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Il celebre armatore greco Onassis amava affermare che “Ci si deve liberare della speranza che il mare possa mai riposare. Dobbiamo imparare a navigare in venti forti“. Mai come quest’anno i tifosi del Bari sembrano aver fatta propria questa citazione. Neanche il tempo di gioire per l’asta andata a buon fine per poi scoprire che in realtà non si conoscono i nomi dei veri proprietari.

Bari Curva Nord
Facciamo ordine.”Il galletto non canta più” titolavano i giornali lo scorso marzo, quando 106 anni di storia venivano spazzati via dalla sezione fallimentare del Tribunale di Bari, accogliendo la richiesta di auto fallimento della società, ponendo così fine all’era dei Matarrese (proprietari della squadra dal 1977). Solo qualche giorno fa, dopo poco più di 60 giorni dal fallimento, l’ex arbitro Gianluca Paparesta si aggiudica l’asta per l”acquisizione dell’FC Bari 1908 per circa 4,8 milioni di euro Fuori dall’ufficio del notaio dove è stato perfezionato l’acquisto, centinaia di tifosi hanno manifestato tutto il loro entusiasmo, festeggiando lo stesso Paparesta che con la sciarpa biancorossa al collo ha dichiarato «Abbiamo firmato oggi l’acquisto di un bene importante per tutta la città, un simbolo in cui si identificano tifosi e cittadini. È stato compiuto e coronato un passaggio nella storia della città. Spero che questo entusiasmo prosegua anche nelle prossime stagioni». Ok ma di chi è la proprietà? Si perché l’ex arbitro coinvolto nello scandalo Calciopoli (poi assolto, poi nuovamente coinvolto e patteggiato di fronte alla Commissione Disciplinare), non ha voluto e potuto rivelare alcun nome dei reali proprietari della cordata di cui è a capo.
Mentre il mistero si infittisce spuntano però due nomi di società, la Mp & Silva e la Infront Italy, le quali stando allo stesso Paparesta «hanno acquistato l’opzione per i diritti di sfruttamento dell’immagine, commerciali e televisivi. Anche grazie alla cifra che hanno dato è stato possibile mettere insieme il denaro necessario per partecipare all’asta». Si parla di sponsorizzazioni, organizzazione di partite amichevoli all’estero e diritti di un futuro Official Channel del club. Roba seria insomma. Da club di Premier League come l’Arsenal (di cui proprio la MP & Silva è media partner).

Pallone scoppiato

Chi sono la Mp & Silva e la Infront Italy? La Mp & Silva come riportato nel sito e su Wikipedia è una società  che possiede, gestisce e distribuisce diritti media sportivi. Il portafoglio della società, nata nel 2004 e con sedi in 18 paesi nel mondo, comprende i principali eventi internazionali sportivi,  principalmente legati al calcio, al tennis e diritti televisivi degli sport motoristici. I principali azionisti sono due italiani Riccardo Silva e Andrea Radrizzani. Riccardo Silva è considerato uomo vicino ad Adriano Galliani nonché proprietario di Milan Channel. La scorsa estate la Mp & Silva è salita alle cronache per via del polverone  circa la cessione dei diritti esteri della Serie A (per chi volesse approfondire clicchi QUI).

La Infront Italy nasce invece in Italia nel 2006 quando, come spiegato nel loro sito “il Gruppo internazionale Infront Sports & Media AG, con sede a Zug in Svizzera, acquisisce il 100% di Media Partners, già incontrastata leader di mercato dal 1995, anno della sua fondazione per iniziativa di Marco Bogarelli”. La holding madre, appunto la Infront Sports & Media AG vede come amministratore delegato il nipote del Presidente della Fifa Blatter. Il conflitto d’interessi non ha sede solo in Italia!

Cosa c’entra Infront Italy con Mp & Silva? E perché pur occupandosi del medesimo settore compaiono all’unisono nell’acquisizione dei diritti commerciali  del nuovo Bari targato Paparesta & Ignoti? Non è dato saperlo. Quello che si sa è che Marco Bogarelli, uomo forte di Infront Italy è un ex socio di Riccardo Silva. Probabilmente hanno fiutato nell’operazione “Bari” una sicura opportunità di business.
Faccio però l’avvocato del diavolo. Perché scegliere proprio Bari? Quale appeal può avere un club di serie B, che per quanto glorioso e con un bacino di tifosi ampio  (è la nona città d’Italia per numero di abitanti a cui vanno aggiunti i tanti baresi sparsi ne mondo), non possiede alcuna esperienza internazionale (esclusa la vittoria della Mitropa Cup conquistata nel 1990)? Per quale motivo i nomi dei veri proprietari sono da tutelare? Chi c’è dietro all’operazione? Un fondo d’investimento? Di sicuro una cosa è certa. Mp & Silva e Infront Italia nonostante le dichiarazioni di facciata e le smentite di sorta ben conoscono il/gli proprietario/i del nuovo Bari, altrimenti non si spiegherebbe la fretta di firmare accordi commerciali prima ancora che Paparesta perfezionasse l’atto di acquisto dal notaio.

