta netta nel suo percorso solista.
Ispirato dalla visione di un documentario su Sinéad O’Connor e prodotto da Fabrizio Simoncioni, Grazie è una canzone scritta di getto, viscerale, capace di trasformare la gratitudine in un atto di consapevolezza e rottura. Uscito lo scorso 23 gennaio, il singolo si accompagna a un videoclip potente girato a Lecce, tra immagini di lotta, fuga e liberazione. Con Clara Moroni abbiamo parlato di questo nuovo capitolo artistico, del bisogno di libertà e della forza necessaria per ripartire da sé.
“Grazie” nasce da un’illuminazione improvvisa dopo la visione di un documentario su Sinead O’Connor. Cosa ti ha colpito così profondamente da trasformare un’idea bloccata in un brano scritto di getto?
La storia di Sinead mi ha sempre colpito. Vedere quella donna, non più giovane, che ha sempre cercato di mortificare la sua incredibile bellezza, per rendere più credibile il messaggio che voleva dare al mondo. La ferocia in con cui l’hanno assalita, cercando di distruggerla ed ora sentirla dire “Grazie a tutto e tutti” per quello che ha vissuto e che l’aveva resa quello che era, coraggiosa, temprata e dolcissima, ecco, li’ ho capito che c’era bisogno di una parola come GRAZIE per il mio pezzo.
Nel testo racconti il momento esatto in cui un amore apparentemente perfetto si rivela un’illusione. È una canzone più di consapevolezza o di liberazione?
In realtà non è una canzone d’amore su una persona esistente. Sono dei grazie che vorrei aver rivolto ad altre persone, questo avrebbe voluto dire essere state amate, capite, supportate, aiutate, rispettate. Invece alla fine sono dei Grazie che io dico a me stessa, per essermi amata, compresa, aiutata, incoraggiata. Con tutte le conseguenze che ne derivano, sia fisiche che psichiche, in certi momenti fino a rasentare la follia per la difficolta’ di non capire perche’ viviamo come viviamo, senza amore, senza compassione, senza vicinanza.
La parola “grazie” è spesso associata alla gratitudine, qui invece assume anche un sapore amaro. Quanto è stato importante ribaltare questo significato?
Non lascia un sapore amaro, ti fa entrare in uno stupore a cui non puoi abituarti. Quanto è cattivo l’essere umano, o quanto è stupido l’essere umano, specialmente con se stesso, coi propri simili, con la natura, la fauna e con questo pianeta che è l’unica possibilità di sopravvivenza che abbiamo.
Dopo tanti anni al fianco di Vasco Rossi, oggi sei totalmente concentrata sul tuo percorso solista. Che differenza senti, artisticamente e umanamente, rispetto al passato?
Nasco come cantautrice e ho fatto due dischi prima di iniziare a collaborare nel progetto Vasco Rossi, sia su disco che live dal 96 al 2017 (Modena Park). Nel frattempo ho fatto 3 album ed un EP da solista. Vasco e’ stato uno sballo pazzesco, ma credevo in quel progetto. Quando lavoro per me stessa, mi diverto molto meno, perché sono esigente, perfezionista e stakanovista. E poi, mi stresso!
Questo nuovo progetto ha un’anima dichiaratamente rock, molto diretta e potente. È il suono che senti più vicino a chi sei oggi?
Ho portato al produttore più bravo d’Italia, Fabrizio Simoncioni, una pre-produzione che ha stupito anche lui tanto era fuori da ogni canone commerciale mainstream e quanto, gia’ dura, la volevo portare a picchiare ancora di piu’. Siamo saliti sul quel cavallo imbizzarrito e abbiamo cominciato a cavalcare velocemente e pericolosamente. In questo viaggio, ho portato con me anche Fidel Fogaroli (Verdena) che ha saputo tirare fuori la mia follia musicandola come un film di Tim Burton.
La produzione di Fabrizio Simoncioni è incisiva e senza compromessi. Com’è stato lavorare insieme e cosa ha portato di nuovo alla tua musica?
Ci siamo capiti subito. Anzi lui mi ha capito e come solo i grandi e veri produttori sanno fare, si è messo al servizio del progetto, dell’artista, senza portare neanche un’oncia del proprio Ego, anzi mi ha donato il suo sapere e la sua esperienza pluripremiata coi numeri VERI, non con i click. Forse questo perche’ veniamo entrambe da esperienza di lavoro negli Stati Uniti, dove il concetto di produrre e fare musica ha delle connotazioni diverse.
Il videoclip, girato a Lecce, non racconta la canzone in modo didascalico ma per simboli: lotta, fuga, ribellione. Quanto conta per te oggi il linguaggio visivo nel completare un brano?
Ho girato il video con Mauro Russo. La prima volta che abbiamo lavorato insieme e’ stato quasi 15 anni fa. Lavorare con Mauro e’ come fare un film, dentro un videoclip che fa parte di un film che non sai bene come finira’. Anche questo mi piace moltissimo. Non sopporto chi lavora per cliché’. Per quello che mi riguarda, e’ finita l’epoca degli impiegati della musica. Voglio solo i folli!
Le tre ambientazioni del video – il ring, la moto nella notte, la rage room – sembrano tappe di un percorso interiore. Ti rappresentano come donna oltre che come artista?
Al momento non capivo, poi Mauro mica ti spiega niente! Poi, le visioni che ha avuto le ho interpretate e forse capite. Di sicuro sono una che prenderebbe a pugni volentieri un sacco di persone. Di sicuro fuggire nella notte, la notte, e’ il mio ambiente naturale. Di sicuro, non mi amano il coraggio di ribellarmi allo status quo imposto da qualcuno o qualcosa. Spaccando tutto e pagandone le conseguenze. Anche pagare i danni in cash!
Dopo una carriera così ricca di collaborazioni e attraversamenti musicali, senti di essere arrivata a una fase più istintiva e senza filtri?
Mi sento quasi pronta. Quasi matura. Quasi consapevole. Ma sono Scorpione ascendente Scorpione, troppo mutevole. Per me non la parola capolinea arrivera’ solo al mio funerale.
“Grazie” è il primo passo di un nuovo album: che tipo di viaggio dobbiamo aspettarci e quale parte di Clara Moroni non abbiamo ancora ascoltato?
Non vedo l’ora che esca. Non vedo l’ora di trasmettere quanto godo io a sentire certe sonorità’, certi testi. Non voglio avere dei Fan, voglio avere dei complici, magari pochi, ma buoni!
