Le sale del Palazzo Ducale di Urbino si trasformano nel set del docufilm “Il furto di Urbino”, diretto da Alice Ierinò e prodotto da Wazoo Srl, con Natasha Stefanenko nel ruolo di narratrice. Il progetto ripercorre uno degli episodi più clamorosi della storia dell’arte italiana: il furto avvenuto nel 1975 di tre capolavori del Rinascimento, “La Muta” di Raffaello, “La Flagellazione di Cristo” e la “Madonna di Senigallia” di Piero della Francesca.
Il documentario rappresenta la prima opera del format “Articolo 9”, ideato e scritto da Alberto Gangi Chiodo e Carlo Facente, una serie dedicata ai furti, ai misteri e alle operazioni di recupero del patrimonio artistico italiano. La produzione è risultata vincitrice del bando regionale 2025 della Fondazione Marche Cultura – Marche Film Commission, nell’ambito del piano PR FESR 2021-2027 della Regione Marche.
Natasha Stefanenko: “Qui a Urbino ho sentito un’accoglienza autentica e calorosa”
Grande entusiasmo da parte di Natasha Stefanenko, che guiderà il pubblico attraverso questa affascinante vicenda.
«È un progetto importante e nuovo per me dove racconto il clamoroso furto del 1975 di tre capolavori d’arte, una storia che ha segnato profondamente l’Italia e il mondo intero. È una storia affascinante e poterla raccontare proprio qui, all’interno del Palazzo Ducale, è qualcosa di profondamente emozionante: ogni pietra, ogni sala sembra custodire e sussurrare una sua memoria, una sua propria verità. Un lavoro realizzato con grandi professionisti e con una troupe straordinaria. Qui a Urbino ho sentito un’accoglienza autentica e calorosa: ormai mi sento marchigiana e sono orgogliosa di far parte di questo progetto».
“Articolo 9”, una serie dedicata alla tutela del patrimonio artistico
Il docufilm inaugura un nuovo progetto televisivo che prende il nome dall’articolo della Costituzione dedicato alla tutela della cultura e del patrimonio storico e artistico italiano. Il racconto del furto di Urbino sarà arricchito da ricostruzioni storiche e costituirà il primo episodio di una serie dedicata alle vicende più significative legate alle opere d’arte italiane.
Come spiega il produttore e co-autore Alberto Gangi Chiodo:
«L’idea nasce dall’Articolo 9 della Costituzione che promuovere la cultura a tutela del patrimonio storico e artistico italiano e si inserisce in un progetto piu ampio. Siamo partiti dal furto di Urbino grazie al supporto della Marche Film Commission, con qualificate maestranze marchigiane e con la narrazione di Natasha Stefanenko marchigiana di adozione e soprattutto marchigiana nel cuore. L’opera che vedrà anche delle ricostruzioni storiche di quello che è successo nel 1975 è stata fortemente voluta da Rai Documentari e andrà in onda prossimamente su Rai e RaiPlay».
Un progetto che valorizza il territorio marchigiano
Le riprese si svolgeranno per undici giorni tra Urbino, Cingoli, Montefabbri, Tavullia e Jesi, coinvolgendo in larga parte professionisti del territorio e diversi attori marchigiani.
Il Presidente della Fondazione Marche Cultura – Marche Film Commission, Andrea Agostini, sottolinea l’importanza dell’iniziativa:
«Questo documentario, vincitore del bando della Marche Film Commission, è un progetto profondamente radicato nel territorio: racconta fatti storici accaduti a Urbino, coinvolge per il 90% maestranze locali, si sviluppa interamente nella Regione, tra Urbino, Cingoli, Montefabbri, Tavullia e Jesi per undici giorni di lavorazione e vede nel cast attori marchigiani, come Michele Nardi, Edoardo Filiagi e Rebecca Liberati. Il progetto si inserisce inoltre in una più ampia serie crime dedicata ai furti, misteri e salvataggi dell’arte italiana, con una narrazione affidata a una figura di grande rilievo come “la nostra” Natasha Stefanenko. La distribuzione su Rai Documentari e RaiPlay rappresenta una vetrina straordinaria per promuovere l’identità, la bellezza e il patrimonio di Urbino e dell’intera regione».
Urbino protagonista anche davanti alle telecamere
Presente sul set anche il vicesindaco di Urbino Giulia Volponi, che ha evidenziato il valore culturale ed economico dell’iniziativa.
«È una grande occasione per raccontare e valorizzare la bellezza della nostra città, culla del Rinascimento, portandola all’attenzione del grande pubblico attraverso il format del documentario. Produzioni come questa mettono in luce i nostri luoghi e l’inestimabile patrimonio storico e artistico di Urbino, rafforzandone l’identità culturale. Allo stesso tempo generano un indotto economico concreto, grazie alle troupe che vivono e lavorano sul territorio, attivando una filiera virtuosa di professionalità e servizi. È un esempio tangibile di come l’audiovisivo possa sostenere la promozione e lo sviluppo della città, unendo cultura, economia e grande visibilità nazionale».
Con la futura messa in onda su Rai Documentari e la disponibilità su RaiPlay, “Il furto di Urbino” punta a riportare sotto i riflettori una vicenda che ha segnato la storia del patrimonio artistico italiano, valorizzando al tempo stesso Urbino e le Marche attraverso un racconto che unisce memoria, cultura e divulgazione.

