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Chagall e Iva Lulashi a Vercelli: aprono oggi due grandi mostre

Settanta opere complessive raccontano due universi pittorici, tra memoria, amore, desiderio e libertà.

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Dal 13 ottobre 2026 al 29 marzo 2027, lo Spazio ARCA ospita 60 opere del maestro del Novecento e dieci dipinti dell’artista albanese, in un incontro tra memoria, desiderio e arte contemporanea.

Due generazioni, due linguaggi pittorici e due modi differenti di raccontare l’esperienza umana attraverso l’arte. Da oggi, martedì 13 ottobre 2026, Vercelli accoglie due importanti mostre dedicate a Marc Chagall e Iva Lulashi, entrambe ospitate negli spazi dell’Ex Chiesa di San Marco – Spazio ARCA, dove resteranno visitabili fino al 29 marzo 2027.

Da una parte l’universo poetico e visionario di Marc Chagall, uno dei protagonisti assoluti dell’arte del Novecento, raccontato attraverso 60 opere che attraversano oltre cinquant’anni di produzione artistica. Dall’altra la pittura intensa e contemporanea di Iva Lulashi, artista che ha rappresentato l’Albania alla Biennale di Venezia 2024, protagonista della personale “Sotto quale albero – Beneath Which Tree”.

Un doppio appuntamento che mette in relazione memoria e identità, amore e desiderio, passato e presente, confermando la volontà della città piemontese di rafforzare il proprio ruolo nel panorama culturale nazionale e internazionale.

Marc Chagall a Vercelli: 60 opere per raccontare un maestro del Novecento

La prima delle due esposizioni, semplicemente intitolata “Chagall”, ripercorre oltre mezzo secolo di attività del pittore nato a Vitebsk nel 1887 e scomparso a Saint-Paul-de-Vence nel 1985.

Promossa e organizzata dal Comune di Vercelli e Arthemisia, in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Iannaccone, la mostra è curata da Francesca Villanti e propone un viaggio attraverso le immagini e i simboli che hanno reso immediatamente riconoscibile il linguaggio dell’artista.

Innamorati sospesi nell’aria, animali, acrobati, fiori e paesaggi che sembrano appartenere a un mondo immaginario popolano le sue tele. Dietro quella dimensione apparentemente fiabesca si nasconde però una vicenda personale segnata da rivoluzioni, guerre, persecuzioni ed esilio.

Marc Chagall,
Bouquet de fleurs sur fond rouge

Chagall attraversò alcuni dei momenti più drammatici del Novecento, trasformando la perdita della propria terra e delle proprie radici in una pittura capace di custodire ciò che la storia aveva cancellato.

La sua città natale, Vitebsk, torna continuamente nelle opere, anche dopo la devastazione subita durante la Seconda guerra mondiale. Le case, i ricordi dell’infanzia e le figure della tradizione ebraica diventano così elementi di un paesaggio interiore che accompagna l’artista per tutta la vita.

Le opere di Chagall in mostra allo Spazio ARCA

Il percorso espositivo riunisce 60 opere originali, tra cui alcuni lavori particolarmente rappresentativi della sua ricerca artistica:

  • Villaggio russo (1929)
  • Ritratto di Vava (1953-1956)
  • Gli innamorati con l’asino blu (1955 circa)
  • Gli innamorati su fondo giallo (1960)
  • Il gallo viola (1966-1972)
  • Il clown dal volto verde (1975 circa)
  • Grande mazzo di fiori rosso (1975)

Un ruolo importante è riservato anche agli autoritratti, dall’Autoritratto con la casa del 1922-1923 al Doppio autoritratto con cespuglio bianco del 1978, opere attraverso le quali Chagall continua a interrogarsi sulla propria identità e sul rapporto con il tempo.

La mostra si sviluppa in quattro sezioni tematiche: Il villaggio interiore, La voce che resta, La scena dell’umano e Rifiorire. Ad accompagnare i dipinti sono anche le parole dello stesso artista, tratte dalla sua produzione poetica in russo e yiddish, successivamente raccolta in Poèmes. Un dialogo tra pittura e poesia che permette di approfondire il rapporto tra memoria, amore e fragilità dell’esistenza.

Chagall e la pittura italiana del Novecento

Ad arricchire l’esposizione è una sezione curata da Daniele Fenaroli, dedicata ad alcuni protagonisti della pittura italiana tra la fine degli anni Venti e gli anni Quaranta. Le opere, provenienti dalla Collezione Giuseppe Iannaccone, comprendono lavori di artisti come Antonietta Raphaël, Scipione, Fausto Pirandello, Renato Birolli e Italo Valenti.

Non si tratta di un confronto diretto con lo stile di Chagall, ma di un accostamento che evidenzia una sensibilità condivisa: la ricerca di una pittura capace di superare la semplice rappresentazione della realtà per restituire emozioni, inquietudini e visioni interiori.

Un modo per ampliare lo sguardo sull’arte europea del Novecento e sulle differenti strade percorse dagli artisti per raccontare la condizione umana.

Iva Lulashi, “Sotto quale albero”: il desiderio diventa pittura

Accanto al grande maestro del Novecento, lo Spazio ARCA ospita la mostra personale di Iva Lulashi, curata da Daniele Fenaroli e presentata dalla Collezione Giuseppe Iannaccone.