Attenzione! Le mie considerazioni non vanno intese in un’ottica di ridimensionamento del Bari, della città e dei suoi tifosi, per il quale nutro il massimo rispetto. Vanno semplicemente interpretate quali maturazione di un ragionamento compiuto al netto di ogni giudizio che un tifoso farebbe di pancia e di cuore. Giusto per chiarire, la Infront Italy nella giornata di oggi ha annunciato l’accordo per la commercializzazione delle sponsorship a livello europeo e la corporate hospitality dell’F.C. Internazionale di Thohir. Si tratta di un accordo commerciale raggiunto con un club di respiro internazionale e non con una società appena uscita da un fallimento. È come se la vostra preoccupazione per una casa appena crollata sia quella di stipulare il contratto con la pay tv! E’ logico quindi domandarsi quali interessi si celino dietro all’operazione realizzata con il nuovo Bari. O per lo meno accoglierla con il beneficio del dubbio, vista la mutazione che sta avvenendo nel mondo del calcio manageriale da un decennio a questa parte. Ci sono tanti e troppi casi di operazioni speculative d’assalto che hanno visto protagonisti club di tutto il mondo. “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” recitava un vecchio adagio (ma c’è chi l’attribuisca ad Andreotti), ma spero vivamente che questo non sia il caso.
A quali operazioni speculative mi riferivo? Ad esempio a quelle che si stanno realizzando in Portogallo (modello di finanza d’assalto esportati dal Sudamerica) da qualche anno. Il Belenenses, come raccontato egregiamente da Pippo Russo nel suo libro “Gol di rapina” è stato infatti il primo caso di club a finire sotto il controllo di un fondo d’investimento (tanto cari a Blatter zio e osteggiati da Platini Presidente UEFA) specializzato in calciatori. O come l’Estoril Praia (serie B portoghese) che dal 2000 è sotto il controllo di “soggetti portatori d’interessi promiscui” come la Traffic Sports. Chi è Traffic Sports? Come ci racconta Russo è una holding brasiliana il cui obiettivo è sviluppare al massimo grado ogni potenzialità commerciale dello sport, e segnatamente nel calcio. Tra i tanti interessi ha recentemente allargato il business ai diritti economici dei calciatori, detenendo ad esempio quello degli ‘italiani’ Hernanes e Felipe Anderson (entrambi alla Lazio) e il colombiano Maicosuel dell’Udinese. Ma veniamo al dunque. Perché una holding con interessi internazionali come Traffic Sports dovrebbe acquistare un club della serie B portoghese come l’Estoril? Ce lo spiega sempre Pippo Russo:

“Per favorire la circolazione e la compravendita di calciatori posti sotto controllo del soggetto stesso, o di altri soggetti alleati. Il calcio è un mezzo per realizzare affari i cui benefici vanno a investitori esterni, i calciatori sono merce da possedere e scambiare per realizzare utili e non per ragioni di carattere tecnico-agonistico e i club hanno la sola funzione di smistare atleti e di fare da strumento per speculazioni d’ogni tipo anziché essere il capitale sociale d’una comunità tifosa.”

Perché il caso di una squadra portoghese di serie B dovrebbe interessare pure il nostro campionato? Perché rappresenta un modello di business che sta lentamente divorando il calcio. Club di prima o seconda fascia in tutta Europa sono chi più chi meno alle prese con una crisi senza precedenti. Per non parlare dei fallimenti già avvenuti o di quelli che non potranno mai avvenire perché “Too big to fail!”. Si parla sempre di più a tal proposito di economia parallela legata al mondo del calcio, proprio perché “gli interessi dei nuovi investitori relegano la dimensione sportiva e agonistica del calcio ad un livelli inferiore rispetto alla dimensione finanziaria. Lo scopo non è più produrre prestazioni sportive e risultati, ma far fruttare soldi portati dentro il calcio e da riportare fuori dal calcio raddoppiati o triplicati”. Il recente caso Neymar acquistato dal Barcellona, la cessione del Corinthians a nuovi proprietari oscuri o la triangolazione per la cessione di Higuain dal River Plate al Real Madrid passando per poche ore al Locarno dovrebbero suonare come campanelli d’allarme per tutti gli appassionati di quello che oggi è ormai l’ex gioco più bello del mondo. E comunque #amalabari

di Andrea Alessandrini Gentili @alessandrinigen

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