Luisa Corna torna in libreria con un nuovo progetto dedicato ai più piccoli e al rispetto per l’ambiente. Si intitola “Tofu e l’Isola di Plastica”, è pubblicato da ACAR KIDS e sarà presentato domenica 17 maggio alle ore 16.00 alla Salone Internazionale del Libro di Torino presso lo stand della casa editrice.
Dopo il primo libro che univa scrittura e musica, Luisa Corna prosegue il suo percorso narrativo con una nuova fiaba musicale pensata per accompagnare bambini e famiglie in un viaggio tra fantasia, emozioni e consapevolezza ambientale. Il volume contiene infatti sette canzoni originali, complete di testo e spartito, nate per avvicinare i più giovani al mondo della musica in maniera creativa e coinvolgente.
La storia segue le avventure del giovane extraterrestre Tofu e di sua sorella Seitan che, trasportati da un arcobaleno magico, si ritrovano su un’enorme distesa di rifiuti galleggianti nel mare. I due protagonisti scopriranno presto l’esistenza delle cosiddette “isole di plastica” e, insieme ad alcune creature fantastiche del mondo sottomarino, proveranno a salvare il mare dall’inquinamento.
La struttura narrativa è costruita proprio come un musical: ogni canzone accompagna lo sviluppo della vicenda e contribuisce a raccontare emozioni, incontri e colpi di scena. Grazie ai QR code presenti nel libro sarà possibile ascoltare i brani “Immagina di volare”, “Il cha cha cha dei pesciolini”, “Le principesse del mare”, “Che grande felicità”, “Il perepereppe”, “Il mare canta il rock” e “Amiamo il nostro mare”. Le musiche sono firmate da Antonino Scala, mentre i testi portano la firma della stessa Luisa Corna. Le illustrazioni sono invece realizzate da Fiora Giovino.
Ad accompagnare il libro c’è anche la prefazione di Paolo Ruffini, che scrive: “Forse è questo che fanno le favole belle: non parlano ai bambini, parlano alla parte bambina che abbiamo dimenticato. Quella che crede ancora che ripulire un oceano sia possibile, che l’amicizia salvi, che il mondo si possa aggiustare insieme. Luisa ha avuto il coraggio più difficile: non spiegare, non insegnare, ma guardare. Guardare il mondo dal basso, come fanno le “persone basse”. E da lì, raccontarlo con leggerezza e serietà insieme, come solo le cose importanti sanno essere”.
Luisa Corna racconta anche il legame personale che l’ha portata a scrivere questa storia: “Mi è sempre piaciuto sognare, intendo sognare a occhi aperti. Lo facevo spesso da bambina, poi per diversi anni ho smesso. Da quando vivo al mare, però, qualcosa in me è cambiato. Il mare mi ha insegnato molto. Mi siedo sulla spiaggia e lo osservo in silenzio. Perdo lo sguardo nell’orizzonte, dove tutto sembra possibile e nulla ha davvero un confine. Osservo l’incedere costante delle onde sapendo che è, ogni volta, un nuovo inizio. Ascolto la loro voce: è una musica antica, infinita, che sfiora la riva e misura il tempo. Poi, all’improvviso – chiosa Luisa Corna – mentre sono assorta nei miei pensieri, qualcosa si spezza. La sporcizia di mani incaute rompe quell’armonia. È un dolore profondo, che arriva da lontano e che sale da acque stanche, inquinate. Eppure lui continua. Continua a cantare, a muoversi e a ricominciare. Chiedendo ancora, nonostante tutto, di essere ascoltato”.
A chiudere il volume è un altro pensiero firmato Paolo Ruffini: “Se mentre leggete vi viene voglia di proteggere il mare, o di fare una domanda in più, o semplicemente di tornare a stupirvi… allora questa favola ha già fatto il suo lavoro. E forse, per un attimo, torniamo anche noi capolavori”.