Nata a Tirana nel 1988, cresciuta in Italia e formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, Lulashi vive e lavora a Milano. Nel 2024 ha rappresentato l’Albania alla Biennale d’Arte di Venezia, consolidando la propria presenza sulla scena artistica internazionale.

Iva Lulashi, È invisibile e non si sente l’odore,
2016, olio su tela, cm.24x30x2

La mostra “Sotto quale albero – Beneath Which Tree” presenta dieci tele nelle quali il corpo umano, l’intimità e il desiderio diventano strumenti per interrogare il rapporto tra libertà individuale e giudizio esterno. La sua pittura nasce spesso da immagini recuperate da filmati, fotografie e sequenze cinematografiche. L’artista seleziona momenti apparentemente secondari, gesti sospesi, sguardi e frammenti di situazioni intime, trasformandoli in composizioni dai contorni sfumati.

Le pennellate fluide, i colori intensi e le atmosfere sospese sottraggono le immagini a una lettura immediata, lasciando allo spettatore la libertà di immaginare ciò che è accaduto prima o ciò che potrebbe accadere dopo. Non è tanto la scena rappresentata a contare, quanto l’emozione che riesce a evocare.

Tra desiderio, controllo e libertà: il significato della mostra

Il titolo “Sotto quale albero” rimanda alla vicenda biblica di Susanna, spiata da due anziani mentre fa il bagno e successivamente accusata ingiustamente. Sarà il giovane Daniele a smascherare i due uomini, chiedendo loro separatamente sotto quale albero avessero assistito alla scena. Le risposte discordanti faranno emergere la menzogna. Da questo racconto prende forma una riflessione sullo sguardo, sul controllo e sulla possibilità di difendere la propria identità da chi pretende di giudicarla.

Il curatore Daniele Fenaroli richiama anche Il Palazzo dei sogni, romanzo dello scrittore albanese Ismail Kadare, nel quale uno Stato immaginario raccoglie e interpreta i sogni dei cittadini per individuare eventuali minacce al potere. Un riferimento che trova una particolare risonanza nella ricerca di Lulashi, dove il desiderio individuale si confronta con una dimensione collettiva fatta di sorveglianza, aspettative e convenzioni sociali.

L’allestimento occupa un’unica sala dell’Ex Chiesa di San Marco. Le opere sono disposte su tre pareti e possono essere osservate contemporaneamente, senza un percorso prestabilito. Il pubblico è così invitato a muoversi liberamente tra le immagini, costruendo una propria interpretazione.

Iva Lulashi e Giuseppe Iannaccone: un percorso artistico condiviso

La mostra rappresenta anche un nuovo capitolo del rapporto tra l’artista e Giuseppe Iannaccone, collezionista che ha sostenuto il suo lavoro fin dagli esordi. Il primo incontro avvenne attraverso Art House, progetto fondato a Scutari da Adrian e Melisa Paci per promuovere giovani talenti albanesi.

Nel 2018 Lulashi partecipò alla collettiva Ex Gratia, organizzata nello studio milanese di Iannaccone, segnando la sua prima esperienza espositiva in Italia. Nel 2021 arrivò invece Libere e desideranti, una mostra realizzata a Corniglia, nelle Cinque Terre, che suscitò discussioni dopo la rimozione di due dipinti giudicati troppo espliciti. Un episodio che continua a sollevare interrogativi sul rapporto tra arte, censura e libertà di espressione, temi che trovano spazio anche nel progetto espositivo di Vercelli.

Due mostre, due epoche e un dialogo tra memoria e identità

Pur appartenendo a generazioni lontane, Marc Chagall e Iva Lulashi condividono una particolare attenzione alla dimensione interiore dell’essere umano.

Per Chagall, la pittura diventa uno strumento per conservare la memoria di un mondo perduto, trasformando ricordi, affetti e tradizioni in immagini senza tempo. Per Lulashi, invece, la tela è il luogo nel quale il desiderio può sottrarsi alle definizioni imposte dall’esterno, mantenendo intatta la propria ambiguità. In entrambi i casi, il linguaggio pittorico supera i confini della rappresentazione per raccontare ciò che spesso sfugge alle parole.

La scelta di ospitare le due esposizioni contemporaneamente all’interno dello Spazio ARCA di Vercelli offre quindi un’occasione per confrontarsi con due visioni artistiche differenti, ma capaci di parlare a sensibilità e generazioni diverse.

Chagall e Iva Lulashi a Vercelli: orari, biglietti e informazioni

Le due mostre sono visitabili dal 13 ottobre 2026 al 29 marzo 2027.

InformazioniDettagli
MostreChagall / Iva Lulashi. Sotto quale albero
SedeEx Chiesa di San Marco – Spazio ARCA
IndirizzoPiazza San Marco 1, Vercelli
Periodo13 ottobre 2026 – 29 marzo 2027
OrariMartedì–domenica, 10:00–19:30
BiglietteriaChiusura alle 18:30
Biglietto intero14 euro
Biglietto ridotto12 euro
Informazioni0161 1828171
Emailinfo@arthemisia.it

Per ulteriori dettagli e prenotazioni è possibile consultare il sito ufficiale di Arthemisia

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