Dopo duemila anni di silenzio, Fano restituisce alla storia uno dei suoi segreti più affascinanti. Nel cuore della città marchigiana, durante una campagna di scavi archeologici, sono emersi i resti di una grande basilica romana che gli studiosi collegano con sempre maggiore convinzione a quella progettata da Vitruvio, l’architetto e teorico dell’antichità autore del celebre De Architectura.
La scoperta, già considerata di portata eccezionale dalla comunità scientifica, getta nuova luce su Fano in epoca romana, quando la città – l’antica Fanum Fortunae – era un centro urbano strategico e culturalmente vivace. Da secoli gli studiosi cercavano tracce concrete della basilica vitruviana citata nei testi antichi: oggi, per la prima volta, l’archeologia sembra fornire risposte tangibili.
Un edificio monumentale al centro della vita pubblica
I resti individuati raccontano di un complesso architettonico di grandi dimensioni, compatibile con una basilica civile romana: un luogo destinato all’amministrazione della giustizia, agli affari e alla vita politica. Le strutture murarie, l’impianto planimetrico e l’orientamento dell’edificio coincidono in modo sorprendente con la descrizione fornita dallo stesso Vitruvio nel De Architectura, dove l’architetto parla esplicitamente di una basilica progettata a Fano.
Non si tratta di una conferma definitiva, ma di una convergenza di indizi che rafforza un’ipotesi a lungo discussa. Se il collegamento venisse definitivamente provato, saremmo di fronte a uno dei rarissimi esempi materiali riconducibili direttamente all’opera di Vitruvio, una figura centrale nella storia dell’architettura occidentale.
Perché la scoperta è così importante
Il valore del ritrovamento va ben oltre i confini locali. Vitruvio non è solo un architetto romano: è il punto di riferimento teorico per il Rinascimento e per artisti come Leonardo da Vinci, che dai suoi scritti trasse ispirazione per l’Uomo Vitruviano. Ritrovare una basilica che potrebbe essere stata realmente progettata da lui significa colmare una distanza storica tra parola scritta e costruzione reale.
Inoltre, la scoperta contribuisce a ridefinire il ruolo di Fano nella geografia culturale dell’Impero romano, restituendole un’importanza spesso sottovalutata nei manuali di storia.
Uno scavo che apre nuove prospettive
Gli archeologi parlano di un lavoro ancora all’inizio. Le strutture emerse rappresentano solo una parte dell’edificio e le prossime fasi di scavo saranno decisive per comprendere l’estensione completa della basilica e la sua relazione con il tessuto urbano antico. Parallelamente, si apre il tema della valorizzazione: come rendere accessibile questo patrimonio senza comprometterne la conservazione.
Quel che è certo è che la basilica di Vitruvio, da semplice citazione letteraria, torna oggi a essere un luogo reale. Un ponte tra testo e pietra, tra teoria e città, che riporta Fano al centro di una delle scoperte archeologiche più interessanti degli ultimi anni in Italia.