VYBES apre un nuovo capitolo del suo percorso artistico con un brano che invita a riflettere su uno dei temi più discussi e spesso fraintesi della società contemporanea. Da oggi, venerdì 29 maggio, è disponibile infatti il nuovo singolo “Il sesso” (Artist First), una canzone che affronta il tema della sessualità come una delle forme più autentiche di libertà individuale, con uno sguardo diretto, sincero e privo di pregiudizi.
Il brano anticipa il primo album ufficiale dell’artista romano, in uscita il prossimo 19 giugno, un progetto destinato a raccogliere e raccontare tutte le sfumature di un percorso artistico che negli ultimi mesi ha saputo distinguersi per sensibilità, autenticità e attenzione verso temi sociali e psicologici vicini ai più giovani.
In questa intervista VYBES ci racconta la nascita de “Il sesso”, il significato nascosto dietro il brano, il rapporto con la libertà di espressione e le aspettative per il suo primo disco.
“Il sesso” arriva il 29 maggio e anticipa il tuo primo album ufficiale in uscita il 19 giugno: che momento stai vivendo artisticamente e personalmente?
È un momento abbastanza particolare perché sono stato in silenzio per un po’, sia sui social che a livello di uscite, perché volevo mettere idee e pensieri in ordine per il disco; allo stesso tempo, però, non vedevo l’ora di farmi vedere. Sicuramente è un periodo molto prolifico a livello di scrittura: cerco sempre di migliorarmi e di scoprire cose nuove per allargare la mia visione.
Hai definito “Il sesso” un “brano pesante con un vestito leggero”: quanto è stato importante per te affrontare il tema della sessualità senza tabù, parlando di libertà, consenso e dei cambiamenti nel modo di vivere le relazioni oggi?
Volevo affrontare questa tematica da tempo e sono contento di essere riuscito a farlo in questo modo, tanto da farla diventare un singolo. Nonostante il sesso sia un argomento a tratti scomodo o tabù, penso che questo brano sia alla portata di tutti, dai più piccoli ai più grandi: è pura informazione, niente di più, senza mai cadere nel volgare. Vuole rappresentare la libertà al 100%.
Nel testo alterni immagini provocatorie, ironiche e molto intime, citando anche Califano e Raffaella Carrà: volevi raccontare il sesso più come atto fisico o come specchio emotivo e sociale della nostra generazione?
Entrambe le cose: sia in modo fisico e passionale, sia in modo emotivo, come specchio della nostra generazione. Era giusto raccontare entrambi i lati e, soprattutto, farlo con la mia visione artistica e personale.
Nei tuoi lavori c’è sempre una forte attenzione verso temi psicologici e sociali. Pensi che oggi la musica debba anche avere il coraggio di aprire discussioni scomode?
Assolutamente sì. Sono cresciuto con artisti che trattavano tematiche sociali, anche perché l’hip-hop viene da questo… nasce proprio come musica di protesta, anche se io non mi sento particolarmente un rapper. Aprirsi a discussioni scomode è sacrosanto, e soprattutto nel periodo storico di oggi è fondamentale prendere posizione.
Dal percorso ad Amici in poi sembra che tu abbia trovato una voce artistica ancora più definita. Cosa ti ha lasciato davvero quell’esperienza?
Beh, sicuramente l’esperienza con il mercato discografico mi ha fatto capire chi volevo essere e cosa volessi diventare. Tramite le cover che mi venivano assegnate, mi sono accorto che in ogni pezzo rimaneva comunque la mia attitudine ‘sociale’; quindi, una volta fuori dal programma, ho continuato a spingere in quella direzione.
Hai raccontato spesso le tue fragilità, dalla dislessia alla disortografia, trasformandole in forza creativa. Quanto ti ha aiutato la scrittura a costruire la tua identità?
Ma in realtà, già prima della musica, sentivo di avere una forte identità caratteriale. Anche a scuola, tralasciando le mie difficoltà, ho sempre preso una posizione. La scrittura è stata sicuramente una cosa in più, che mi ha aiutato a formarmi al 100%.
Essendo il tuo primo album ufficiale, senti più entusiasmo o pressione all’idea di far ascoltare finalmente un progetto completo al pubblico?
Sinceramente ho un mix di emozioni e in questo momento non so neanche io se sono più entusiasta o sotto pressione. Sicuramente, però, mettere al mondo questo album mi toglierà un forte peso di dosso e mi darà modo di rinascere artisticamente un’altra volta.
Oggi molti artisti della tua generazione puntano soprattutto alla viralità. Tu invece sembri voler lasciare messaggi e immagini che restino nel tempo: è questa la tua sfida più grande?
Io penso che la viralità venga da sé: più viene rincorsa e meno la si ottiene. Per me non è una sfida, è solo essere me stesso. Quando scrivo non penso mai se il brano possa essere virale o meno.
Che tipo di viaggio dobbiamo aspettarci dal disco del 19 giugno? Ci sarà un Vybes ancora più intimo oppure più provocatorio?
Una via di mezzo. C’è una traccia per tutti qua dentro: per chi vuole il testo più ricercato, per chi cerca un brano più leggero, per chi vuole una cosa più hip-hop e anche per chi cerca un pezzo intimo.
Se dovessi descrivere questo primo album con tre parole, quali useresti e perché?
Bilanciato, generazionale, divisivo. Bilanciato perché penso che sia un disco né troppo leggero né troppo pesante, ma un giusto compromesso. Generazionale perché alcune tematiche trattate dentro il disco rappresentano appieno la mia generazione e ciò che è successo nell’arco di questi ultimi anni. Divisivo perché in alcuni brani in particolare – come già in “Il sesso”, “Come ti gira” e altri episodi del disco – esprimo il mio pensiero personale che, come per tutte le cose, può non essere condiviso da un’altra fetta di pubblico che magari la pensa diversamente.
Guardando avanti, qual è il prossimo obiettivo che sogni di raggiungere dopo l’uscita del tuo primo disco?
Il mio obiettivo è fare un live a Roma full band, dove cantare i pezzi del disco e anche brani usciti in passato… Sento il forte bisogno di suonarli e di crearmi una mia dimensione live, sia per rinforzare il rapporto con il pubblico, sia per prendere più dimestichezza sul palco. Un mio piccolo sogno è anche quello di fare una tiratura limitata in vinile, ma proprio perché io per primo ne sono un fan sfegatato.
Intervista di Andrea Alessandrini Gentili
