Un passaggio simbolico, istituzionale ma profondamente emotivo: il cast del Festival di Sanremo 2026 è stato ricevuto al Palazzo del Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un incontro che ha celebrato non solo il Festival, ma il valore culturale della musica italiana.
Guidata dal direttore artistico e conduttore Carlo Conti, la delegazione sanremese – con i big in gara e ospiti d’eccezione come Laura Pausini – ha varcato le porte del Colle in un clima di grande rispetto istituzionale ma anche di sincera partecipazione.

Un Festival che è patrimonio culturale
Nel suo intervento, Mattarella ha ribadito come Sanremo rappresenti molto più di una competizione musicale: è uno specchio del Paese, un rito collettivo che attraversa generazioni, linguaggi e trasformazioni sociali. Un appuntamento che, negli anni, ha accompagnato la storia italiana, diventando parte dell’identità culturale nazionale.
Carlo Conti ha sottolineato la forza e la vitalità della musica italiana, parlando di un settore creativo capace di innovarsi senza perdere radici. Un messaggio chiaro: Sanremo non è solo spettacolo, ma industria culturale, espressione artistica e linguaggio popolare insieme.
Tra istituzione e spontaneità
Accanto ai momenti ufficiali, non sono mancati quelli più informali: sorrisi, strette di mano, selfie e la tradizionale foto di gruppo con il Capo dello Stato. Un’immagine destinata a rimanere nella memoria di questa edizione.
La visita al Quirinale, ormai tradizione per il Festival, assume ogni anno un significato rinnovato: è il riconoscimento istituzionale di un evento che unisce il Paese davanti alla televisione, ma soprattutto è la consacrazione della musica come forma alta di cultura.

La musica come linguaggio comune
In un tempo in cui le divisioni sembrano prevalere, la scena del cast di Sanremo riunito al Quirinale racconta un’altra Italia: quella che canta, che si emoziona, che condivide. Un’Italia che trova nella musica un linguaggio universale, capace di superare barriere e generazioni.
Sanremo 2026 deve ancora entrare nel vivo, ma il suo cammino è iniziato sotto il segno della Repubblica. E forse non poteva esserci cornice più autorevole per ricordare che la musica, quando diventa patrimonio collettivo, appartiene a tutti.